Gianni Lee è il possibile erede di Jean-Michel Basquiat? Nel 2018 questo giovane e talentuoso artista proveniente da Philadelphia è stato definito il “Basquiat dei giorni nostri”. Siete d’accordo?

 Gianni Lee nasce nel West Philadelphia e studia Communication & Broadcasting presso la Temple University. Terminati gli studi decide di trasferirsi nella West Coast, a Los Angeles. Lì inizia a sviluppare la sua attività professionale nel mondo della moda – oggi è fondatore del brand Babylon Cartel indossato da personaggi quali Rihanna, Kelly Rowland, Jaden and Willow Smith e molti altri volti noti. Oltre alla passione per la moda (ricordiamo anche le sue collaborazioni con Nike e Fendi) Gianni Lee è un amante della musica ma soprattutto dell’arte. Se alla musica si avvicina in tenera età, all’arte Gianni Lee ci arriva più tardi, per la precisione due anni fa. Nel 2017, durante un Dj Party al Regent Theater di Los Angeles, Gianni venne arrestato con l’accusa di aver aggredito un uomo ad una festa cinque mesi prima. Come spesso accade, l’accusa non poteva sussistere, poiché l’avvenimento non era mai accaduto. In seguito a tre giorni in carcere, iniziò un difficile periodo di depressione, dal quale uscì grazie all’arte, sfogando la sua rabbia e il suo dolore attraverso la pittura e la street art.

L’arte di Gianni Lee

I lavori di Gianni Lee diventano un modo per esprimere i propri sentimenti e il proprio pensiero su determinate problematiche, come le questioni sociali in America, il suicidio, la paternità, il razzismo, il capitalismo, la malattia e molto altro. I soggetti rappresentati sono per lo più scheletri (vi ricorda qualcuno?) realizzati con pennellate di colore nero e spray rosa fluorescente. Le sue tele diventano i bidoni della spazzatura, i muri, le strade, edifici abbandonati e qualunque superficie attiri la sua attenzione. Le figure sono minimal ed essenziali, con chiara allusione ai soggetti di Keith Haring e allo stile di Jean-Michel Basquiat.

 

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Perchè Gianni Lee dovrebbe essere il nuovo Basquiat?

Gianni Lee e Basquiat hanno molti punti in comune: ad esempio, entrambi hanno fatto musica e sono approdati al mondo della moda. Come il suo predecessore, Lee non vuole mettere alcuna firma sulle sue opere e vorrebbe essere riconosciuto principalmente per il suo stile. Un altro punto in comune è l’affrontare tematiche di rilevanza sociale e all’ordine del giorno, come la questione razziale, il rapporto tra comunicazione e tecnologia, il capitalismoPersino il repertorio figurativo e coloristico di Lee richiama l’universo pittorico di Basquiat: basti pensare alle figure stilizzate, ai richiami alla cultura afroamericana, l’iconografia dello scheletro e l’utilizzo del colore nero in netto contrasto con tinte accese e vivaci.