Sky Arte continua a mettere a disposizione di tutti il proprio palinsesto, gratuitamente in streaming.

Sono molte le novità che ci attendono ogni giorno su Sky Arte, disponibili gratuitamente anche per i non abbonati. Se si è appassionati di arte e di arti, in generale, bisogna approfittare di questo momento in cui all’orizzonte si intravede un difficile ritorno alla normale fruizione di mostre, concerti, spettacoli teatrali e film al cinema.

 

Nel catalogo di Sky Arte, uno degli ultimi arrivi da prendere in considerazione è Munch l’inferno oltre l’urlo, che racconta, come mai era stato fatto prima,  la travagliata vita dell’autore del dipinto “L’Urlo”. Il documentario non manca di sottolineare, con un pizzico di polemica, come nonostante l’artista sia considerato uno degli innovatori dell’arte pittorica, nella sua nazione, non solo in vita ma anche dopo la sua morte non sia stato trattato con il rispetto che meritava. Munch aveva lasciato più di mille dipinti e circa 20.000 stampe e schizzi alla città di Oslo e nonostante siano passati più di 150 anni dalla sua nascita e 75 anni dalla sua morte, solo ora dopo molte polemiche, si è costruito un posto  sicuro per il lascito dell’artista. Infatti l’altro aspetto interessante del documentario è il racconto dei molti tentativi di furto ai danni delle opere di Munch. Oltre “l’Urlo” si ha modo di scoprire altre opere meno conosciute ma altrettanto interessanti, opere che hanno spesso procurato all’autore scherno e minacce di denunce, dipinti divisivi ma capaci di rappresentare l’ansia dei suoi contemporanei e le donne in maniera nuova e rivoluzionaria per l’epoca. Quegli anni bui culminarono nella catastrofe della seconda guerra mondiale. Eppure come si sottolinea nel documentario Munch sperava che l’arte, cui ha dedicato tutta la vita, tanto da arrivare a dire di sé “credo di essere fatto solo per i quadri” , potesse portare un bagliore di speranza: “All’interno della mia arte c’è il bisogno e il desiderio di portare la luce nelle tenebre per me e per l’umanità”.

 

Un altro documentario da recuperare è Christo – Walking On Water per la regia di Andrey Paounov. Il film racconta la genesi, mai termine fu più appropriato, di “The Floating Piers” il sogno a lungo accarezzato dalla coppia Christo e Jean Claude di realizzare un’opera d’arte che regalasse l’esperienza di camminare sull’acqua. Siamo nel 2015, tra New York e il Lago di Iseo e il documentarista segue l’artista di origini bulgare e il nipote Vladimir (assistente-factotum) dalla progettazione alla difficile realizzazione dell’opera d’arte, passando per il reperimento dei materiali, per i rapporti con politici locali e per i responsabili della sicurezza. E poi seguiamo le vicende metereologiche, fondamentali per un’opera come “The Floating Pier”, perché ne determinavano nel giro di poche ore ora “il successo” ora “l’insuccesso” della camminata sull’acqua. Per chi è riuscito a vivere quell’esperienza, vedere questo documentario è un piacevole deja vù con lo svelamento del “dietro le quinte”. Per chi invece non ha potuto camminare sull’acqua in quei giorni, potrà percepire la sensazione di stupore che molti hanno vissuto.  Non importa se esperti o meno, estimatori o detrattori dell’artista: quell’esperienza è riuscita a creare qualcosa di veramente unico e indimenticabile.

Grazie a Sky Arte potete partecipare con le vostre emozioni, e non solo, ad un progetto che è anche diventato un film dove l’arte è coprotagonista di una storia emozionante e i cui veri protagonisti sono un papà e suo figlio. Il documentario si intitola Tommy e l’asta dei cervelli ribelli, per la regia di Massimiliano Sbrolla, ed è il racconto di un’avventura immaginata e vissuta dal giornalista Gianluca Nicoletti. Dopo aver scoperto che suo figlio Tommy, quando dipinge riesce a far apparire sulla tela un mondo di cose che non riesce a far emergere con le parole, Nicoletti decide di aprire un atelier dove si può dare spazio al talento di Tommy e dei suoi amici e di trasformare finalmente un passatempo in un’attività capace di far guadagnare qualcosa. Il futuro di Tommy, infatti, deve essere diverso da quello che la società vuole disegnargli attorno: Tommy e i suoi amici possono trovare una strada diversa dall’assistenzialismo o dall’essere lobotomizzati. Basterebbe davvero poco per dare ai cervelli ribelli, alle anime non convenzionali un posto nel mondo dove la strabordante creatività possa venir fuori e non restare tappata dalla banalità della normalità. Per dar vita a questo atelier artistico Nicoletti, stanco delle solite e irrealizzate promesse, pensa di invitare i suoi amici e i suoi conoscenti a mettere a disposizione memorabilia, cimeli, gadgets da far battere ad un’asta. L’artista Omar Galliani, Elio delle Storie Tese, Alvaro Vitali e molti altri hanno partecipato al progetto condividendo qualcosa. Inoltre sono stati coinvolti anche gli ascoltatori del programma di Nicoletti in onda su Radio24 che hanno regalato oggetti eclettici, che con le opere d’arte di Tommy, sono andati all’asta grazie alla casa CAMBI di Genova. Il ricavato sarà utilizzato per accendere e tenere in vita l’atelier di Tommy. Riusciranno i nostri eroi a raggiungere la loro meta? A quanto pare non si fermeranno davanti a nulla.

Tra i documentari da non perdere assolutamente, per chi crede che l’arte sia soprattutto un approccio alla vita, c’è FAME di Giacomo Abruzzese e Angelo Milano. Ambientato a Grottaglie, in provincia di Taranto, il film racconta la nascita del Festival “Fame” nel 2008 ad opera di un giovane annoiato appena tornato dalla sua esperienza universitaria bolognese che invitò in Valle d’Itria alcuni tra i più interessanti street artist italiani e non, che ospitati dalla famiglia di Angelo (anche loro protagonisti del documentario), regalarono ai vicoli e ai tufi della cittadina pugliese alcune delle loro opere d’arte. Above, Blu, Erica Il Cane, JR, ETHOS, Sam3 tutti concorsero  alla riuscita di un festival che diventò in pochi anni un happening dell’arte unico nel suo genere (tutti gli artisti lo confermano nei titoli di coda). Partito in sordina, senza patrocini o permessi delle amministrazioni comunali, il festival attirò di anno in anno un pubblico sempre più attivo. Anche la città rispose all’appello della street art e come confessa lo stesso Angelo Milano l’obiettivo che si era prefissato di “fare di una città un interlocutore e non solo il pubblico” dell’evento, fu perfettamente raggiunto. Mentre guarderete il documentario sarete presi dall’impeto di prenotare per partecipare alle prossime edizioni del festival ma alla fine scoprirete che all’apice del successo e per non rischiare di essere circondati da troppo consenso, Angelo Milano decise di chiudere i battenti  e far rivivere agli appassionati d’arte lo spirito di quelle estati pugliesi solo attraverso le immagini più significative di quei giorni condensate  nel documentario.

Per gli art-addicted incalliti c’è anche un film di animazione da non lasciarsi sfuggire: Ruben Brandt, il collezionista diretto dallo sloveno Milorad Krstić e presentato qualche anno fa al Festival di Locarno. Ruben Brandt è un famoso psicoterapeuta con un segreto che si porta dentro: ha subito da piccolo un grande trauma a causa di suo padre che lo usava come cavia per esperimenti sfruttando le opere d’arte. “I miei incubi stanno diventando sempre più forti; i personaggi delle opere d’arte continuano ad attaccarmi” afferma ad un certo punto all’inizio del film. Infatti da adulto l’arte è diventata la fonte dei suoi incubi peggiori. Fedele alla sua regola “possiedi i tuoi problemi se vuoi domarli” come terapia immagina di commissionare dei furti  delle opere che gli generano paura così possedendole potrà liberarsi finalmente dalle sue ossessioni. Assolda quattro dei suoi pazienti, tra cui  la cleptomane d’arte Mimi, che lo aiuteranno a procurarsi   tredici opere dai più importanti musei del mondo:  dal MoMA al Louvre, della Tate agli Uffizi, dall’Ermitage al Musee d’Orsay. Tra i più importanti capolavori della storia dell’arte di cui sente la necessità di possesso ci sono Double Elvis di Warhol, la Venere di Botticelli, Olympia di Manet e l’Infanta Margherita di Velasquez. Non sarà facile per nessuno portare a termine i proprio intenti perché sulle loro tracce c’è il detective privato Mike Kowalski cui bisogna prestare molta attenzione considerato che ha qualcosa in comune con Ruben. Il film d’animazione  è una piacevole sorpresa per gli occhi e per la mente e non mancherà di stimolare la propria cultura artistica, tra citazioni visive ispirate ad esempio a De Chirico e Picasso ma anche riferimenti cinematografici e letterari.  Occhio ai titoli di coda, sarebbe un peccato perdere tutti i riferimenti artistici e cinematografici disseminati nel lungometraggio. Per gli appassionati di arte pensare che alcuni capolavori potrebbero sparire è un vero incubo ma forse tutta questa storia è solo un sogno che non si avvererà mai. Fortunatamente.