“Il virus sembra un’ottima scusa per pensare in piccolo, evidentemente la giusta dimensione, la misura naturale per tanti creativi di casa o casetta nostra”. In un recentissimo articolo il Giornale ha speso  parole agghiaccianti rivolte al settore dell’arte e agli artisti in difficoltà.

Che l’informazione sul mondo dell’arte, tanto meno sulla scena contemporanea, non fosse il cavallo di battaglia del quotidiano diretto da Alessandro Sallusti, lo sapevamo bene. Dubito che qualcuno di voi divorasse pagine e pagine de il Giornale alle ricerca delle ultime novità dal settore. Nessuna polemica, intendiamoci: non è certo questo il ruolo del quotidiano in questione.  Non poteva tuttavia non saltarci all’occhio un articolo, pubblicato ieri (14/05), che si presentava come analisi della situazione dell’arte ai tempi del Covid. Di quelli, per intenderci, che hanno scritto davvero tutti. Titolo scelto: “L’arte ai tempi del Covid? È diventata microscopica”. Si parlerà di un sistema, quello dell’arte, fragile, di come la pandemia rischi di metterlo in ginocchio, di far crollare l’interesse e la visibilità verso artisti, gallerie, fondazioni… ? Ma che! L’articolo è di fatto una stramba critica alla produzione artistica in genere. Dove il focus verte proprio sulle “dimensioni” delle opere prodotte durante la quarantena (siamo seri?), tentando di spiegarci che il grosso problema del settore, in questo critico momento, siano gli “artisti da divano, i pittori-scultori-installatori che aspettano l’assistenza governativa e intanto miniaturizzano vocazioni già non gigantesche. Se per riempire il frigorifero si necessita dei 600 euri dell’Inps…”

Rimaniamo sbalorditi. Seguendo il filo logico della delirante riflessione, la pandemia avrebbe spinto gli “artisti da divano”, pigri per natura, a rimpicciolire ulteriormente le loro opere (WTF?!) in attesa del bonus economico dello stato, danneggiando di fatto un sistema già poco interessante. “Il virus sembra un’ottima scusa per pensare in piccolo, evidentemente la giusta dimensione, la misura naturale per tanti creativi di casa o casetta nostra.” 

Non mancano le considerazioni sui grandi maestri contemporanei, a quanto parte elogiati dalla critica internazionale esclusivamente per le grandi dimensioni delle loro opere: “Chi conoscerebbe Christo se, anziché sul lago d’Iseo, avesse steso una passerella colorata sulla piscina di casa?”, “quella di Georg Baselitz è pitturaccia ma è 280 x 450 cm”, e molto altro ancora. Vi lasciamo, a questo punto, a questa illuminante lettura: il Giornale: L’arte ai tempi del Covid? È diventata microscopica