È la famosa crisi di pianto davanti a un’opera d’arte. Ma c’è molto altro. Scopriamo qualcosa di più sulla celebre Sindrome di Stendhal.

Tutti ne abbiamo sentito parlarle almeno una volta. E probabilmente anche voi, se frequentate amanti d’arte e visitatori abituali di musei e gallerie, conoscerete qualcuno che afferma di esserne stato colpito. Stiamo parlando della celebre Sindrome di Stendhal, una serie di sintomi che colpiscono inaspettatamente un soggetto che si trovi ad osservare un’opera d’arte ai suoi occhi di incommensurabile bellezza. Vertigini, tachicardia, confusione, crisi di pianto… Insomma, la Sindrome di Stendhal, per quanto certo sgradevole per il soggetto colpito, sembra essere la manifestazione dell’immenso potere dell’arte sulla nostra psiche. Ecco qualche curiosità a riguardo.

La storia

David di Michelangelo

Firenze: tardi anni ’70. Uno strano e sempre più frequente fenomeno inizia ad attirare su di se l’attenzione della psichiatra fiorentina Graziella Magherini. Sono infatti sempre di più i turisti provenienti da mezzo mondo a lamentare malesseri vari, dopo essere stati al cospetto di uno dei tanti capolavori d’arte presenti in città. Mancamenti, tachicardia, crisi di pianto e di panico, ansia. Ma anche attacchi di euforia e manifestazioni di estasi. Insomma, un vero delirio. Analizzando oltre 100 casi di turisti colpiti da questi curiosi sintomi, Magherini pose le basi teoriche di quella che oggi conosciamo come Sindrome di Stendhal.

I sintomi più comuni: sei mai stato colpito?

Nel suo “La Sindrome di Stendhal. Il malessere del viaggiatore di fronte alla grandezza dell’arte” Graziella Magherini spiega con chiarezza quali sintomi presenta il soggetto colpito. Esistono 3 diversi casi. Il primo si manifesta con una crisi di panico: tachicardia, difficoltà respiratorie, dolori al torace e sensazione di svenimento colpiscono improvvisamente un visitatore. La seconda è la nota crisi di pianto, che nell’immaginario comune resta la manifestazione per eccellenza della sindrome di Stendhal. Infine, e contrapposta alle altre due, l’improvvisa sensazione di euforia ed eccitazione.

I soggetti a rischio

La sindrome di Stendhal colpisce prevalentemente i viaggiatori solitari. Le condizioni psichiche di un soggetto in viaggio da solo sono generalmente più delicate: trovarsi lontani da casa, confrontandosi con realtà e culture che non si conoscono, così come le difficoltà linguistiche, creano nel viaggiatore un mix tra eccitazione e insicurezza. Nella sua giornata si alternano momenti di nostalgia ad altri di euforia. Insomma, si creano le condizioni per il manifestarsi della sindrome di Stendhal, e trovarsi improvvisamente davanti al David di Michelangelo potrebbe risultare fatale. I soggetti più a rischio paiono essere i maschi, con età compresa tra i 25 e i 40 anni, con un buon livello di istruzione e una spiccata sensibilità all’arte.

Il nome

Stendhal

Questa affezione psicosomatica deve il suo nome al celebre scrittore, Stendhal per l’appunto, che affermò di esserne stato colpito durante un suo lungo viaggio a zonzo per l’Europa. “Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere”. In effetti lo scrittore aveva tutte le carte in regola per esserne colpito: grande amante d’arte e uomo di cultura Stendhal, allora trentaquattrenne, era in viaggio in Italia.