Entrata nella cultura di massa per essere stata la moglie di Lennon, Yoko Ono è molto più celebre che artisticamente conosciuta…

Yoko Ono,  tra le più celebri artiste contemporanee, vera e propria icona del mondo dell’arte e della musica, è entrata nella cultura di massa per essere stata la moglie di John Lennon. È stata definita l’artista famosa più sconosciuta, in quanto tutti conoscono il suo nome, ma in pochi le sue opere e il suo percorso nell’arte.

Credit: Joost Evers/Anefo. Yoko Ono e John Lennon.

È stata la sua influenza a condurre nel modo di porsi del Beatle il seme dell’avanguardia artistica visiva: con lui ad esempio sarebbe stata protagonista di una performance chiamata Bed in tenutasi ad Amsterdam nel 1969, durante la quale i due rilasciarono un’intervista a letto e che avrebbe fatto spettacolo anche del concepimento di un figlio secondo le attese, si trattava di una forma di protesta non violenta per sollevare clamore mediatico contro la guerra in Vietnam. La loro unione è stata il simbolo di un cambiamento generazionale, grazie alle loro battaglie in favore dell’amore libero e la loro volontà di rottura verso i canoni sociali del passato. Nata a Tokio nel 1933 da una famiglia alto borghese, Yoko Ono nel dopoguerra si trasferisce a New York, città nella quale subì il fascino dell’arte contemporanea e dei musicisti di avanguardia. È tra i primi a far parte del movimento Fluxus: associazione di artisti, compositori, designer che negli anni ’60 uniscono diversi media e diverse discipline artistiche lavorando nell’ambito della performance, delle arti visive, della progettazione urbanistica ed architettonica, del design e della letteratura. Il movimento d’avanguardia era molto influenzato da personalità come Marcel Duchamp e da tendenze con una spiccata sensibilità anti-commerciale.

credit: Brandon Carson

La Ono fa ancora oggi parlare di sé attraverso la propria arte; figura poliedrica e socialmente attiva, cerca attraverso la sua attività di diffondere messaggi di pace e di rispetto dei diritti umani. L’attenzione per il sociale è un punto fondamentale della sua ricerca, è molto attenta alle disuguaglianze in particolare a quelle di genere. Le sue opere degli anni ’60 mostrano un interesse spiccato verso il movimento femminista; il suo atteggiamento espresso attraverso i lavori avanguardisti, incarna perfettamente lo spirito di ribellione e di fermento culturale di quegli anni. Yoko Ono è stata tra i primi artisti ad esplorare l’arte concettuale e la performance artistica, la sua attività innovativa abbraccia vari settori dell’arte, della musica, della letteratura e dell’intrattenimento. Nel 1965 una sua celebre performance è stata Cut Piece durante la quale l’artista seduta al centro di una sala della Carnegie Recital Hall di New York, permette agli spettatori di tagliare a brandelli i propri vestiti fino a rimanere quasi nuda. La perfomance mira a mostrare come il corpo della donna viene percepito nell’opinione comune contemporanea cercando di annullare la barriera che divide artista e fruitore dell’arte, tema caro agli esponenti della neonata Body Art. Al 1966 risale invece l’opera Apple in cui l’artista espone una mela verde al di sopra di una teca in vetro, lo status di mela è rappresentato da un’etichetta posta sul frutto stesso, presentato nella sua semplicità di oggetto naturale; un’operazione questa che anticipa il lavoro dell’arte concettuale e che riprende l’interesse di Magritte per le etichette. Tra 1964 e il 1972 Yoko Ono produsse una ricca serie di film sperimentali, proseguendo nel contempo la sua carriera di musicista. Tra i suoi progetti più recenti si ricordano My Mommy Was Beautiful del 2004, in cui l’artista aveva fatto distribuire per le vie di Liverpool, la città natale di John Lennon, dei volantini e striscioni con le immagini di un seno e di una vagina. Le istallazioni di queste foto fecero molto scalpore provocando indignazione, la performance ha infatti tanto successo quanto più risulta scandalosa e dissacrante, ma l’artista si è giustificata sostenendo che l’intento era quello di portare le donne alla consapevolezza del proprio corpo; si voleva replicare l’esperienza di un neonato poiché quelle sono le parti del corpo della madre attraverso cui il bambino riceve l’introduzione all’umanità. Molto meno provocatoria e più popolare è stata invece l’iniziativa su scala mondiale del Wish Tree: esposta in Italia alla Galleria Guggenheim di Venezia e al MOMA di New York solo per menzionare alcuni luoghi coinvolti. In questo lavoro l’artista invitava i visitatori ad appendere su un albero un foglietto con i loro sogni più intimi. Yoko Ono da bambina era stata abituata a scrivere i suoi desideri su foglietti di carta che poi appendeva sugli arbusti dei cortili dei templi buddhisti, tale pratica ribadisce il carattere universale e di condivisione tipico della poetica artistica di Yoko Ono. L’albero dei desideri è un’iniziativa che si prefigge di essere una preghiera collettiva che prende forza e linfa vitale dai desideri di tutte le persone, un gesto semplice ma ricco di significati. Nel 2001 l’esposizione new yorkese di una sua retrospettiva quadriennale, dal titolo Yes Yoko Ono, è stata riconosciuta come la migliore mostra museale dell’anno. L’anno successivo invece le sue opere hanno ricevuto la Showhegan Medal e nel 2005 ha ricevuto il Lifetime achievement award un prestigioso riconoscimento alla carriera.