Vi racconto la storia di un artista che racconta favole sui muri; quei muri che rappresentano la sua valvola di sfogo, un modo per estraniarsi dai problemi. Insomma, un vero e proprio diario personale. Stiamo parlando di Zed1.

“All’inizio facevo lettering in strada, dipingevo sui treni, poi le prime convention sui graffiti e sempre più muri in giro per l’Italia, tanto da essere arrivato al punto di avere costantemente una valigia in macchina, pronta all’uso. Nella crew ero quello specializzato negli sfondi, per la mia naturale propensione verso l’aspetto figurativo del writing tanto da trasformare, nel tempo, le lettere da 3d a veri e propri personaggi.  Il 2002 lo considero l’anno decisivo, quello della svolta stilistica, quando dipinsi su tela la mia prima marionetta. Ero a Certaldo, in provincia di Firenze, nella mia città natale durante Mercantia, festa del teatro di strada. Ho ancora vivo il ricordo di un burattinaio che aveva delle marionette bellissime e subito raffigurai un Pinocchio rimasto imbrigliato nel suo stesso filo a rappresentare il rimanere vittime di se stessi e delle proprie scelte. Adoravo e adoro quelle posizioni impossibili e disarticolate in cui posso posizionare mani, braccia e teste per trattare tematiche attuali e atroci ma calate in un mondo immaginario e fiabesco. Da quel lontano 2002 ad oggi tutti i miei personaggi vengono sempre rappresentati come delle marionette”. Introduzione di Tales from the Wall di  Zed1, oggi artista di primissimo piano della scena street italiana.

Zed1, Charge my heart (Miami, 2016)

 

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Questo è Marco Burresi,  meglio noto  come Zed1, lo street artist che dalla provincia toscana porta in giro per il mondo i suoi murales dal tratto inconfondibile. Tra le sue opere più famose non si può non citare Baci di circostanza (Oslo, 2012), Street Fighter (Amsterdam 2013), Adam Sushi (Amsterdam, 2013); ma anche La barca dell’artista (Torino, 2014), Love your master (Cardiff, 2014), Write your flight path (Miami, 2015). Potrei continuare all’infinito ma, per avere un quadro più ampio e completo, vi consiglio di leggere Tales from the Wall, il libro che Zed1 ha scritto nel 2016 per raccontare alcuni  dipinti realizzati tra il 2010 e il 2016.

Zed1, L’amore sbagliato (Dolo 2017)

Le sue opere si distinguono per un’interpretazione unica e provocatoria; i suoi muri raccontano la sua storia, sono il risultato delle sue esperienze e della  sua propensione alla sfida. Davanti ad un muro di Zed il pubblico è chiamato ad un’interazione continua che va dalla riflessione al  gesto.  E’ il caso di Second skin, il progetto che Marco ha pensato durante una notte insonne, quando decise che era tempo di avere interlocutori più profondi e attenti, capaci di emanciparsi da un iniziale giudizio basato sull’apparenza. Da qui la volontà di esprimersi attraverso un doppio registro: quello dell’apparenza del primo strato e quello sostanziale, più profondo e vero nel secondo. A livello pratico Zed doveva fare in modo che il primo strato dipinto si staccasse dal muro gradualmente con la complicità degli agenti atmosferici e dello scorrere del tempo. Fece così degli esperimenti e dopo un po’ si accorse che non solo il tempo e la pioggia andavano ad interagire con il primo strato, ma anche dei ragazzini che toccandolo e strappandolo facevano riaffiorare lo strato sottostante del murales. Fu così che la sua arte divenne un gioco anche per gli altri che sono invitati ad addentrarsi nel mondo dell’artista e a divenire essi stessi parte dell’opera. Un esempio recente di Second skin è stato realizzato a Firenze nella mostra “Art can change the world” organizzata dalla Florence Biennale e Street Levels Gallery in occasione della 82° Mostra dell’Artigianato. Ma possiamo nominarne anche altri, come Morte alla natura (Certaldo, 2012), Sacro e Profano (Poggibonsi, 2012), Legato al tempo (New York, 2013), Organismi geneticamente modificati (Amsterdam, 2013), Frutti della mente (Torino, 2014).

Zed 1, Amore sporco (New York, 2013)

Con un sapiente uso della bomboletta, Zed1 è in grado di ottenere tonalità armoniose come fossero acquerelli: la sua tecnica può essere improvvisa, schizzata, incompiuta, oltre che attenta ai dettagli. Nulla è lasciato al caso: le sue opere sono pregne di significato e colte, con rimandi all’attualità o semplicemente alla  vita. Come Amore Sporco (New York, 2013) per il quale Zed1 non aveva molte idee quando si trovò davanti a due muri spogli a sud di Brooklyn. Due muri della stessa grandezza che si trovavano sulla stessa linea: da qui l’ipotesi che sarebbero stati perfetti per creare un’unica figura, divisa a metà. Il cattivo odore che circolava nel quartiere gli suggerì di dipingere un topo, animale sporco per antonomasia, diviso in due. Da ciascuna parte fuoriuscivano un uomo e una donna, ognuno con l’altra metà della mela in mano. L’idea alla base del muro era quella di rappresentare ciò che più o meno tutti cerchiamo:  la felicità. Infatti “per quanto alle volte la vita possa rivelarsi difficile o maleodorante, come per i miei personaggi, esiste sempre la possibilità di trovare qualcuno con cui essere felici”. Parola di Zed1.

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