Iva Lulashi: “dipingo l’attimo in cui tutto deve ancora succedere”

Caschetto nero e sorriso contagioso, Iva Lulashi è una delle più interessanti tra le artiste internazionali dell’ultima generazione. In lei si mescolano in misura perfetta amore per la bella pittura, istanze contemporanee e una ventata di quel “femminismo femminile” che sembra la cifra più moderna, oggi, delle rivendicazioni di genere. Nei suoi dipinti la femminilità non è mai negata, la sensualità diventa un’arma, un grimaldello per la libertà, e intanto il pennello reclama la bellezza di una pittura densa e intensa, che se da un lato si rifà alla grande tradizione pittorica (dal Rinascimento al post-impressionismo) dall’altro ci ricorda una delle regine dell’ultima Biennale: Paula Rego. 

Chiamata a rappresentare il suo Paese, l’Albania, alla 60° Biennale di Venezia, Lulashi sceglie, ancora, una storia di donne e d’amore. Sognando un mondo dove la libertà sessuale sia per tutti “come bere un bicchiere d’acqua”.

La tua è una pittura potente, calda, pastosa, dove il gesto e il materiale sono importanti, ma al tempo stesso è dichiaratamente contaminata con immagini dalle provenienze più varie, che comprendono anche la quotidianità o i video erotici. Quanto è importante, per te, la pittura di per sé e quanto, invece, conta la narrazione che decidi di innestarvi?

La pittura per me è un mezzo che non porta semplicemente alla rappresentazione di un’immagine e alla sua descrizione: ogni gesto pittorico aggiunge elementi estranianti al frame iniziale e crea una nuova narrazione. Man mano l’opera si evolve, lasciando lo spazio al fruitore per entrarci dentro e interpretarla a modo proprio.

Iva Lulashi, Hai ancora tempo!, 2023, oil on canvas, cm 50 x 70.

Puoi raccontarci più nel dettaglio quali sono le tue fonti iconografiche e come le scegli?

Posso parlare di una reazione a catena, ormai. Inizialmente c’erano delle parole chiave che mi permettevano di spaziare nel web, ma i server al giorno d’oggi memorizzano tutto, quindi ogni volta riprendo la ricerca e mi inserisco al suo interno con esperienze di vita rinnovate. Questo mi permette di portare avanti un lavoro coerente e allo stesso tempo fresco e aggiornato. I momenti che catturo sono spesso attimi di sospensione in cui tutto deve ancora succedere o è appena finito, e la frenesia dell’atto si trasforma in quiete. Un altro elemento che ha una forte presa su di me è quello dei contrasti e delle tonalità, uno specchio del periodo che vivo.

Iva Lulashi, L’osso, la mano, il bosco, 2022, oil on canvas, cm 80 x 100. 

Rappresentare il tuo Paese, l’Albania, alla 60° Biennale di Venezia è un traguardo importante. Come ti sei approcciata a questo progetto e come hai deciso il tema?

Mi sono approcciata al progetto un po’ come faccio con i frame, cercando di portare una continuità agli argomenti trattati, dando poi spazio a ogni piccola sfumatura che man mano si presenta e porta cambiamenti e novità. In questo caso c’è stato uno sviluppo del lavoro in stretto rapporto con lo spazio. Il dialogo con il curatore e con il team di questo Padiglione è stato fondamentale per creare nuovi spunti di riflessione e approfondire ancora di più il linguaggio della mia ricerca sull’intimità

Iva Lulashi, L’invitata, 2021, oil on canvas, cm 87 x 113.

La tua mostra per la Biennale, Love as a glass of water, sarà a quello che ho capito incentrata sul femminile, sull’amore e sul sesso, temi tipici del tuo lavoro. Ti sei ispirata a qualche immagine in particolare? Dove hai cercato i materiali su cui lavorare proprio a questo progetto?

Le immagini sono diverse per ogni opera, le fonti anche. Si tratta sempre di frame catturati da filmati di diverso tipo, solitamente erotici o di pornografia vintage. Questi ultimi mi permettono di indagare l’intimità, che è ciò che caratterizza il mio lavoro, l’oggetto della mia ricerca. E anche del progetto per la Biennale. 

Iva Lulashi, A volte si usciva, 2023, oil on canvas, cm 50 x 50. 

Il titolo prende spunto dalla “teoria del bicchiere d’acqua” della femminista russa Aleksandra Michajlovna Kollontaj, la quale vedeva un parallelismo tra la sete e il soddisfacimento dei desideri sessuali, auspicando una società libera dove una donna – libera – avrebbe vissuto l’amore, e anche il sesso, in maniera semplice: come bere un bicchiere d’acqua. Ritieni che oggi le donne abbiano raggiunto una parità di diritti con gli uomini, anche nelle scelte relative all’amore e alla loro vita sessuale, o pensi che ancora ci sia della strada da fare perché siano realmente percepite come libere nelle loro azioni?

Non credo che le donne abbiano raggiunto una parità di diritti con gli uomini. La strada è lunga e l’avanzamento lento. La libertà è una ricerca continua e le formule per arrivarci sembrano ancora insoddisfacenti. 

Iva Lulashi, VOI, 2020, Oil on canvas, 25 x 30 cm. Courtesy the Artist.

Questa a cui partecipi sarà una Biennale rivoluzionaria, proprio dal punto di vista della percezione del maschile e del femminile, e certamente il tuo lavoro, con la sua grazia capace di grande sincerità, è perfetto per il senso del messaggio che domina la mostra. Ti senti in sintonia? Credi che l’arte, e in particolare l’arte delle donne, possa avere un ruolo nel cambiare la lettura che la società fa dei ruoli?

Mi sento assolutamente in sintonia e, a proposito di formule, credo che la rivendicazione del ruolo della donna nel mondo dell’arte sia una delle più efficaci. L’essere artiste tocca già l’argomento “lavoro” e quindi quello dei pari diritti, oltre a questo permette poi di sensibilizzare sulle tematiche legate all’emancipazione femminile. Nelle mie opere la figura della donna cerca la sua libertà attraverso la sessualità e la sensualità in un percorso che oggi la porta ancora a scontrarsi con i tabù imposti dalla società. 

Iva Lulashi, Lei disse che la logica…, 2019, oil on canvas, cm 100 x 80. 

C’è già qualche progetto, dopo la Biennale, del quale vuoi parlarci?

Ci sono dei progetti soprattutto all’estero che mi daranno modo di portare il mio lavoro a interfacciarsi con un pubblico nuovo, non posso ancora svelare nulla ma sarà sicuramente molto stimolante.

Iva Lulashi, Maschio Angioino, 2022, oil on canvas, cm 221 x 181.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

“Hair” torna in scena: libertà, identità e pacifismo per una nuova generazione. Intervista al regista e al cast del musical cult

Oggi, come allora, esistono ancora tanti Vietnam… e tanti giovani con la voglia di liberarsi dalla schiavitù commerciale della Società. Hair, spettacolo cult fine anni ’60, è più che mai l’ideale manifesto delle nuove generazioni che cantano l’alba dell’era dell’Acquario. HAIR, the Tribal Love-Rock Musical

Artuu Newsletter

Scelti per te

Tra ribellione urbana e spiritualità antica, la pittura avvolgente di Gonzalo Borondo alla 21 Gallery

Dopo Audaci. Dalle avanguardie storiche agli artisti mascherati, l’arte del libero pensiero, mostra inaugurale della sede padovana, la galleria ospita fino al 16 gennaio la personale dell’artista spagnolo Gonzalo Borondo, Porta l’acqua un fuoco fermo, curata da Cesare Biasini Selvaggi

White Entropy: Jacopo Di Cera porta a Malpensa l’immensità silenziosa delle montagne e il loro fragile equilibrio

Ed è proprio grazie al lavoro di Jacopo Di Cera che si spiega ai nostri occhi l’immensità di infinite distese di bianco. White Entropy è il titolo della mostra personale dell’artista, visitabile fino al 31 marzo 2026 presso il PhotoSquare dell’Aeroporto di Milano Malpensa.

Michelangelo e Bologna: il dialogo silenzioso che ha forgiato un nuovo linguaggio scultoreo, a Palazzo Fava

Due momenti di confronto e formazione che hanno avuto un enorme impatto sul divin artista raccontati attraverso un meticoloso percorso espositivo, inaugurato lo scorso 14 novembre e visibile fino al 15 febbraio a Palazzo Fava, grazie al quale possiamo apprezzare il muto dialogo instaurato dal Buonarroti con i rilievi della Porta Magna di San Petronio di mano di Jacopo della Quercia.

Seguici su Instagram ogni giorno