Milano si ripensa? la Missione Cassandra invita alla sostenibilità tra le vie del capoluogo

“Il più grande errore dell’umanità è pensare che qualcun altro salverà il pianeta al posto nostro», si legge nel messaggio, lapidario, col quale Nou Group sceglie di presentarsi per la prima volta al Fuorisalone di Milano, rassegna di eventi che, contestualmente al Salone Internazionale del Mobile, avvolgono la città meneghina durante la Design Week, consegnandole lo scettro di world design capital per definizione”

Con un monito che punta i riflettori su un bivio culturale evidenziato a più riprese in questo tempo inquieto, il prestigioso studio di architettura nato a Viterbo nel 2017 introduce alla sua Missione Cassandra, esperienza itinerante in cui un tram storico proveniente da una città satellite del futuro 2124 si fa allegoria dell’apocalisse ambientale trasportando l’ultimo lembo di terra verde del nostro pianeta; divenendo, anche letteralmente, veicolo certo di speranza (dovremmo perderla?) ma soprattutto premura.

Al suo interno, il bus dal domani ospita una seria di talk multidisciplinari in cui ospiti di alto profilo tra designer (e chi, sennò?), accademici ed esperti ambientali si confrontano sulle tematiche più stringenti in materia ecologica; all’esterno, è una pellicola olografica che amplifica e cala concettualmente il mezzo nella straordinarietà della performance, giocata su due itinerari che, partendo da via Cesare Cantù, assicurano altrettanti percorsi gratuitamente accessibili che toccano i punti nevralgici del cuore di Milano (Cavour, Turati, Garibaldi, Repubblica, Sempione, Cadorna, per dirne solo una manciata).

La Missione Cassandra condensa, insomma, il carattere di Nou, pensata dai suoi fondatori per produrre architettura e ingegneria pubblica e privata in chiave essenzialmente sostenibile, sempre attenta al risparmio energetico. E se attingere nominalmente alla mitologia greca per scomodare Cassandra, profetessa inascoltata, non consegna immediatamente il senso dell’esperienza al vasto pubblico, chiamato a decrittarne i principi ispiratori in un nebuloso paesaggio intellettuale, i dibattiti itineranti pensati dai creatori – pure nell’aura di esclusività evidenziata da alcuni – ottengono di conferire dinamismo a un confronto che trae linfa – io credo – dal virtuoso paradosso: invitare al ripensamento delle proprie abitudini in chiave sostenibile in uno dei contesti urbani più saturi d’Italia, dove indugiare, rallentare e decostruire ancora suonano come attacchi al potere; e farlo da spettatori diretti di quella complessità famelica. In punta di piedi, quindi, la Missione Cassandra cattura Milano con la forza delle idee, a cui il design non fa altro che dare irripetibilmente forma, dimostrando come nella città meneghina tutto sia possibile: evidentemente, anche negarsi. Ma il tempo stringe e quel lembo terrestre dal 2124 porta un messaggio chiaro: WE CAN BE THE FUTURE. 

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