Saype è un vero pioniere delle opere su prato: visti dal cielo i suoi lavori sono incredibili…

Guillaume Legros, in arte Saype è uno dei 30 giovani più influenti al mondo nel campo dell’arte e della cultura secondo la rivista Forbes.

 

 

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Testing with @vflpix some new tricks… What do you guys think of this mysterious mood after sunset? #Saype #aerialphotography #LandArt #EphemeralArtwork #BeyondCrisis

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Lo pseudonimo Saype è generato dalla contrazione delle due parole inglesi “say” e “peace”, in italiano “dì pace”: un invito a invocare la pace. Il suo stesso nome d’arte esplica la natura sociale e benefica della sua arte. L’artista autodidatta franco-svizzero, classe ’89, inizia la sua carriera prestissimo e dipinge soprattutto per strada e su plexiglass asportabili. Da subito Saype dà una forte impronta ecologista alla sua produzione artistica e mostra una naturale vocazione alle cause benefiche ed umanitarie, interrogandosi sempre su temi esistenziali quali la vita sulla terra e le conseguenze del proprio esistere sul paesaggio. Dopo essersi appassionato al graffitismo, Saype si specializza nella pratica della field painting, nata dal connubio tra narrazione, graffitismo e land art. La field painting prende come punto di partenza la necessità di dover agire per mezzo di un intervento diretto all’interno di un territorio naturale. Letteralmente la “pittura su prato” sarebbe erronea definirla come una semplice tecnica, appare invece più adatto concepirla come un vero movimento artistico in quanto portatrice di precise prescrizioni relazionate alla creazione dell’opera, dalla genesi alla successiva realizzazione fino alla sua fruizione.

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Saype è un assoluto pioniere della field painting: le sue opere sono caratterizzate da una forte impronta figurativa. I soggetti vengono abbozzati su un foglio e, in seguito,  trasferiti sull’area di terreno prescelta per mezzo di aerografi particolari pieni di una vernice home-made al 100% biodegradabile, fatta di carbone – per il colore nero – di gesso e proteine del latte – per il bianco. Volti, figure intere e, ultimamente, parti del corpo umano sono i suoi soggetti preferiti. Fra i primi strabilianti lavori del 2016 vi è Qu’est-ce qu’un grand homme? – Cos’è un grand’uomo? realizzato sulle colline a Leysin in Svizzera. Un enorme lavoro che occupa diecimila metri quadrati d’erba su cui è rappresentato un pastore che fuma la pipa. Dopo pochi mesi realizza anche Un Grand Homme et l’avenir – Un grand’uomo e il futuro, sempre in Svizzera, con cui si ribadisce il concetto dell’importanza del nostro comportamento rispetto alle generazioni future. L’artista dipinge due braccia intrecciate, come simbolo di supporto e sostegno contraccambiato. Nel 2019 fa capolino nel Champ de Mars di Parigi Beyond Walls , che raffigura due braccia intrecciate, come simbolo di supporto e sostegno contraccambiato. Al momento ha realizzato opere a Parigi, Andorra, Ginevra, Berlino, in Costa d’Avorio e quest’anno, pandemia permettendo, sarà anche a Roma. Quello di Saype è un viaggio artistico intorno al mondo, con l’intento di ribadire l’importanza di andare oltre i confini geografici per creare catene simboliche di condivisione sociale e culturale nel rispetto delle diversità etniche.

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La sua ultima opera è si chiama “Beyond Crisis” che raffigura una bambina seduta su un prato che guarda l’orizzonte. Tremila metri quadri di opera e le Alpi svizzere a fare da cornice naturale. “Esistono diversi livelli di lettura”, spiega l’artista. “Ma l’idea principale è sfidare il mondo che seguirà dopo la crisi sull’importanza di guardare tutti nella stessa direzione. Come per le altre mie opere, voglio trasmettere una visione ottimista, una certa idea di vivere insieme”. Come succede per le altre sue opere, la sua durata dipenderà dal tempo e dalla ricrescita dell’erba: forse due settimane, al massimo un mese, e scomparirà. In questo modo Saype riflette sulla caducità e la labilità dell’esistenza umana e delle sue azioni, rispetto alla natura e allo scorrere del tempo. Saype, lavorando sul suolo, non vuole danneggiarlo, bensì vuole sollecitare la nostra sensibilità in relazione al rapporto tra natura e società, tra cultura e diversità, rimarcando la fugacità del tempo della nostra vita sulla terra.

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