L’esempio più celebre è sicuramente quello del sorriso della Gioconda,ma esistono anche opere meno illustri che rappresentano un vero e proprio enigma ancora da risolvere. Ecco alcuni esempi.

Ancora oggi molte opere celano arcani misteri e reconditi significati, che logorano storici ed esperti d’arte di fama mondiale. L’esempio più celebre è sicuramente quello del sorriso della Gioconda, interpretato nei più svariati modi possibili da parte di studiosi di tutto il mondo. Ma esistono anche opere meno illustri, contemporanee e preistoriche, che rappresentano un vero e proprio enigma ancora da risolvere. Ecco alcuni esempi.

Stonehenge c. 2500 aC, Inghilterra preistorica

Il monumento preistorico di Stonehenge è uno dei principali misteri artistici che hanno catturato l’attenzione popolare di tutti i tempi. L’enormità delle pietre che sfidano la gravità, sorreggendosi in piedi senza sostegni, ha suggerito infinite speculazioni su come il sito sia stato costruito e per quale scopo. Il religioso britannico del XII secolo Geoffrey di Monmouth affermò, ad esempio, che il mago Merlino (sì, proprio quello di arturiana memoria) creò questo complesso con la magia. Oggi la maggior parte degli studiosi moderni ritiene che Stonehenge, le cui pietre sono state datate al radiocarbonio, sia un sito rituale neolitico all’interno di un complesso sepolcrale che fu probabilmente costruito allineandosi con certi eventi astronomici nel cielo notturno. Tuttavia non esiste nessun documento scritto che prova questa tesi, il che comporta che il reale scopo di questa costruzione è destinato a rimanere un mistero senza tempo.

Maschera di Agamennone, c. 1550-1500 aC, antica Grecia

Soprannominata “la Monna Lisa della preistoria” da Cathy Gere nel suo libro del 2006 La tomba di Agamennone , la cosiddetta “Maschera funeraria di Agamennone” fu scoperta nell’antico sito greco di Micene dall’archeologo tedesco Heinrich Schliemann nel 1876. Schliemann era convinto che il volto impresso sulla maschera fosse quello del mitico eroe greco Agamennone, il re di Micene, che aveva combattuto nella leggendaria guerra di Troia. In tal senso la scoperta della maschera, poteva, a suo avviso, valere come prova del fatto che la mitica guerra di Troia avesse fondamenta storiche. Tuttavia, a quanto pare, Schliemann stava un po’ esagerando. La Società Archeologica Greca smentisce infatti questa ipotesi. La datazione della maschera indica che essa risale a diversi secoli prima del periodo della guerra troiana e quindi del regno di Agamennone. A chi fosse appartenuta questa maschera e dove giacciano le ossa del vero Agamennone rimangono ancora un mistero.

I Moai dell’Isola di Pasqua c. 1250-1500, Cile polinesiano

Quando il navigatore olandese Jacob Roggeveen sbarcò a Rapa Nui (meglio nota come l’Isola di Pasqua nel sud-est dell’Oceano Pacifico) questa contava 1.500-3.000 abitanti e oltre 800 statue monumentali raffiguranti volti umani semplificate. Non si conosce né chi abbia creato i moai (così vengono definite le statue) né tanto meno il loro effettivo significato. Fatto sta che questa rappresenta un’impresa straordinaria, poiché i moai sono alti circa 4 metri e pesano, in media, 14 tonnellate ciascuno. Probabilmente chiunque sia stato a costruirle ha estratto la pietra dal cratere vulcanico Rano Raraku, ha scolpito le statue in loco, e poi le ha trasportate lungo la costa via terra. Sulle modalità di trasporto rimane ancora un punto interrogativo: infatti c’è chi sostiene che fossero state usate delle corde per tirare i moai su tronchi o dispositivi di legno; ma c’è anche chi ritiene che le pietre venissero erette alla cava e fatte dondolare in avanti tirandole con le funi fino alla loro postazione definitiva. Riguardo al significato, secondo l’esploratore britannico James Cook queste statue commemoravano i grandi capi defunti, ma gli studiosi di oggi concordano che questi monumenti nascondano un ulteriore recondito significato.

Banksy, c. 1993-presente, Regno Unito

Sarebbe difficile non fare un cenno al fatto che uno degli artisti viventi più famosi dell’arte di oggi sia totalmente sconosciuto. Sebbene lo street artist Banksy sia attivo fin dai primi anni ’90 – quindi da quasi tre decenni – l’artista ha saputo custodire la sua identità gelosamente, nonostante abbia lavorato a progetti di grande risonanza mediatica come il documentario del 2010 candidato all’Oscar Exit Through the Gift Shop.

Ma abbiamo davvero bisogno di sapere chi è Banksy? Sarebbe importante se Banksy fosse un collettivo o un’artista inglese?

Sulle origini British dell’artista possiamo dire di avere una prova: Banksy è stato infatti premiato nella categoria Arts dei “Greatest Britons 2007” – un one-off award show su ITV, che celebra le persone più creative e di successo provenienti da tutto il Regno Unito.


Villa dei Misteri c. I secolo aC, l’antica Italia

I culti misterici proliferarono nell’antico mondo ellenistico e furono trasferiti e assimilati nella civiltà romana. Nonostante fossero riconosciuti e accettati dai romani, tali culti dovevano mantenersi segreti ed essere praticati solo in cerimonie occulte, di solito tenute in case private. I dipinti murali della Villa dei Misteri di Pompei – conservati dopo l’eruzione del Vesuvio (79dC ) – aiutano gli studiosi a far luce sulle curiose pratiche misteriche. O meglio, dato che la residenza di Pompei in questione ospitava un culto bacchico, quel poco che è rimasto aiuta gli studiosi a conoscere più a fondo i riti d’iniziazione (in particolare gli affreschi  della cosiddetta Room of the Mysteries mostrano alcuni dettagli del rito di  una giovane nobildonna).