GALLERIES TO KNOW | Gian Marco Casini Gallery, Livorno

La Gian Marco Casini Gallery è giovanissima: nata nel 2017, si propone di promuovere l’arte contemporanea a Livorno, organizzando mostre ed eventi atti a promulgare la conoscenza e l’amore per l’arte. Gian Marco Casini mira a creare un centro per l’arte contemporanea che possa essere vissuto quotidianamente dai collezionisti e da chi mostra curiosità per la materia proponendo incontri, possibilità di consultazione dei libri presenti nella biblioteca e dibattiti sull’arte e sul collezionismo.

Gian Marco Casini Gallery, Livorno. Courtesy the gallery

GALLERIA / Una breve presentazione della galleria

La mia è una piccola galleria di una piccola città nata dalla mia passione per l’arte contemporanea ereditata da mio padre collezionista. La mia volontà era quella di partecipare in maniera più attiva proponendo nella mia Livorno artisti più o meno differenti da quelli presentati dalle altre gallerie già presenti. Ovviamente il pubblico al quale mi rivolgo non rimane circoscritto a questa piazza, ma credo che nelle province italiane (in una certa misura anche in Italia) ci sia un forte distacco tra ciò che è realmente l’arte contemporanea e la percezione/conoscenza che hanno di essa le persone. Occorre, per me, un’attività sul territorio atta alla divulgazione. La galleria propone un’alternanza di mostre artisti storici e artisti emergenti.

GALLERIA / La sua è un’idea di galleria nuova e innovativa: ci racconta cosa ha in mente e come si svilupperà il suo progetto?

In merito a ciò che dicevo prima, c’è una parte che più che innovativa definirei necessaria nel mio progetto. Credo che ci siano oggi grandi barriere tra pubblico e gallerie. La mia è un’idea di galleria viva e aperta dove persone più o meno giovani possano avvicinarsi per la prima volta all’arte contemporanea. Quando ho iniziato, circa un anno fa, avevo l’intenzione di creare un posto aperto al dialogo e alla discussione sull’arte, sia dal punto di vista della Storia che da quello del Sistema dell’arte contemporanea. Ho portato in galleria libri e cataloghi molto didattici, attraverso i quali mi sono formato, con l’intenzione di prestarli ai curiosi per farsi una prima idea. A fianco a ciò sto costituendo una serie di talk, incontri, presentazioni di libri e proiezioni atte ad ampliare la conoscenza o a stimolare la curiosità delle persone.

Inoltre ogni mia mostra è accompagnata da un piccolo catalogo di cinquantadue pagine, che ogni visitatore può prendere e che ha la funzione di stimolare la curiosità verso un artista o un particolare momento storico. I testi stampati hanno ovviamente il vantaggio di resistere nel tempo e se non subito potranno servire, a chi li conserva, in futuro. Da qualche anno sono emerse due nuove tecnologie a supporto dell’arte: i social network e i sistemi di e-commerce dedicati.

Io utilizzo i canali social semplicemente per promuovere le attività della galleria, a me hanno dato una grandissima mano, ma ho un’idea di gallerista come di un militante dell’arte contemporanea che deve lavorare sul proprio territorio, o comunque vis-à-vis. Credo siano strumenti più adatti a riviste online e blog che hanno come mission una divulgazione dell’arte a livello nazionale e/o internazionale.

Ho un’opinione un po’ controversa circa le piattaforme di vendita online di opere d’arte: da un lato è impossibile poter apprezzare dal vivo l’opera e, soprattutto per gli artisti contemporanei, si ha una visione molto limitata del loro lavoro; dall’altro offre la possibilità di comprare a persone lontane comodamente da casa. Il mio dubbio è personale, non sarei capace di comprare senza conoscere il gallerista o l’artista, quindi per adesso non ho deciso di aderire.

Un altro aspetto al quale tengo moltissimo è la parte grafica, in tutto ciò che faccio cerco di dare un’identità grafica subito riconoscibile. E’ per me anche un mezzo pubblicitario. Grazie al grande lavoro del graphic designer Enrico Costalli, a partire dal logo della galleria, noi abbiamo deciso di utilizzare il nero su ciano e questa particolare disposizione delle lettere per tutte le altre cose, cataloghi, sito internet, inviti, biglietti da visita.

Philip Corner, Posso Passeggiando ascoltare il mondo come musica. Courtesy the gallery

LIVORNO / Il panorama artistico e il mercato contemporaneo livornese: ce li descrive?

Livorno ha la fortuna di avere due gallerie storiche che hanno presentato artisti veramente importanti. La Galleria Giraldi, aperta nel 1951 da Bruno Giraldi, ha portato a Livorno artisti del calibro di Fontana, Crippa, Schifano, Scheggi, Turcato e molti altri. La Galleria Peccolo, che quest’anno spegne cinquanta candeline, iniziò con i Futuristi per poi passare ad avanguardie come Lettrismo, Situazionismo e Optical Art e a movimenti/esperienze storiche come Poesia Concreta, Pittura Analitica e Arte Concettuale. Roberto Peccolo ha fatto conoscere alla nostra città una grandissima porzione dell’arte contemporanea. In galleria ho sempre con me “35 anni di estetici ed eroici furori” e “La Galleria Peccolo…gli anni ‘70” (Ed. Peccolo Livorno) che raccontano in parte la storia di questa grandissima esperienza e che consiglio a tutti di leggere. Devo ammettere che mi ispiro molto a lui.

Inoltre Livorno ha avuto dal 1974 al 1984 il Museo Progressivo d’Arte Contemporanea che in questo decennio ha raccolto opere di Pascali, Uncini, Castellani, Lo Savio, Agnetti, Alviani, Grignani, etc. Per una città di quasi 160.000 abitanti tutte queste cose dovrebbero far pensare ad un piccolo (per le dimensioni) centro di arte contemporanea e invece no. A partire dalle istituzioni che chiusero il Museo sopracitato, la cui collezione è rinchiusa in qualche stanza del comune e visitabile solo virtualmente, e la discutibile amministrazione del Museo Fattori hanno fatto sì che la crescita dell’arte contemporanea rallentasse. Mostre di “artisti” locali negli spazi comunali hanno dato al pubblico una distorsione di visione dell’arte, secondo me.

Anche le due gallerie, Peccolo e Giraldi, sono rimaste un po’ distanti dalla città soprattutto verso le nuove generazioni. Non è mio compito individuarne i motivi, questa è solamente la situazione livornese a oggi. L’unica Istituzione che propone qualcosa d’interessante è la Fondazione Livorno che ha ospitato recentemente mostre di Chevrier, Campus e Spagnoli.

Come si vede da questo mio breve racconto di arte a Livorno, manca una parte di vero contemporaneo (vero nel senso di recente, cioè di artisti emergenti) che attualmente è relegata a me e alla Galerie 21 di Gianni Schiavon. Due parole sul mercato livornese: come detto, presentare “artisti” locali negli spazi pubblici ha portato ad un collezionismo di arte locale molto fiorente, prima per i post-post-macchiaioli e adesso per i pittori più giovani. C’è uno zoccolo duro di collezionismo contemporaneo ma molto limitato.

ARTISTI / Come avviene la selezione degli artisti con cui collabora? Storicizzati ed emergenti: come tratta queste diverse tipologie di artisti?

Per gli storici mi affido certamente al mio gusto, ma anche alla storia. Scelgo gli artisti che hanno dato un contributo alla Storia dell’Arte che sono vicini alla mia idea di Arte. Nel mio primo anno mi sono fidato di galleristi più esperti: Caterina Gualco di Unimediamodern, gallerista con quarantotto anni di esperienza, mi ha aiutato molto in questa fase per le mostre Fluxus. Mi piace moltissimo stringere partnership con i colleghi, e Caterina mi ha insegnato tantissime cose. Anche a Livorno mi piacerebbe creare delle serate dedicate all’arte contemporanea, magari con quattro inaugurazioni simultanee.

Se la scelta degli storicizzati è più scientifica, analizzandone curriculum, stile e mercato, quella degli artisti emergenti è molto più emotiva. Come dice mio padre m’innamoro degli artisti, quindi c’è sicuramente una parte irrazionale nella decisione. Subito dalle prime discussioni sull’arte intravedo la luce nei loro occhi e la sincerità che mettono nel loro lavoro.

Con gli artisti emergenti devo ammettere che è molto più emozionante. In questo momento mi sento molto spesso con Mauro Panichella (Genova 1985) e Clarissa Baldassarri (Civitanova Marche 1994), con i quali pianifichiamo le mostre e nuovi progetti. E’ un ruolo molto più attivo il mio, mi sento davvero parte della loro crescita, c’è una maturazione simultanea tra noi e spero che il nostro rapporto duri per molti anni. Anche la progettazione della mostra e del relativo catalogo è differente: per gli storicizzati cerco di dare una visione quanto più completa possibile della produzione dell’artista, magari dedicandogli più di una mostra, lavorando soprattutto con opere che già esistono da tempo; per gli emergenti pensiamo alla mostra da diversi mesi prima lavorando attorno ad un progetto e costruendo il catalogo con maggiore libertà.

Infine è diverso il rapporto con i collezionisti. Per gli artisti storici si parla molto più di curriculum e quotazioni mentre per gli emergenti è necessario trasmettere la loro sincerità e la loro passione per ciò che fanno.

Paolo Masi e Gian Marco Casini. Courtesy the gallery

ARTISTI / Che consigli darebbe ai giovani artisti che vogliono proporsi alle gallerie?

Non so, veramente una cosa molto difficile, alcuni artisti livornesi passano da me per dei consigli. Io non credo di poterli aiutare nella parte creativa, cerco solo di indirizzarli dal punto di vista commerciale e di approccio verso collezionisti e galleristi. I miei consigli sono soprattutto tecnici, in merito a quotazioni, supporti da utilizzare, strutturazione di un portfolio, etc.

Come dicevo, prima la sincerità, o per meglio dire l’onestà intellettuale, ci deve assolutamente essere. Un aspirante artista deve prima verificare questo, porsi per prima cosa delle domande fondamentali: sul significato dell’arte e dell’artista e sul perché lo stia facendo. Quando ha deciso di dire, citando Bonami, “Mamma voglio fare l’artista” lo scalino più grande da superare è entrare nel giro delle gallerie.

Sinceramente credo che gli sponsor siano fondamentali, non intendo le raccomandazioni ma gli artisti presentati al gallerista da un collega, da un altro artista, da un curatore o da un collezionista incontreranno meno difficoltà, soprattutto nel primo approccio.

Per chi non conoscesse nessuno nel sistema dell’arte consiglio sempre di presentarsi in prima persona in galleria, magari anticipato da una mail di presentazione. Io voglio parlare con l’artista e sentire ciò che ha da dire senza filtri. Assolutamente non trovo felice un approccio via social, artisti che mandano decine di foto tramite chat di Facebook o Instagram. Secondo me è controproducente.

GALLERISTA / Chi è Gian Marco Casini? Quali sono le difficoltà che un giovane gallerista incontra quando decide di intraprendere la sua strada?

Io ho sempre avuto questa passione latente per l’arte, che si è palesata in maniera predominante sui miei altri interessi a circa ventuno anni, nel 2010-2011. Ho una Laurea Magistrale in Ingegneria Gestionale che per il momento, e spero per sempre, ho deciso di mettere da parte. Da parte lavorativamente parlando, perché mi ha aperto molto la mente grazie ad una visione sistemica di tutte le cose.

Le difficoltà per un giovane si incontrano solamente durante il primo approccio con i collezionisti o con gli artisti, poi tutto procede come per un qualsiasi altro gallerista secondo me.

Il principio del rapporto è forse condizionato dalla mia età, sia in senso positivo che negativo: alcuni mi tendono una mano per la mia giovane età ma poi è mio dovere proseguire il rapporto nel migliore dei modo prescindendo dal numero dei miei anni; al contrario qualcuno in questo primo anno ha cercato di tastare la mia personalità e la mia ingenuità ma poi si è risolto tutto per il meglio.

Credo che un gallerista sia un professionista che come tale deve offrire delle garanzie di ciò che propone: gli artisti ti concedono le loro opere da esporre mentre i collezionisti di danno dei soldi in cambio di opere. Io devo da una parte conoscere l’artista e saper comunicarne l’arte e dall’altra dare assistenza a tutto tondo in fase di acquisto. Quindi l’età non ha alcun ruolo, per me, in merito alla mia professionalità.

Mauro Panichella, installation view. Courtesy the gallery

MOSTRE / Come avviene la scelta delle mostre da presentare? Lavora con dei curatori o è tutto frutto del confronto tra il gallerista e gli artisti rappresentati?

Mio padre colleziona Pittura Analitica da molti anni perciò ho deciso di aprire la galleria prima con Paolo Masi e poi con Giorgio Griffa. Ho fatto questa scelta perché questa è un’arte molto vicina a me e come prime mostre ho voluto esporre artisti che già collezionavo. Questo è stato, secondo me, un messaggio che ho dato di fiducia, in quanto ciò che avrei presentato di lì in avanti sarebbero state mostre di artisti che io per primo adoro.

A questi ho deciso di legare un artista giovane, Lorenzo Taini, che per me riprende alcuni punti della Pittura Pittura. Dopo con la mostra sulla Parola nell’arte ho aperto un’altra mini stagione con le mostre personale di Mauro Panichella e Philip Corner che saranno seguiti da Ben Patterson: Mauro prende molto, in maniera personale, da Fluxus. Cerco di fare dei piccoli cicli nella mia programmazione di mostre. Lavoro molto poco con i curatori, solo per la mostra personale “Ritorno al mondo reale” di Panichella. Henry Martin ha scritto un bellissimo testo per il catalogo di questa mostra. Per Masi e Taini ho fatto io un’intervista agli artisti, mi piace sentirli direttamente parlare del proprio lavoro. Per Philip Corner invece ho scritto io un ricordo di quando ho davvero conosciuto la sua Arte. Sinceramente mi piacerebbe moltissimo lavorare anche con dei curatori ma per adesso non riuscirei a sostenere tali spese.

PROGETTI FUTURI / Quale mostra è attualmente in corso e quale sarà la prossima?

Attualmente ho aperto una piccolissima stagione Fluxus composta da due mostre personali: adesso Philip Corner e ad aprile Ben Patterson anticipate da una mostra collettiva fatta a ottobre sull’utilizzo della parola nell’arte che aveva una sezione dedicata a questa particolare esperienza. Ciò che mi colpisce di Fluxus è il suo carattere intermediale, sia Philip che Ben Patterson sono due musicisti. Durante la mostra di Corner, lui e la moglie Phoebe Neville hanno realizzato una performance il cui video si trova su YouTube mentre per la mostra di Patterson ho organizzato per il finissage una performance, ispirata alla sua musica, del giovane compositore Paolo Tarsi.

PROGETTI FUTURI / Come vede la sua galleria fra dieci anni?

Spero aperta…