Sicuramente già le conoscete. Ma sapevate che sono tutte esposte nel leggendario Museo d’Arte Moderna di New York? Ecco 5 celebri opere d’arte moderna esposte al MoMA.

Non ci sono dubbi. Se state leggendo un blog dedicato all’arte, cosa che effettivamente state facendo, certamente conoscerete le opere di cui stiamo per parlare. Non ci sono nemmeno troppi dubbi sul fatto che conosciate il MoMA di New York, il principale museo d’arte moderna al mondo. Quando parliamo dei capolavori conservati ed esposti al MoMA parliamo, in alcuni casi, di vere e proprie opere iconiche dell’arte moderna. Opere dal valore inestimabile, in termini economici certamente, ma soprattutto storici. Opere che hanno letteralmente fatto la storia dell’arte come la conosciamo, e che avete studiato sui libri di scuola. Perché scrivere questo articolo, dunque? Perché, non so a voi, ma a me fa letteralmente venire i brividi ricordare e prendere coscienza del fatto che questi 5 leggendari capolavori sono tutti sotto lo stesso tetto, al numero 11 della 53ª strada a Midtown, Manhattan. Esiste un modo migliore di spendere 25$, se non acquistare il biglietto d’ingresso alla Mecca dell’Arte Moderna. Sono loro le 5 Opere del MoMA che tutti conosciamo, epici capolavori dell’arte.

Pablo Picasso, Le demoiselles d’Avignon (1907)

 

“Las señoritas de Avignon” de Picasso #marcaespaña #picassomoma

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“Las señoritas de Avignon” de Picasso #marcaespaña #picassomoma

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Il capolavoro di Picasso, un grande olio su tela 244×234 cm, è una delle più celebri opere dell’arte moderna nel suo complesso. Contributo senza pari alla nascita del movimento cubista, “Le demoiselles d’Avignon” resta una pietra miliare dell’intera opera di Picasso. Assolutamente impensabile approfondirne l’analisi in questa sede, ci limitiamo ad un breve aneddoto: Picasso interruppe l’estenuante lavoro sull’opera, dopo un susseguirsi di modifiche e ritocchi durato quasi due anni, abbandonando di fatto il quadro nel suo studio. Pare che chiunque capitasse nell’atelier dell’artista catalano ne venisse letteralmente rapito. Venne allora esposto “incompiuto” nel 1916, sconvolgendo l’intero mondo dell’arte.

Vincent Van Gogh, Notte stellata (1889)

 

Il rapporto tra Gauguin e Van Gogh è senza dubbio uno dei più emblematici della storia dell’arte. In collera con Gauguin, Van Gogh si tagliò un orecchio, donandolo ad una prostituta di Arles. E per causa di Gauguin, o meglio, per la fine del loro controverso rapporto, Van Gogh visse momenti di grande difficoltà emotiva e di instabilità. Ricoverato in manicomio a Saint-Paul-de-Mausole in Provenza, Van Gogh attraversò un periodo di introspezione ed immensa creatività. “Notte stellata”, dipinto poco prima dell’alba del 19 giugno nella sua camera del manicomio, rimane uno dei più grandi capolavori dell’arte moderna.

Salvador Dalì, La persistenza della memoria (1931)

 


Aneddoto divertente quello sulla realizzazione del più famoso quadro surrealista della storia dell’arte: Dalì, costretto a casa da un attacco di mal di testa, si ritrovò a riflettere sullo scorrere del tempo osservando del formaggio molle. In studio giaceva una veduta di Port Lligat da lui realizzata di recente. In preda all’emicrania sempre più intensa, in meno di due ore, Dalì incorporò nel dipinto i celeberrimi orologi sciolti. Il quadro fu acquistato dal MoMA nel 1934 per 350$.

René Magritte, Gli amanti (1928)

 

Reunited with my homies #loveofmylife

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Quando Magritte è solo un ragazzo di 14 anni, la madre si suicida gettandosi nel fiume Sambre, in Belgio. La storia vuole che il cadavere fosse stato ripescato con la testa completamente avvolta nella camicia da notte. Avvenimento che segnerà inesorabilmente l’artista per il resto della vita. Ed ecco “gli amanti”, separati dai rispettivi teli, impossibilitati a toccarsi, a comunicare, che si scambiano comunque un bacio passionale. Un bacio della morte, per un amore prigioniero. Di interpretazioni questo capolavoro ne ha ricevute migliaia, ed altrettante ne riceverà. Non è pensabile trovarne una comune.

Henri Matisse, La danza (1909)

 


Esposta al Salon d’Automne di Parigi nel 1910, l’opera venne inizialmente accolta malissimo. Celebre il disappunto della critica che la definì una “cacofonia demoniaca”  L’olio su tela, di grandissime dimensioni (la base è di quasi 4 metri) è un omaggio dell’artista alla danza, alla musica, al ritmo. Curiosità: esistono due versioni dell’opera realizzate dall’artista tra il 1909 ed il 1910. La “gemella” è conservata all’Hermitage di San Pietroburgo.

Visita il sito del Museum of Modern Art di New York! 

 

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