Claude Cahun, lesbica, femminista ed intellettuale, ci regala un’opera fotografica capace di mettere in mostra un “terzo sesso” assolutamente autobiografico.

Genderless, unisex o gender fluid: questi sono i termini che indicano la tendenza, sempre più in voga nel mercato odierno, orientata verso l’annullamento della dicotomia tra i generi. Infatti, in una cultura fluida come la nostra, le differenze imposte dalla categoria sessuale d’appartenenza risultano sempre più limitanti e inadatte alla definizione identitaria. Claude Cahun ci mostra come l’arte sia senza confini, anche di genere!

Claude Cahun via timeline.com

Il mondo dell’arte contemporanea, fin dai suoi albori, si è sempre dimostrato aperto verso una sorta di “poetica Genderless”, messa in scena da artisti come Marcel Duchamp o Andy Warhol. Ma se Rrose Sélavy è diventata una star della storiografia dell’arte, la donna di cui parleremo in questo articolo risulta perlopiù sconosciuta. Chi è Lucy Schowb, o meglio, Claude Cahun? Lesbica, femminista ed intellettuale, Lucy nasce nel 1894 in Francia in una famiglia ebrea. A 21 anni, dopo aver studiato alla Sorbona di Parigi, inizia a firmare i suoi articoli con l’appellativo Claude Cahun. Cahun, come il cognome del fratello della nonna paterna, Claude, scelto invece perché nome ambiguo, sospeso tra la definizione maschile e femminile. Negli stessi anni entra in contatto con l’ambiente parigino post-dada, che ben presto abbandonerà perché reputato eccessivamente maschilista. Accanto alle ambizioni letterarie, si intaglia la sua vocazione prettamente artistica, che darà vita ad un corpus composto da più di 400 immagini fotografiche, molte delle quali composte da autoritratti. Infatti, la sua opera è da leggere come una vera e propria ricerca identitaria, una verifica quotidiana che l’artista eseguiva puntando il mirino verso di sé.

Claude Chaun via goodreads.com

Impersonando ogni volta un ruolo diverso (e rendendolo reale grazie alla fotografia), l’opera di Claude Cahun riprende le stesse modalità concettuali praticate da Duchamp, accentuandole e rendendole tangibili. Infatti, il filo rosso della sua produzione artistica sta proprio nell’androginia: mascherate, travestimenti e giochi di specchi, sono strumenti adottati per la messa in scena di una sorta di “terzo sesso”. Claude lascia parlare il proprio corpo, diventando contemporaneamente attrice e regista di uno stile di vita “gender fluid” che diventa arte. Nel suo lavoro ritroviamo immortalata anche Marcel Moore, sorellastra e amante fedele di Claude, sul quale la donna plasmerà l’intera esistenza. Osservate oggi, le immagini realizzate dall’artista si mostrano estremamente attuali, capaci di riproporre le problematiche contemporanee riguardanti la continua esplorazione dell’apparenza. Riscoperte solamente negli anni Ottanta, dopo un periodo di censura forzata, oggi la mostra 3 Body Configurations a cura di Fabiola Naldi e Maura Pozzati, presso la Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna dal 18 gennaio al 18 aprile, offre la possibilità di vedere oltre 30 scatti dell’autrice, ospitata per la terza volta in Italia.