El Conde, il vampiro volante di Pablo Larrain

Il cinema di Pablo Larrain è un cervello dal metabolismo onirico che riscrive alcune biografie della corruzione/correzione morale, del ribaltamento junghiano verso un cielo nero di metafore che irrompono dentro la Storia e creano archetipi del terrore, dello spavento a regime biblico, della lotta atavica col muscolo anabolizzato del Male.

El Conde risponde al nome di Augusto Pinochet, qui nel suo esilio versione ritiro familiare in una landa dove la casa western style diventa un organismo digerente che espelle le nature umane ma digerisce e nasconde i beni patrimoniali del cuore di tenebra. Pinochet beve sangue e vola come un Batman depravato in cerca colli da mordere per rigenerare la sua eterna natura satanica.

È un vampiro vecchio e rincoglionito, circondato da una moglie scivolosa come bava di lumaca e da cinque figli che incarnano l’essenza delle umane idiozie, del materialismo bieco, delle bassezze senza morale. Arriva anche una suora che vorrebbe estirpare Satana dal dittatore ma finirà con la testa tagliata in stile rivoluzione francese… finché scopriamo che la Grande Madre di Pinochet, secondo Larrain, risponde al nome di Lady Margaret Thatcher, regina del draculismo globale contro ogni forma di comunismo sulla Terra. El Conde ha quel potere d’attrazione che esercita sul pubblico gente alla Manson o Dahmer, sorta di distillato in purezza del male assoluto in una metafisica della decadenza collettiva. Un film dal bianconero espressivo alla Murnau, cucito tra variabili grigie come piaceva a Lang, girato con il solito manico geniale del cileno, scritto con ricchezze ironiche e citazioni ben integrate al rito narrativo della disgregazione etica. Un film che stende i suoi artigli sulla memoria a rilascio prolungato, scivolando nei nostri processi visivi che si trasformano in un contenuto da elaborare, nel tempo lungo dell’esperienza e del confronto, quando capisci che su alcune figure non potrà esistere alcuna redenzione. Mai.

Newsletter

Follow us

Scelti per te

Mare d’Arte Festival 2026 porta Milano Marittima oltre l’estate: arte pubblica, visioni urbane e il sogno della città-giardino

Una città-giardino immaginata, disegnata, costruita come relazione tra mare, pineta, architettura e vita moderna. È da questa origine che riparte Mare d’Arte Festival 2026, seconda edizione dell’hub culturale a cielo aperto in programma dal 3 al 12 luglio, con un’estensione che accompagnerà la città fino a settembre.

Hernan Bas a Venezia: a Ca’ Pesaro il turismo diventa pittura, tra selfie, dark tourism e città consumata

In un'estate afosissima, senza zone d'ombra o luoghi per ripararsi dal sole, Venezia si riempie di turisti. Complice una politica che mira al solo profitto - visti anche gli ultimi sviluppi sul tema del biglietto d'accesso - la turistificazione eccessiva di Venezia sfugge di mano tanto da divenire la normalità.
Gianluca Marziani
Gianluca Marziani
Gianluca Marziani (Milano, 1970) vive tra Roma e Ibiza. Dagli anni Novanta è ideatore e curatore di mostre d’arte contemporanea. Dopo aver diretto per dieci anni Palazzo Collicola Arti Visive a Spoleto, ha appena fondato, assieme a Stefano Antonelli, SAM Street Art Museum, il primo museo italiano dedicato alle culture ed espressioni urbane. Con Antonelli si occupa di Banksy in maniera scientifica e strutturata: un libro (Giunti, Rizzoli Publishing) uscito in oltre 25 nazioni, circa 30 mostre realizzate e una quindicina di cataloghi monografici, oltre ad un’uscita del libro in tre volumi con il Corriere della Sera e un calendario, sempre col Corriere, in uscita per il 2024. Ha fondato, sempre con Antonelli, la scuola RNARoma New Art Academy e la collana editoriale Matsutake Books Lab. Ha collaborato con il Festival dei Due Mondi per nove edizioni e con la Biennale di Venezia Arte nel 2011. Ha diretto la Fondazione Rocco Guglielmo. Ha curato il Premio Terna e il Premio Celeste. Ha scritto numerosi saggi, monografie e cataloghi tematici. Ha insegnato allo IED di Roma e in molteplici seminari accademici. Ha collaborato con “La Stampa”, “Specchio”, “Panorama”, “Style”, “Numéro”, “L’Espresso”, oltre ad aver scritto per Flash Art e molte altre riviste d’arte. Tiene una rubrica su Dagospia dal titolo “Un Marziani a Roma”. Per i tipi di Red Star Press è in uscita il suo libro “L’arte raccontata ai bambini”.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui