Biennale, al Padiglione Germania storie e suoni di confini, soglie e migrazioni

Thresholds è il titolo con il quale il padiglione tedesco indaga i concetti di soglia, confini e territorialità in un’epoca di crisi globali e di guerre, con forme alternative di lettura della storia e del futuro attraverso la progettazione di spazi esperienziali. All’interno dello storico padiglione tedesco, in occasione della 60à Esposizione Intarnazionale d’Arte di Venezia sono esposti i lavori degli artristi Yael Bartana e Ersan Mondtag ma, per tutta la durata della 60° Biennale d’arte, parte dell’esposizione si svolge anche all’esterno dei Giardini della Biennale, oltre i confini del Padiglione Germania, verso la vicina isola della Certosa, dove prendono posto i contributi degli artisti Michael Akstaller, Nicole L’Huillier, Robert Lippok e Jan St Werner.

Yael Bartana, Life I n T he Generation Ship 2024 as part of Light To The Nations, 2022-2024. 3D Rendering for Dome Projection. Installation View Pavillon. Courtesy the Artist and LAS Art Foundation. Foto Andrea Rossetti.

Con il termine Thresholds sono definiti quegli spazi di transizione, intermedi, di passaggio da un luogo a quello successivo, elementi di collegamento sia in termini di spazio che di tempo. Nell’ambito di questo ampio concetto Çağla Ilk, curatrice del padiglione tedesco, ha invitato gli artisti ad un accostamento di diverse discipline artistiche all’interno di una narrazione sovraordinata e pluralistica, partendo dal presente interpretato come “passaggio transitorio”, nel quale si sovrappongono passato e futuro e nel quale si sviluppano i differenti approcci artistici degli artisti invitati, con richiami al pensiero degli scrittori Georgi Gospodinov e Louis Chude-Sokei, che nella veste di cronisti accompagnano attivamente il contributo tedesco.

Ersan Mondtag, Monument eines unbekannten Menschen. Foto Andrea Rossetti.

“Il percorso che porta dal pontile alla Certosa attraversa una lunga passerella”, spiega la curatrice Çağla Ilk. “Questo spazio intermedio gode di una vista aperta: Sant’Elena e la città da una parte, l’isola dall’altra. È impossibile capire dove inizia davvero l’isola, se si sta lasciando il passato per il futuro o viceversa. Da qui l’idea di chiamare Thresholds, soglie, il contributo tedesco alla Biennale”. Ilk spiega inoltre come, nei suoi testi, lo scrittore Louis Chude-Sokei abbia influenzato a livello teorico la preparazione del progetto evidenziando il legame tra la percezione della soglia e l’esperienza della migrazione, tema cardine del contributo tedesco per questa 60°Biennale d’Arte.

Ersan Mondtag, Monument of an Unknown Person, 2024. Installation View. Foto Andrea Rossetti.

Alla monumentalità architettonica del padiglione tedesco, l’artista Ersan Mondtag contrappone il monumento a un essere umano ignoto, Hasan Aygün, nonno dell’artista, che negli anni Sessanta si trasferì dall’Anatolia centrale a Berlino ovest. Attraverso la potente simbologia esercitata dal concetto di terra, oggetto conteso in conflitti e controversie territoriali, presente sia all’esterno che all’interno del padiglione, Mondtag si ispira alla storia del nonno, migrato dall’Anatolia per ricostruirsi una vita in Germania lavorando negli stabilimenti dell’azienda produttrice di amianto Eternit, morendo poi precocemente a causa di questo lavoro. Con l’aiuto di cinque performer, Mondtag rende tangibili dei frammenti biografici di migranti e tedeschi della Germania dell’Est, ricostruendo con la terra direttamente trasportata dall’Anatolia l’ambientazione di una tipica casa dei lavoratori della DDR (Repubblica democratica tedesca), riflettendo sul mondo del lavoro e sul tema della memoria collettiva. 

Ersan Mondtag, Monument of An Unknown Person, 2024, Installation View. Foto Andrea Rossetti.

Nell’Isola della Certosa Michael Akstaller, Nicole L’Huillier, Robert Lippok e Jan St. Werner riflettono sul concetto di confine in un luogo dai confini indefiniti, attraverso la creazione di spazi sonori esperienziali, instaurando un dialogo con il fragile e ferito ambiente naturale circostante.

Louis Chude Sokei, Thresholds, 2024. Installation View La Certosa. Foto Andrea Rossetti.

Come una sorta di preludio al contributo tedesco sulla Certosa, la voce di Louis Chude-Sokei accompagna i visitatori e le visitatrici all’arrivo sull’isola. Il suo intervento sonoro intitolato Thresholds si potrà sentire superando la soglia tra il pontile e l’isola.

Michael Akstaller, Scattered by the Trees, 2024. Installation View La Certosa. Foto Andrea Rossetti

Nel suo lavoro Scattered by the Trees, Michael Akstaller analizza in che misura il suono si diffonde all’interno di determinati ecosistemi e come alberi e boschi contribuiscano a determinare i parametri della nostra percezione del suono facendo sì che l’installazione sonora interagisca, senza imitarlo, con il sistema naturale della Certosa.

Nicole L’Huillier, Encuentros, 2024, Installation View La Certosa. Foto Andrea Rossetti.

Nicole L’Huillier mescola suoni artificiali e naturali che danno origine all’installazione Encuentros: uno spazio sonoro di emissione e ricezione di suoni che traduce i rumori dell’isola in frequenze variabili attraverso un sistema di membrane sensibili distribuite dall’artista nell’ambiente della Certosa, oltrepassando il concetto di “confine”.

Robert Lippok, Feld, 2024. Installation View La Certosa. Foto Andrea Rossetti.

Con l’installazione di numerosi subwoofer nel terreno della Certosa, Robert Lippok crea un paesaggio sonoro che, come una finestra sul passato dell’isola, si apre nel sottosuolo giocando con la percezione di chi ascolta. L’opera dal titolo Feld diventa un amplificatore delle stratificazioni nascoste sotto l’erba tra passato e presente dell’isola.

Jan St. Werner, Volumes Inverted, 2024. Installation View La Certosa. Foto Andrea Rossetti

Con l’installazione Volumes Inverted, Jan St. Werner ha sviluppato uno strumento di altoparlanti specifico per le rovine del monastero sulla Certosa. In dialogo con un altro altoparlante, che dalla laguna emette un fascio concentrato di suoni per varie centinaia di metri in direzione dell’isola, si generano due situazioni sonore che interagiscono: da una parte l’attivazione dell’interno del monastero, dall’altro il fascio sonoro che si diffonde sull’isola. In base al posizionamento di ascolto questa dualità innesca uno scambio tra l’isola e la laguna circostante.

Mentre le installazioni all’interno del padiglione della Germania sono legate alle modalità di accesso in Biennale a pagamento, la Certosa è accessibile pubblicamente a tutti i visitatori in qualsiasi momento.

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Matteo Pacini
Matteo Pacini
Curatore indipendente e critico d’arte, collabora con istituzioni ed enti pubblici e privati. Laureato in Conservazione dei Beni culturali all’Università di Perugia e specializzato in Gestione e Valorizzazione del Patrimonio Archeologico Industriale presso l’Università di Padova, suddivide il suo interesse tra la fotografia, lo studio del territorio e le varie implicazioni tra architettura, urbanistica e arte contemporanea. Nel 2011 crea PACMAT_ART_IN PROGRESS, attività autonoma di progettazione e curatela di mostre e progetti culturali grazie a un bando della Comunità europea per lo sviluppo di idee imprenditoriali. Cura mostre in Italia e all’estero e alterna la pubblicazione di cataloghi d’arte con case editrici come Allemandi Editore, Skira, Selective Art Edizioni, a volumi sulla catalogazione e la riqualificazione urbanistica del patrimonio storico e culturale della città (Giunti, Crace, il Formichiere). Vive e lavora fra l’Umbria e Milano

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