Omar Galliani: l’eco della Sibilla. Presenze corporee e spirituali

Dal 14 gennaio 2024 al 30 aprile 2024 è possibile visitare al Palazzo dei Capitani del Popolo di Ascoli Piceno la mostra dal titolo “Omar Galliani. L’eco della Sibilla”.

La sintesi poetica e il dialogo continuo tra contemporaneità e passato governano l’esposizione, quasi come un respiro impercettibile, e si presentano in tutta la loro tangibilità visiva nella prima sala inedita dedicata alla figura della Sibilla Picena. Volti di donne, di figure eteree che interrogano l’occhio dello spettatore nel loro silenzio meditativo. La tecnica espressiva di Galliani, nata dal connubio simbiotico fra il legno e la grafite, si muove dall’opposizione dualistica e si realizza nel disegno, come forma prima, impressa e parlante. È proprio in questo segno inciso, graffiato, che lo spettatore si introduce in un mondo “altro” dove le impressioni forgiate nella carne figurativa si connotano di un rosso sanguigno, presenza sottile, filo conduttore dell’opera.

Omar Galliani, DA E PER RAFFAELLO, carboncino su carta antica, cristallo e foglia d’ oro, 1977

Il simbolismo silenzioso di Galliani, grave nel suo essere eterno, struttura la costruzione e nascita di queste anime silenti. Nel dialogo costante con le figure del passato, il cui tratto si ibrida con l’idea primigenia e ne costituisce la forma, ecco che l’artista-demiurgo, conscio del peso della Memoria, crea ponti di connessioni a-temporali. Lo spettatore partecipa, quasi inconsapevole, dell’infinitezza visiva originata dall’opera. Di grande presenza viva è la serie dal titolo Da e per Raffaello (1977,1984), in cui i supporti tecnici ed espressivi sembrano interrogarsi su una storia figurativa specificatamente italiana, spingendosi in direzione di una necessità esperienziale-produttiva nuova, verso una convivenza pacifica in costante movimento tra materia e pensiero (come nei diari di viaggio dell’artista).

Omar Galliani, DE RERUM NATURA, matita nera su tavola, 2020

Omar Galliani, artista “anacronista”, è consapevole dell’importanza fondativa della natura quale protagonista e spettatrice dell’opera, producendo in tal modo, a partire dallo spessore della superficie viva, parvenze di realtà, o illusioni. Galliani produce e si fa mediatore di una metafisica profonda. Nella produzione artistica dedicata a Lucrezio, così come nei paesaggi interiori, le figure sembrano confondersi, perdersi nella fisicità del loro essere tese all’alto, al simbolismo “dotto” che l’artista orienta in direzione di fasci di fibre-pensieri intrecciati. Il colore che nasce e si fossilizza nello stesso istante, la variabilità dei supporti materiali, la presenza tattile del quadro-oggetto, sono tutte modalità espressive in grado di produrre una riflessione sulla progenie dell’artista, sull’individualismo formale in continua relazione, sull’opposizione perenne tra realtà tangibile e spirituale che solo l’esito artistico può risolvere e coniugare. Di grande interesse è la sala dedicata al Blu oltremare.

L’impatto visivo, che segue l’assuefazione sensoriale dovuta al contrasto binario fra bianco e nero, colpisce e meraviglia. Così come la presenza di un’architettura storica, il cui gioco sottile di luce trova una propria armonia con l’opera. Lo sguardo sul contemporaneo, visibile nella serie Baci rubati/Covid19 (2020) si cristallizza, quasi di riflesso, in un taglio fotografico di analisi che sottrae allo spettatore il controllo visivo e attrae a sé in un passo percettivo di incontro. La mostra termina con l’opera scultorea Traiettorie dell’Essere (1983), incastonata fra le pareti profonde e dure della pietra antica. Galliani conduce l’occhio verso una radiografia profonda della sostanza intelligibile che fonda l’essere, mediante un’andatura gentile che dal graffio del legno si tramuta in macchia d’ombra su carta, fino al lineare movimento del tratto che connota verticalmente le ultime tele. Interessante a tale proposito è il percorso parallelo che accompagna l’esposizione e spinge ad interrogarsi sull’utilità pratica di un’arte consapevole.

Omar Galliani, BACI RUBATI / COVID 19, grafite su tela, 2020

Grazie al progetto “Omar Galliani Ambasciatore del Piceno”, proposto dall’Associazione Culturale Zoomart, è possibile, scaricando l’applicazione dal nome “Sinapsi” e scannerizzando i qr code posti al di sotto dei pannelli esplicativi, seguire il viaggio che ha condotto Galliani nel vivo del territorio marchigiano. Le sue opere diventano il simbolo di una bellezza eterea-eterna che si sofferma silenziosa nei luoghi antichi, che dialoga con un presente lacerato, come nei territori devastati dal terremoto, che sospinge verso una presa di coscienza critica di quale sia la nostra storia, il nostro territorio, la nostra cultura. L’arte di Galliani sembra sussurrare l’esistenza di una sostanza profonda che rende l’umanità tale affinché non si abbandoni il passato in funzione di un presente sterile, privo di parola.  

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