Designer di giorno, artista concettuale di notte: l’anticonformismo “oversigned” di Nicole McLaughlin 

Anche se non avete mai sentito parlare di lei, molto probabilmente vi siete imbattuti in uno dei suoi stravaganti progetti. Si chiama Nicole McLaughlin ed è una  giovane designer capace di trasformare gli scarti del mondo della moda in oggetti visionari. Ha ottenuto un seguito “cult” sui social ed è considerata una delle “guru” dell’upcycling design. 

Originaria del New Jersey, inizialmente frequenta l’Università della Pennsylvania dove si laurea in tecnologia dei media digitali. Scevra di particolari competenze sul design e con un portfolio piuttosto limitato, riesce tuttavia a perforare quel mondo grazie a un indiscusso talento e a una buona dose di intraprendenza. Inizia a collaborare tramite un apprendistato alla realizzazione delle Reebok x Vetements – la famosa serie sneakers praticamente introvabile – riuscendo in poco tempo a farsi assumere come graphic designer presso la Reebok Classics.

Nicole non è il tipo che si scoraggia, e poi si sa,  “da cosa nasce cosa” (Bruno Munari docet), tanto che quando si presenta una seconda occasione lei non si fa trovare impreparata: mostra i suoi primi lavori – tra cui una pantofola realizzata con fasce della Adidas – a Mark Dolce, vicepresidente e direttore creativo del marchio. È a questo punto che la giovane designer “perfora” il mondo del design: entra nella Brooklyn Creator Farm dove si specializza nel design di calzature e affinando il suo occhio creativo. Tornata in Reebok riprende a frugare di notte nei cassonetti del vecchio quartier generale per trovare campioni inutilizzabili e portare avanti il suo hobby dell’upcycling design. 

Ma ormai la sua intraprendenza e l’inconfondibile approccio creativo dal tono ironico  l’hanno resa popolare sui social. In soli cinque anni è riuscita a trasformare il suo hobby in una carriera di successo incentrata sul design e sulla sostenibilità, trasformando i materiali di scarto di noti marchi – recuperati da negozi dell’usato, online, per strada o direttamente dalle aziende – in oggetti surreali e spiazzanti. 

Vecchi palloni da pallavolo si sono trasformati in pantofole, pacchetti di caramelle gommose in pantaloncini da surf, berretti o mutande in maglioni cuciti ad arte! L’inaspettata migrazione di forme, materiali e  contenuti, la traslazione tra significato e significante, tra contenitore e contenuto, sono alla base delle sperimentazioni di Nicole McLaughlin. Sono l’elemento chiave del suo successo, ciò che ci sorprende quando ci imbattiamo nei suoi lavori. 

I lavori della McLaughlin ricordano Colazione in pelliccia di Meret Oppenheim (quest’anno tra l’altro ricorrono i 100 anni dal primo manifesto surrealista di Andrè Breton) e portano il segno di una chiara matrice dadaista (l’objet trouvè), ma hanno anche un precedente importante nel linguaggio “asciutto” dei Droog designers. 

Il tentativo di spostare l’attenzione dal “bel design” all’“objet trouvé”, è senz’altro un tratto comune all’anticonformismo anni Novanta dei Droog. Tuttavia, se la “secca” semplicità dei giovani olandesi era una chiara reazione al clima “oversigned” degli anni Ottanta – i loro oggetti non avevano l’impronta né il segno indelebile del marchio –, bisogna ammettere che nei lavori di Nicole il marchio è fin troppo presente! Ma se l’”ecologismo” dei Droog era una conseguenza del loro modo di pensare, di agire e di operare al di fuori dagli schemi (il cosiddetto “less-is-more approach”), per Nicole (al giorno d’oggi come potrebbe essere altrimenti?) è l’imprescindibile punto di partenza.

Il design concettuale della McLaughlin, se pure “oversigned”, non è per nulla scontato, al contrario esprime in maniera efficace il bisogno contemporaneo di una creatività più sostenibile. McLaughlin sa benissimo di non essere la prima creativa ad utilizzare materiali di scarto, infatti dopo importanti collaborazioni, molti post virali e migliaia di followers, non pare essersi montata la testa. Una volta lasciato il lavoro presso la Reebok si è trasferita a New York, dove attualmente vive e, a quanto pare, si sta orientando verso un percorso più artistico e freelance. Staremo a vedere.

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Carola Arrivas Bajardi
Carola Arrivas Bajardi
Architetto, designer, dottore di ricerca sulla sostenibilità ambientale e insegnante di storia dell’arte. Scrive articoli di approfondimento su arte, design e architettura con l’intento di divulgare contenuti culturali in maniera semplice ma approfondita, cercando sempre di aggiungere un punto di vista diverso. La sua è una personalità eclettica che l'ha portata a fare cose diversissime tra loro: dopo il liceo classico si laurea in Architettura, vince una borsa di studio e si occupa di design a Londra, Roma e Milano, espone a New York nella mostra “Theatre of Italian Creativity”; tornata a Palermo consegue un PhD in ingegneria sul life cycle assesment, diventa LEED AP e vince il premio Mirna Terenziani; si abilita per insegnare disegno e storia dell’arte e scrive articoli di approfondimento. Grazie al suo percorso possiede una visione trasversale, mai settoriale, oggi più che mai necessaria per affrontare le complessità e le trasformazioni del mondo contemporaneo.

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