Arte Contemporanea Terapeutica: anche in Italia sbarca nei primi ospedali

Il Cedars Sinai Hospital di Los Angeles possiede una collezione di oltre 4000 opere d’arte. Il motivo? Che sia Chagall o Picasso, l’arte fa bene alla salute! Anche in Italia sbarcano le prime opere in alcuni ospedali…

Vi verrebbe da associare la figura di un curatore dʼarte allʼinterno di un ospedale? La cosa di primo impatto potrebbe sembrare inusuale, anzi, totalmente fuori contesto. Ebbene il caso del Cedars Sinai Hospital di Los Angeles, lʼospedale frequentato dai vip di Hollywood tra cui Beyoncé e Madonna, ha un proprio curatore dʼarte al suo interno.

Jackson Pollock

Perché un ospedale possiede una collezione dʼarte?

La vicenda risale alla metà degli anni ‘60 quando Frederick R. Weisman, uomo dʼaffari e grande appassionato dʼarte, rimase in coma in seguito ad una ferita alla testa. Una volta uscito dal coma non riusciva a ricordare il nome della moglie Marcia che lo andava a trovare ogni giorno. Così questʼ ultima decise di portate al marito alcune opere appartenenti alla loro collezione risalente agli anni ’40, che vanta opere del secondo dopo guerra tra cui Alberto Giacometti, Joan Mirò, Picasso, Mark Rothko, Andy Warhol, David Hockney e molti altri grandi nomi. Quando Marcia Weisman mise davanti al marito alcune delle opere a lui più care lʼuomo riuscì a riconoscerle e alla vista di uno dei suoi quadri preferiti esclamò con entusiasmo: “Lui è Jackson Pollock!”. In seguito alla totale guarigione di Frederick Weisman i coniugi decisero di donare alcune delle loro opere al Cedar Sinai Hospital in modo che anche altri pazienti in cura potessero godere dei capolavori dellʼ arte e alleviare il loro stato dʼanimo grazie ad un luogo più ospitale e confortevole. A riguardo Frederick Weisman affermò: “Art is a way of life. I live with art, work with art, and fly with art, but most of all I enjoy sharing it”.

La collezione del Cedar Sinai Hospital

Le donazioni di opere d’arte a fine terapeutico sono state davvero tante, non solo da parte dei Weisman, ma anche da altri donatori volontari. Ad oggi il Cedar Sinai Hospital vanta oltre 4000 opere dei più importanti artisti del ‘900 e contemporanei. Ad occuparsi delle donazioni e scegliere quali opere esporre in base ai reparti è il curatore John T. Lange, in carica dal 2003, e l’Advisory Council for the Arts, un team di appassionati d’arte che insieme ad altri esperti si impegnano a dare continuità all’iniziativa dei coniugi Weisman. La collezione del Cedars Sinai ci tiene a rimanere al passo con i tempi e con gli anni sta acquisendo sempre più opere di arte contemporanea. Nell’atrio principale c’è una scultura di Claes Oldenburg raffigurante un enorme borsa del ghiaccio; Frank Stella ha donato come prestito a lungo termine la scultura Adjoeman del 2004. Inoltre, tra le donazioni più recenti, c’è un murales coloratissimo a opera di Kenny Scharf, un’opera di Takashi Murakami e un’opera in bronzo di Guy Dill. Pensate che nel 2018 l’ospedale commissionò all’artista Christine Nguyen alcune stampe colorate da posizionare nella recinzione che delimitava l’area dei lavori in corso mentre veniva costruito il Saul & Joyce Brandman Breast Center conclusosi a metà del 2019.

Ma secondo quali criteri vengono allestite le sale?

Il curatore John T. Lange ha spiegato che la disposizione delle opere varia in base al reparto ospedaliero. Nel reparto di pediatria, ad esempio, sono stati messi alcuni skateboard con le riproduzioni di Andy Warhol in modo da incentivare i bambini a giocare. Oltre a ciò le sale hanno nuvole dipinte sul soffitto, animali e alberi sulle pareti a opera di artisti come Urs Fischer, Laura Owens e Sam Falls: lo scopo è creare ambienti immersivi colorati e allegri simili a luoghi all’aria aperta per rallegrare i bambini. Invece, nella sala d’attesa del reparto di oncologia, l’installazione digitale Florence Nightingale di Jennifer Steinkamp, attraverso la rappresentazione di piante e fiori con poteri guaritivi come la calendula, l’oleandro e la camomilla, dona tranquillità e serenità ai pazienti, generando uno stato di quiete. Lange ci tiene a sottolineare che l’obiettivo del coniugare arte e medicina è quello di creare un ambiente confortevole attraverso lo scopo terapeutico dell’arte, dal momento che l’arte può confortare e, in alcuni casi, distrarre i pazienti dalla realtà in cui si trovano.

Una strada possibile anche in Italia? Sì!

Se già state pensando che questo tipo di iniziativa sia possibile solo perché stiamo parlando di uno degli ospedali più efficienti e costosi degli Stati Uniti vi diamo una bella notizia. Lʼiniziativa di esporre opere dʼarte al fine di rendere più piacevoli gli ambienti prevalentemente grigi e spogli degli ospedali si sta diffondendo sempre di più e anche il nostro paese si sta sensibilizzando verso questo aspetto. Dal 2005 il padiglione di Emodialisi dellʼospedale di Pistoia, struttura di eccellenza dal punto di vista architettonico e funzionale, ospita opere dʼarte di sette artisti tra cui Sol LeWitt, Daniel Buren e Claudio Parmiggiani. Inoltre, nel marzo 2006, appena concluse le Olimpiadi di Torino, Ferdinando Farina e cantiere48 hanno creato lʼopera Passing on ice light per lʼospedale infantile Regina Margherita. Lʼopera ricorda il talento e la tenacia della giovane pattinatrice Karolina Kostner, così da incentivare i piccoli pazienti a sognare e a credere nel valore dei sacrifici che a volte la vita ci pone davanti. Nel 2018, invece, gli ospedali Humanitas Gavazzeni e Castelli di Bergamo hanno inaugurato l’iniziativa “La cura e la bellezza”, adornando le pareti con quadri di grande formato dell’accademia di Carrara, che ripropongono opere famose di artisti come Francesco Hayez, Raffaello e Botticelli. Secondo studi scientifici, queste iniziative riuscirebbero ad alimentare nel paziente la fantasia e la gioia attraverso i giochi di luce, linee e colore per creare una convivenza più positiva allʼinterno di luoghi dediti alla cura di malattie. Insomma, si può affermare che oltre a far bene allo spirito, l’arte fa bene anche alla salute!

Newsletter

Follow us

Scelti per te

BPER apre il suo museo a Ferrara: 135 opere trasformano una banca storica in polo culturale

Dal caveau alla città, dalla sede bancaria al museo. Palazzo Barbantini-Koch, costruito all’inizio del Novecento per ospitare la Cassa di Risparmio di Ferrara, inaugura l’8 ottobre una nuova stagione come polo culturale de La Galleria BPER. Il progetto restituisce al pubblico un edificio profondamente legato alla storia economica ferrarese e lo riempie di dipinti, sculture, documenti e nuovi programmi espositivi

Matera 2026, la cultura ridisegna la città: da Pistoletto al mare invisibile dell’arte digitale

Matera non ha bisogno di un affaccio sul mare per definirsi mediterranea. C’è un’idrografia segreta che ne attraversa l’ossatura di calcare: è l’acqua che scorre sotterranea lungo la gravina, guidata da un antico e ingegnoso sistema di cisterne ipogee, che poi confluiva in quelli che qui chiamano i “vicinati” attorno ai quali più famiglie vivevano

Carsten Höller a Pechino: una mostra in cui il dubbio diventa opera

Una grande stanza dai colori accesi accoglie, dopo il corridoio di ingresso, il visitatore della mostra Carsten Höller – Two, all’UCCA Center for Contemporary Art di Pechino. Luci abbaglianti, sfumature di rosa che si riflettono ovunque, un’atmosfera sospesa tra il sogno e il gioco: il primo impatto è uno sbalordimento visivo. Al centro della sala, una gigantesca giostra illuminata gira lentamente su se stessa, invitando a salire su uno dei suoi seggiolini

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui