I mondi digitali di Theo Triantafyllidis in mostra a Verona

Nella cosiddetta era dell’Antropocene, quella in cui viviamo ora, l’essere umano ha esercitato la sua agency sul mondo al punto di modificarne e mortificarne irreversibilmente l’ecosistema e il clima, portando all’estinzione delle più disparate specie animali e vegetali. Questo è ciò che l’uomo, a partire dalla rivoluzione industriale, ha scelto di fare con il mondo. Poi, la tecnologia ha continuato a svilupparsi ad un ritmo sempre più rapido e incessante, finché l’uomo è stato in grado di rifugiarsi dal mondo – o forse osservarlo e analizzarlo con distacco: e allora ha iniziato a creare nuovi mondi.

La pratica del “worldbuilding” è uno dei fondamenti del game design che consiste nella costruzione di un mondo virtuale, un universo artificiale da esplorare liberamente e plasmare a proprio piacimento, senza ripercussioni e senza i limiti delle leggi fisiche del mondo reale. Molto presto, gli artisti ne hanno intuito l’enorme potenziale, e hanno iniziato a utilizzarlo per creare distopie, utopie, mondi (im)possibili passati e futuri. Tra questi, anche il greco Theo Triantafyllidis.

OrTheo Triantafyllidis, Ork Haus, 2022, Live Simulation, 4K Display, Gaming PC. Motion Capture Performance by Rachel Ho. Music by Daniel Burley & Gobby. Image courtesy of the artist

È proprio con la personale di Triantafyllidis che inaugura al pubblico Spazio Vitale, nuovo spazio espositivo di Verona interamente dedicato al rapporto tra uomo e tecnologia. A cura di Domenico Quaranta, Sisyphean Cycles, in mostra fino all’11 novembre, raccoglie per la prima volta quattro simulazioni 3D realizzate dall’artista negli ultimi tre anni, allestite su diversi schermi disseminati nella sala. Quattro installazioni, corrispondenti a quattro mondi: in Ork Haus (2022), l’osservatore contempla la quotidianità di una famiglia di orchi verdi e mostruosi, nella loro routine segnata da un’alienazione profonda legata all’utilizzo intensivo, ripetuto e inconsapevole delle tecnologie digitali.

Theo Triantafyllidis, Radicalization Pipeline, 2021, Live Simulation. Sound by Diego Navarro. Image courtesy of the artist

Ancora alienazione, e ancora ripetitività ossessiva, in RadicalizationPipeline (2021). Se la critica sociale era già centrale in Ork Haus, in questa installazione si fa quasi aspra: come in un incubo insensato che si ripete all’infinito, due eserciti interminabili continuano a scontrarsi violentemente l’uno con l’altro. Questa volta Triantafyllidis sceglie di dar vita a un mondo in cui l’estremismo e la guerriglia urbana sono tanto esasperati da coinvolgere la totalità degli abitanti. Così facendo, l’artista vuole suggerire una correlazione tra la gamification (la “ludificazione” dei più disparati ambiti della società contemporanea) e la radicalizzazione del pensiero politico, inasprito dalle bolle dei social media.

Se le prime due installazioni mostrano il volto più oscuro della contemporaneità, l’esposizione si chiude con due opere che simulano una “rinascita” dalle sue ceneri: in Ritual (2020) l’umanità è stata spazzata via da qualche catastrofe, e piante e insetti hanno preso il sopravvento in un ritmo incessante, ipnotico e tribale (come in un “rituale”). Infine, BugSim (Pherormone Spa) (2022) chiude il cerchio espositivo simulando un terrario vivo e pulsante: la vita organica, libera dalla visione antropocentrica, continua a prosperare all’interno della teca, mentre una figura aliena la osserva dall’esterno (insieme al visitatore, alieno anch’esso). Il lavoro, come l’intera esposizione, è un esperimento entropico che cresce e prolifera.

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Laura Cocciolillo
Laura Cocciolillo
Laura Cocciolillo (Roma, 1997), consegue la laurea triennale in Studi Storico-Artistici presso la Sapienza di Roma. Si trasferisce poi a Venezia, dove consegue la laurea magistrale in Storia delle Arti, curriculum in Arte Contemporanea. Specializzata in arte e nuove tecnologie e in estetica dei nuovi media, inizia nel 2019 la collaborazione con Artribune e The Vision (Milano), e successivamente con Kabul Magazine (Torino), come articolista freelance. Nel 2020 fonda Chiasmo Magazine, rivista indipendente e autofinanziata di Arte Contemporanea. A Venezia collabora come editor per la casa editrice e agenzia d’arte contemporanea Lightbox, per la quale segue la pubblicazione di My Art Guides durante la 59. Biennale Arte. Dal 2023 è web editor per Sky Arte.

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