Miaz Brothers, alla GAM di Roma va in scena the Blurry World

Alta e bassa definizione, messa a fuoco e autofocus, pixel su pixel, peso digitale tra mega e giga… materie fluide per questioni ottiche a presa rapida, cuore di un digitalismo epocale che attraversa la microingegneria per diventare essenza sociologica (con ricadute utili per gli antropologi). In realtà dietro cotanto perfezionismo si nasconde un processo oscuro che rende passivo il consumatore medio, tecnicamente inerme davanti ai software predefiniti che alimentano (e saturano) il narcisismo digitale, ultimo rito “sacro” che plasma l’Uomo a due dimensioni (traslando l’Uomo ad Una Dimensione di Marcuse, ripresa al cinema da Marco Ferreri con l’uomo predigitale di Dillinger e morto, oggi rappresentabile come Uomo Digitale che direbbe “Dillinger è morto ma anche la verità fotografica non se la passa tanto bene”). 

I fratelli Roberto e Renato, in arte Miaz Brothers, oggi in mostra alla Galleria d’arte Moderna di Roma.

Il mondo tecnologico sviluppa egregore a ciclo continuo, in particolare con circuiti chiusi di visione e ascolto, le due azioni socialmediali su cui si sta incuneando l’azione tattile, terzo senso di un triangolo chiamato Intelligenza Artificiale (occhio + orecchie + epidermide = AI). Ormai sono le grandi aziende a prendere il posto degli Stati, assumendosi la responsabilità pedagogica della risoluzione ottica, plasmando il nostro immaginario tra prodezze formali, nuove percezioni e un’infinita cosmetica dell’originale

In quest’oceano fotodigitale chi può ancora detenere la biologia dell’immagine? L’artista visivo, ça va sans dire…

Miaz Brothers, Oh, Damien, New Trends and Experiments Series, Acrilico su tela, cm 184×250, 2023. Credits Vittorio Lico, Courtesy Miaz Brothers & Wunderkammern.

Davanti ai monopoli dell’estetica digitiale, possiamo aggiungere che è finito il tempo dell’oggettività fotografica. Stiamo ritrovando nel disegno e nella pittura l’essenza di una verità seminale e rigenerante; nel mentre crescono immagini digitali senzienti che somigliano sempre più alla pittura surreale e fantastica, accertando una verità che si trova solo dentro la nostra idea di mondo. Un grande merito degli artisti è proprio ricordarci che nel mondo esterno non esistono più verità univoche ma tutto richiede complessità e competenze, così da bilanciare a nostro favore neoumanesimo ed etica tecnologica.

Miaz Brothers, Paramount, Old Masters Series, Acrilico su tela, cm 184×248, 2023. Credits Vittorio Lico, Courtesy Miaz Brothers & Wunderkammern.

Miaz Brothers (le cui opere sono esposte alla Galleria d’Arte Moderna di Roma fino al 26 maggio nella mostra “Reality Optional. Miaz Brothers con i maestri del XX secolo“) sembrano chirurghi oculistici che studiano la salute altalenante dell’immagine. Sono tante le patologie estetiche nel legame tra analogico e digitale, alcune risolvibili altre meno, tutte ascrivibili ad una techne che è nel circuito del nostro stesso guardare. Impossibile sottrarci alla centralità di immagini fisse o in movimento, sono il piano di realtà che fagocita l’esperienza dal vivo e che, spesso, trasforma la realtà in una sequenza di molteplici e plausibili verità. 

Miaz Brothers, Ritratto di donna, Fake Duets, Acrilico su tela, cm 97×130, 2023, Credits Vittorio Lico. Courtesy Miaz Brothers & Wunderkammern.

Qui al museo la partita si gioca su uno degli effetti più misteriosi e alchemici, il cosiddetto Blurred Effect, quel metodo di sfocatura gassosa in cui l’immagine sembra vapore frizzato, con una perdita di consistenza fisionomica che potremmo leggere anche in modo inverso, come crescita generativa che dal vapore primordiale conduce alla messa a fuoco. 

Blurry World è lo status del buffering reale ed esistenziale, il caricamento metafisico che fa girare senza tregua la rondella, con il desiderio del passaggio ottico in cui l’astrazione si astrae da se stessa e l’immagine passa da embrione a corpo adulto. Miaz ci pongono davanti al continuum del buffering retinico, chiedendo al nostro cervello di ricostruire la trama dei pixel, alimentando quel senso di verità interiore che oggi rimane l’unica via possibile nel marasma di voci sovrapposte.

Miaz Brothers, The Pearl, Old Masters Series, Acrilico su tela, cm 97×130, 2023. Credits Vittorio Lico, Courtesy Miaz Brothers & Wunderkammern.

Il duo è entrato in azione nella Galleria Comunale d’Arte Moderna di via Crispi, luogo un pochino angusto per il mio gusto ma dotato di una collezione meritevole e sorprendente, tra campioni noti e tanti nomi “minori” che meriterebbero riscoperte virtuose. Nei piani del museo scopriamo opere dei Miaz che sono il gemello sfocato dell’originale di Giacomo Balla e di altri artisti; altre volte il dialogo nasce per ispirazioni indirette che creano traslazioni semantiche; altre ancora vediamo corpi femminili che, dentro la stessa tela, dialogano con opere di Haring o Lichtenstein; e poi ci sono le riprese di opere famose, da Raffaello a Vermeer, sotto la lente gassosa del blurred effect. Diversi schemi d’azione per un viaggio nel ritratto durante i secoli, tra evidenze e nascondimenti, direzioni e false piste, nella fissità alchemica del buffering metafisico che supporta la crescita del nostro occhio digitale. 

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Gianluca Marziani
Gianluca Marziani
Gianluca Marziani (Milano, 1970) vive tra Roma e Ibiza. Dagli anni Novanta è ideatore e curatore di mostre d’arte contemporanea. Dopo aver diretto per dieci anni Palazzo Collicola Arti Visive a Spoleto, ha appena fondato, assieme a Stefano Antonelli, SAM Street Art Museum, il primo museo italiano dedicato alle culture ed espressioni urbane. Con Antonelli si occupa di Banksy in maniera scientifica e strutturata: un libro (Giunti, Rizzoli Publishing) uscito in oltre 25 nazioni, circa 30 mostre realizzate e una quindicina di cataloghi monografici, oltre ad un’uscita del libro in tre volumi con il Corriere della Sera e un calendario, sempre col Corriere, in uscita per il 2024. Ha fondato, sempre con Antonelli, la scuola RNARoma New Art Academy e la collana editoriale Matsutake Books Lab. Ha collaborato con il Festival dei Due Mondi per nove edizioni e con la Biennale di Venezia Arte nel 2011. Ha diretto la Fondazione Rocco Guglielmo. Ha curato il Premio Terna e il Premio Celeste. Ha scritto numerosi saggi, monografie e cataloghi tematici. Ha insegnato allo IED di Roma e in molteplici seminari accademici. Ha collaborato con “La Stampa”, “Specchio”, “Panorama”, “Style”, “Numéro”, “L’Espresso”, oltre ad aver scritto per Flash Art e molte altre riviste d’arte. Tiene una rubrica su Dagospia dal titolo “Un Marziani a Roma”. Per i tipi di Red Star Press è in uscita il suo libro “L’arte raccontata ai bambini”.

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