Cos’è la Slow Art e perché ne abbiamo sempre più bisogno

In una società in continua accelerazione, rallentare è diventato un lusso e una sfida ma anche una virtù e un atto di ribellione che può riflettersi in tanti ambiti della nostra vita, anche nella fruizione dell’arte.

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Un post condiviso da The Metropolitan Museum of Art (@metmuseum)


Dopo aver tanto sentito parlare di Slow Food, Slow Reading e Slow Travel ora è il turno della Slow Art, la nuova frontiera della fruizione dell’arte, più lenta e intima.

L’aggettivo SLOW (tradotto in italiano con LENTO) indica un antidoto ai ritmi performativi che da sempre investono le nostre attività quotidiane, invitandoci a riscoprire la bellezza della lentezza e della consapevolezza.

Con il movimento Slow Art, anche il mondo dell’arte sta valutando un approccio diverso per relazionarsi con le opere d’arte in opposizione al consumo di massa che negli ultimi anni ha caratterizzato le esperienze museali, sempre più veloci e dettate più dall’ansia di ottenere like su Instagram rispetto ad un vero accrescimento culturale.

Gli studi suggeriscono che il visitatore medio di un museo guarda un’opera d’arte per meno di 30 secondi.

Se a questa lacuna ci uniamo la poca accessibilità e le folle che sgomitano per vedere le opere più agognate in sala, ben si comprende come risulti necessario ripensare alle modalità di visita e fruizione dell’arte in un’ottica nuova e con una programmazione capace di guidare i visitatori a guardare l’arte con più pazienza e attenzione.

In epoca di pandemia la Slow Art si è posta non tanto come una scelta quanto più come una necessità. Infatti, se in un primo momento, il movimento Slow Art potrebbe sembrare radicato nella meditazione e nella consapevolezza, in realtà al centro della sua missione si trova l’accessibilità ai musei.     Visualizza questo post su Instagram           

Un post condiviso da Philadelphia Museum of Art (@philamuseum)


Una delle cause per cui molte persone non visitano i musei è perché pensano di non conoscere abbastanza la storia dell’arte per poter guardare e apprezzare l’arte. Per Linnea West, educatrice del Philadelphia Museum of Art, la Slow Art abbassa alcune delle barriere sostenendo che c’è sempre qualcosa da imparare semplicemente guardando, senza aver necessariamente studiato Storia dell’Arte.

Una delle attività che caratterizza una visita di Slow Art Day consiste nel chiedere ai visitatori di guardare le opere d’arte per almeno 10 minuti, lasciando libera la fantasia, immaginando il messaggio che l’opera comunica, scrutando i suoi dettagli e formulando congetture sulle intenzioni, idee e sentimenti che l’artista ha provato mentre la produceva.

Proprio questa pratica ha portato Phil Terry ad istituire lo “Slow Art Day”, una giornata in cui i musei possono ospitare programmi di arte lenta – quest’anno celebrato il 10 Aprile.

Phil Terry afferma di essersi appassionato alla Slow Art nel 2008, quando ha deciso di comportarsi come se fosse nel suo salotto e immerso nel mondo del celebre film d’animazione “Fantasia” di Hans Hofmann. Il suo record personale davanti ad un’opera d’arte consiste in 10 ore davanti all’opera “The Harvesters” di Pieter Bruegel.

“Parte della missione dello Slow Art Day è rendere l’esperienza artistica più inclusiva creando un contesto in cui le persone si sentano accolte e incluse nell’esperienza artistica stessa”, afferma Phil Terry.     Visualizza questo post su Instagram           

Un post condiviso da Morris Museum of Art (@morrismuseumoart)

Se si rallenta e si guarda qualsiasi tipo di arte, si può scoprire che è possibile costruire una relazione con essa, vedere le cose sotto un altro punto di vista e liberarsi dai pregiudizi iniziali che spesso possono limitare il nostro approccio all’arte, soprattutto quella contemporanea. 

“Conoscere un’opera d’arte è un po’ come conoscere una persona”, dice Addie Gayoso, un educatore presso NMWA – National Museum of Women in the Arts – “abbiamo alcuni preconcetti e un po’ di diffidenza ma poi una volta che passiamo del tempo con loro, ci rendiamo conto della loro profondità.”.

Che si tratti di un’opera astratta contemporanea o di una scultura classica, è innegabile che la Slow Art generi empatia.

Si tratta di essere in grado di immaginare un’altra persona, che sia l’artista o il soggetto dell’opera, e quello che sta passando. Si tratta di saper uscire da sé e calarsi nei panni dell’altro, con cui si instaura una relazione che può essere di solidarietà, ammirazione, disprezzo, antipatia.

Non è importante il cosa o il come, l’obiettivo della Slow Art è suscitare una reazione che ci faccia uscire dal museo diversi da come siamo entrati.

Photo Credits: Tate Modern (Londra)

- Artuu crede in -

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Cos’è la Slow Art e perché ne abbiamo sempre più bisogno

In una società in continua accelerazione, rallentare è diventato un lusso e una sfida ma anche una virtù e un atto di ribellione che può riflettersi in tanti ambiti della nostra vita, anche nella fruizione dell’arte.

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Dopo aver tanto sentito parlare di Slow Food, Slow Reading e Slow Travel ora è il turno della Slow Art, la nuova frontiera della fruizione dell’arte, più lenta e intima.

L’aggettivo SLOW (tradotto in italiano con LENTO) indica un antidoto ai ritmi performativi che da sempre investono le nostre attività quotidiane, invitandoci a riscoprire la bellezza della lentezza e della consapevolezza.

Con il movimento Slow Art, anche il mondo dell’arte sta valutando un approccio diverso per relazionarsi con le opere d’arte in opposizione al consumo di massa che negli ultimi anni ha caratterizzato le esperienze museali, sempre più veloci e dettate più dall’ansia di ottenere like su Instagram rispetto ad un vero accrescimento culturale.

Gli studi suggeriscono che il visitatore medio di un museo guarda un’opera d’arte per meno di 30 secondi.

Se a questa lacuna ci uniamo la poca accessibilità e le folle che sgomitano per vedere le opere più agognate in sala, ben si comprende come risulti necessario ripensare alle modalità di visita e fruizione dell’arte in un’ottica nuova e con una programmazione capace di guidare i visitatori a guardare l’arte con più pazienza e attenzione.

In epoca di pandemia la Slow Art si è posta non tanto come una scelta quanto più come una necessità. Infatti, se in un primo momento, il movimento Slow Art potrebbe sembrare radicato nella meditazione e nella consapevolezza, in realtà al centro della sua missione si trova l’accessibilità ai musei.     Visualizza questo post su Instagram           

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Una delle cause per cui molte persone non visitano i musei è perché pensano di non conoscere abbastanza la storia dell’arte per poter guardare e apprezzare l’arte. Per Linnea West, educatrice del Philadelphia Museum of Art, la Slow Art abbassa alcune delle barriere sostenendo che c’è sempre qualcosa da imparare semplicemente guardando, senza aver necessariamente studiato Storia dell’Arte.

Una delle attività che caratterizza una visita di Slow Art Day consiste nel chiedere ai visitatori di guardare le opere d’arte per almeno 10 minuti, lasciando libera la fantasia, immaginando il messaggio che l’opera comunica, scrutando i suoi dettagli e formulando congetture sulle intenzioni, idee e sentimenti che l’artista ha provato mentre la produceva.

Proprio questa pratica ha portato Phil Terry ad istituire lo “Slow Art Day”, una giornata in cui i musei possono ospitare programmi di arte lenta – quest’anno celebrato il 10 Aprile.

Phil Terry afferma di essersi appassionato alla Slow Art nel 2008, quando ha deciso di comportarsi come se fosse nel suo salotto e immerso nel mondo del celebre film d’animazione “Fantasia” di Hans Hofmann. Il suo record personale davanti ad un’opera d’arte consiste in 10 ore davanti all’opera “The Harvesters” di Pieter Bruegel.

“Parte della missione dello Slow Art Day è rendere l’esperienza artistica più inclusiva creando un contesto in cui le persone si sentano accolte e incluse nell’esperienza artistica stessa”, afferma Phil Terry.     Visualizza questo post su Instagram           

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Se si rallenta e si guarda qualsiasi tipo di arte, si può scoprire che è possibile costruire una relazione con essa, vedere le cose sotto un altro punto di vista e liberarsi dai pregiudizi iniziali che spesso possono limitare il nostro approccio all’arte, soprattutto quella contemporanea. 

“Conoscere un’opera d’arte è un po’ come conoscere una persona”, dice Addie Gayoso, un educatore presso NMWA – National Museum of Women in the Arts – “abbiamo alcuni preconcetti e un po’ di diffidenza ma poi una volta che passiamo del tempo con loro, ci rendiamo conto della loro profondità.”.

Che si tratti di un’opera astratta contemporanea o di una scultura classica, è innegabile che la Slow Art generi empatia.

Si tratta di essere in grado di immaginare un’altra persona, che sia l’artista o il soggetto dell’opera, e quello che sta passando. Si tratta di saper uscire da sé e calarsi nei panni dell’altro, con cui si instaura una relazione che può essere di solidarietà, ammirazione, disprezzo, antipatia.

Non è importante il cosa o il come, l’obiettivo della Slow Art è suscitare una reazione che ci faccia uscire dal museo diversi da come siamo entrati.

Photo Credits: Tate Modern (Londra)

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In una società in continua accelerazione, rallentare è diventato un lusso e una sfida ma anche una virtù e un atto di ribellione che può riflettersi in tanti ambiti della nostra vita, anche nella fruizione dell’arte.

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Dopo aver tanto sentito parlare di Slow Food, Slow Reading e Slow Travel ora è il turno della Slow Art, la nuova frontiera della fruizione dell’arte, più lenta e intima.

L’aggettivo SLOW (tradotto in italiano con LENTO) indica un antidoto ai ritmi performativi che da sempre investono le nostre attività quotidiane, invitandoci a riscoprire la bellezza della lentezza e della consapevolezza.

Con il movimento Slow Art, anche il mondo dell’arte sta valutando un approccio diverso per relazionarsi con le opere d’arte in opposizione al consumo di massa che negli ultimi anni ha caratterizzato le esperienze museali, sempre più veloci e dettate più dall’ansia di ottenere like su Instagram rispetto ad un vero accrescimento culturale.

Gli studi suggeriscono che il visitatore medio di un museo guarda un’opera d’arte per meno di 30 secondi.

Se a questa lacuna ci uniamo la poca accessibilità e le folle che sgomitano per vedere le opere più agognate in sala, ben si comprende come risulti necessario ripensare alle modalità di visita e fruizione dell’arte in un’ottica nuova e con una programmazione capace di guidare i visitatori a guardare l’arte con più pazienza e attenzione.

In epoca di pandemia la Slow Art si è posta non tanto come una scelta quanto più come una necessità. Infatti, se in un primo momento, il movimento Slow Art potrebbe sembrare radicato nella meditazione e nella consapevolezza, in realtà al centro della sua missione si trova l’accessibilità ai musei.     Visualizza questo post su Instagram           

Un post condiviso da Philadelphia Museum of Art (@philamuseum)


Una delle cause per cui molte persone non visitano i musei è perché pensano di non conoscere abbastanza la storia dell’arte per poter guardare e apprezzare l’arte. Per Linnea West, educatrice del Philadelphia Museum of Art, la Slow Art abbassa alcune delle barriere sostenendo che c’è sempre qualcosa da imparare semplicemente guardando, senza aver necessariamente studiato Storia dell’Arte.

Una delle attività che caratterizza una visita di Slow Art Day consiste nel chiedere ai visitatori di guardare le opere d’arte per almeno 10 minuti, lasciando libera la fantasia, immaginando il messaggio che l’opera comunica, scrutando i suoi dettagli e formulando congetture sulle intenzioni, idee e sentimenti che l’artista ha provato mentre la produceva.

Proprio questa pratica ha portato Phil Terry ad istituire lo “Slow Art Day”, una giornata in cui i musei possono ospitare programmi di arte lenta – quest’anno celebrato il 10 Aprile.

Phil Terry afferma di essersi appassionato alla Slow Art nel 2008, quando ha deciso di comportarsi come se fosse nel suo salotto e immerso nel mondo del celebre film d’animazione “Fantasia” di Hans Hofmann. Il suo record personale davanti ad un’opera d’arte consiste in 10 ore davanti all’opera “The Harvesters” di Pieter Bruegel.

“Parte della missione dello Slow Art Day è rendere l’esperienza artistica più inclusiva creando un contesto in cui le persone si sentano accolte e incluse nell’esperienza artistica stessa”, afferma Phil Terry.     Visualizza questo post su Instagram           

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Se si rallenta e si guarda qualsiasi tipo di arte, si può scoprire che è possibile costruire una relazione con essa, vedere le cose sotto un altro punto di vista e liberarsi dai pregiudizi iniziali che spesso possono limitare il nostro approccio all’arte, soprattutto quella contemporanea. 

“Conoscere un’opera d’arte è un po’ come conoscere una persona”, dice Addie Gayoso, un educatore presso NMWA – National Museum of Women in the Arts – “abbiamo alcuni preconcetti e un po’ di diffidenza ma poi una volta che passiamo del tempo con loro, ci rendiamo conto della loro profondità.”.

Che si tratti di un’opera astratta contemporanea o di una scultura classica, è innegabile che la Slow Art generi empatia.

Si tratta di essere in grado di immaginare un’altra persona, che sia l’artista o il soggetto dell’opera, e quello che sta passando. Si tratta di saper uscire da sé e calarsi nei panni dell’altro, con cui si instaura una relazione che può essere di solidarietà, ammirazione, disprezzo, antipatia.

Non è importante il cosa o il come, l’obiettivo della Slow Art è suscitare una reazione che ci faccia uscire dal museo diversi da come siamo entrati.

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