Nonostante le istituzioni culturali italiane abbiano generalmente aumentato il loro pubblico, i musei d’arte in Italia restano poco visitati dai giovani nostrani. Come mai?

Dai risultati delle indagini Istat degli ultimi anni, le istituzioni culturali italiane hanno aumentato notevolmente il loro pubblico, arrivando a toccare quasi i 120 milioni di ingressi nel 2017, soprattutto grazie al grande afflusso nelle aree archeologiche (primeggiano Colosseo-Fori romani e scavi di Pompei). Leggendo meglio i dati dell’Istat, il Ministero ha potuto notare come il pubblico “della cultura” sia costituito  in buona parte da turisti stranieri, e come i giovani italiani spesso “si interessino” all’arte e alla cultura solo se accompagnati da genitori, insegnanti e scuole. Generalmente tutti i musei d’arte organizzano workshop, attività ludiche e seminari per poter avvicinare le scolaresche e i giovani all’arte, soprattutto quella contemporanea. Ma se poi i giovanissimi vanno al museo solo perché “obbligati”, non dovremmo chiederci se si stia percorrendo la giusta strada?

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Negli ultimi anni si sta assistendo a un “ringiovanimento” delle attività dei musei d’arte per fare in modo che gli studenti e gli under 18 si avvicinino al mondo dell’arte contemporanea. Le iniziative spaziano da serate con djset al museo, mostre interattive e laboratori manuali con cui si spera di appassionare il pubblico più acerbo. Ma perché poi, quando sono liberi di scegliere, gli under 18 (ma anche i più grandi) preferiscono sempre fare altro?

Ecco 4 possibili motivi (e spunti di riflessione)

1 – L’insegnamento dell’arte contemporanea nelle scuole

Quando si pensa ad arte e giovani la prima domanda che ci si pone è se la scuola stia facendo tutto il possibile per fare interessare a una disciplina così articolata come l’arte contemporanea. Gli studenti sono il futuro, di qualsiasi paese. E se non riuscissero a capire l’importanza dei musei, cosa potrebbe accadere? La maggior parte dei professori non si inoltra nella spiegazione di artisti moderni, apparentemente più contorti, che a prima vista non vengono capiti. Ad esempio, a una persona alla quale nel proprio percorso di studi non è  stato spiegato Mark Rothko e la sua grande spiritualità, come potrebbe reagire trovandosi per la prima volta davanti ad uno dei suoi capolavori? E ancora, come far capire che l’arte è frutto del suo tempo, e che quella del Novecento sia così anti-tradizionale e sconvolgente proprio perché il Novecento è stato l’anno in cui il mondo è stato completamente sconvolto, se spesso gli studenti arrivano a malapena a studiare la guerra fredda?

2 – Marketing e comunicazione inefficaci

Sempre al centro di polemiche, la gestione manageriale e della comunicazione dei nostri musei è considerata da molti una delle cause dello scarso interesse dei giovanissimi. Certo, non è cosa facile amministrare un museo, specialmente in Italia. I costi sono elevatissimi, e in buona parte destinati a coprire i loro inevitabili costi di conservazione e assicurare un lungo futuro a ciò che custodiscono. Ma gli investimenti in comunicazione dovrebbero comunque, in un modo o nell’altro, essere incrementati. Basti pensare che nelle grandi città italiane spesso nemmeno i residenti visitano i “loro” musei, perché spesso ignari di cosa questi esibiscano, delle iniziative e delle mostre in corso. Quando l’Italia riuscirà a tenere il passo di quegli altri paesi europei che hanno compreso che la comunicazione e il marketing sono il futuro, e lo strumento per portare gente nelle proprie sale (E PAGARE IL BIGLIETTO!)? Quando si capirà che la comunicazione sui social media, il web marketing e un sito internet chiaro e ben fatto sono elementi fondamentali nel XXI secolo!

3 – Tante mostre (incomplete) su pochi artisti 

Negli ultimi anni si sta assistendo in Italia a un impressionante crescita del numero di mostre, dato apparentemente positivo. Le mostre che riscuotono più successo e accolgono più visitatori sono SEMPRE quelle legate a grandi nomi dell’arte. Anche questo pare scontato, ma quanto questi eventi approfondiscono la conoscenza di un artista e della materia, spingendo parte dei visitatori a interessarsi e approfondire anche fuori dal museo? Tutti conoscono Monet, Caravaggio, Picasso… ma perché non spingere il pubblico ad interessarsi a una prospettiva più ampia della storia dell’arte? Magari “sfruttando” proprio questi grandi artisti per attirare una fetta di pubblico ampia ad una mostra dal respiro più ampio, più approfondita, più coinvolgente?

4 – L’arte è una cosa inutile e noiosa

In un periodo in cui il liceo classico perde sempre più iscritti, e le tre facoltà più in voga sono economia, ingegneria e giurisprudenza, è pensabile che i giovani e gli studenti vogliano un futuro più certo, interessandosi a quanto di più sicuro possibile? L’arte viene sempre più vista come qualcosa di superfluo, con cui “non si può mangiare”, con cui non è possibile vivere? E di conseguenza non ci si interessa più all’arte, vista come percorso troppo distante dall’affermazione individuale ed economica? Sarà forse questo il motivo per cui il 70% degli italiani preferisce fare altro?

La sfida delle istituzioni culturali italiane dovrebbe focalizzarsi su due obiettivi: avvicinare i giovani al museo e farli appassionare in modo autonomo al mondo dell’arte, portandoli di conseguenza a preferire una visita a una mostra piuttosto che l’ennesima giornata al centro commerciale. Forse sarà il connubio di queste due missioni che porterà in futuro una più ampia fetta dei giovani italiani a visitare un museo più di una volta l’anno. E questo non può che essere considerato un obiettivo di primaria importanza per il paese. Perché il domani sarà sempre in mano ai giovani.

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