Gli eroi dei Manga in mostra alla Fabbrica del Vapore di Milano

Più di 1800 oggetti provenienti da collezioni private presentano i personaggi più amati della cultura giapponese manga.  

315 iconici personaggi, più di 1800 oggetti da collezione e circa 300 tavole manga tra riproduzioni e disegni originali: questi i protagonisti di Manga Heroes. Da Tezuka ai Pokémon in mostra nello Spazio ex cisterne della Fabbrica del Vapore a Milano.

Visitabile dal 9 ottobre 2021 al 2 gennaio 2022, la mostra è dedicata all’arte dei Manga dagli anni Cinquanta fino ad oggi, al suo sviluppo e ai suoi personaggi più amati e conosciuti di sempre, tra eroi ed eroine, robot, mostri e guerrieri in armatura.

Il progetto, a cura di Jacopo C. Buranelli e con la consulenza scientifica di Fabrizio Modina, è il risultato dell’unione di J-POP Manga, il Comicon di Napoli e il Comune di Milano e mette in scena negli spazi milanesi le collezioni private di 25 collezionisti da sempre appassionati della cultura popolare del Paese del Sol Levante. 

Centrale nel percorso espositivo è il tema della trasformazione. Dall’Uomo Tigre, Dragon Ball, Pokemon e Sailor Moon, a essere celebrata è la capacità dell’individuo di diventare eroe, trasformandosi in un “Manga Hero”, ma anche la capacità collettiva e narrativa di reinventarsi.

L’Uomo Tigre, il campione – Collezione privata

Tutto ciò che è visibile in mostra, dalle tavole manga abbozzate sulle pareti ai giocattoli coloratissimi custoditi sotto teche di vetro, non rappresenta dei semplici “fumetti e oggetti giapponesi per ragazzi”, ma vere e proprie opere d’arte, molte delle quali esposte a Milano per la prima volta.

Camminando tra le grandi teche, facendosi rapire dai personaggi conosciuti e amati durante l’infanzia che si incontrano qua e là, ci si accorge di quanto sia importante il tema della conservazione

Come il Gioco di Creamy, un ricordo speciale per chi è stato bambino negli anni Ottanta e guardava in tv la celebre trasmissione Bim Bum Bam. Il gioco, racconta la collezionista, si vinceva rispondendo correttamente al telefono a una domanda sulla puntata appena trasmessa de L’incantevole Creamy.  

Dei veri e propri “Manga Heroes” anche i collezionisti coinvolti nella mostra, che per anni hanno tenuto in vita oggetti che oggi sono come parte di un patrimonio culturale collettivo, evocativi di ricordi e piccole abitudini infantili.

L’emergenza sanitaria, raccontano gli organizzatori, ha reso complesso lo scambio di oggetti con i collezionisti giapponesi ai fini dell’esposizione, ma ha fatto anche emergere una realtà italiana forse poco nota. È infatti sorprendente la quantità di collezionisti italiani appassionati a tal punto del mondo Manga da possedere una tale quantità di giocattoli, disegni, edizioni limitate e vere e proprie opere d’arte, entusiasti poi di condividere tutto ciò con il pubblico milanese. 

Lo scambio tra la cultura giapponese e quella italiana è un altro tema che spicca nella mostra. 

Si viene accolti all’ingresso da fotografie che poco hanno a che fare con l’estetica iper colorata dell’universo Manga. Si tratta della serie Mecha di Barbara Barberis: primi piani fotografici in bianco e nero di personaggi come Great Mazinger, Ufo Robot o Jeeg Robot in posa davanti alla fotocamera. Un’estetica canonica e decisamente occidentale, per celebrare il legame tra Italia e Giappone.

Seguono nel percorso stanze dedicate a temi specifici, facendo proseguire la mostra per sezioni: Pop Stars, I Super Robots, I Cavalieri in Armatura, o l’attualissima Gender Fluid.

In questa specifica sezione sono raccolte storie che trattano il tema del gender in maniera quasi “ante-litteram”. Il genere Manga, infatti, è stato uno dei primi a sdoganare questo tabù, già dai tempi di Lady Oscar, scritto e disegnato da Riyoko Ikeda, oppure a Il Cavaliere del Nastro, di Osamu Tezuka: la storia di una principessa costretta a fingersi maschio che già nel 1953 faceva la sua comparsa. Oggi, questo tema rimane tra i più urgenti e trattati nel mondo dell’arte e della cultura.

Animation Cel, La principessa Zaffiro – Collezione privata

É proprio illustrare l’attualità, allora, lo scopo di Manga Heroes

Osservando tutti questi oggetti, ci si rende conto di come riescano a colpire pubblici diversi tra di loro per età e interessi

Una madre può portare sua figlia a visitare la mostra e raccontarle di quanto era bella la Principessa Zaffiro” afferma il consulente Fabrizio Modina mentre gira fra le teche. 

Non si ricade nell’effetto nostalgia, perché i temi toccati e molti dei personaggi messi in scena sono più che contemporanei. 

Si tratta in fin dei conti di un viaggio che si articola fra Italia e Giappone e fra generazioni differenti, accorciando le distanze attraverso il potere di un’arte tutta da scoprire.

Cover Photo Credits: Locandina mostra “Manga Heroes. Da Tezuka ai Pokémon”

- Artuu crede in -

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Più di 1800 oggetti provenienti da collezioni private presentano i personaggi più amati della cultura giapponese manga.  

315 iconici personaggi, più di 1800 oggetti da collezione e circa 300 tavole manga tra riproduzioni e disegni originali: questi i protagonisti di Manga Heroes. Da Tezuka ai Pokémon in mostra nello Spazio ex cisterne della Fabbrica del Vapore a Milano.

Visitabile dal 9 ottobre 2021 al 2 gennaio 2022, la mostra è dedicata all’arte dei Manga dagli anni Cinquanta fino ad oggi, al suo sviluppo e ai suoi personaggi più amati e conosciuti di sempre, tra eroi ed eroine, robot, mostri e guerrieri in armatura.

Il progetto, a cura di Jacopo C. Buranelli e con la consulenza scientifica di Fabrizio Modina, è il risultato dell’unione di J-POP Manga, il Comicon di Napoli e il Comune di Milano e mette in scena negli spazi milanesi le collezioni private di 25 collezionisti da sempre appassionati della cultura popolare del Paese del Sol Levante. 

Centrale nel percorso espositivo è il tema della trasformazione. Dall’Uomo Tigre, Dragon Ball, Pokemon e Sailor Moon, a essere celebrata è la capacità dell’individuo di diventare eroe, trasformandosi in un “Manga Hero”, ma anche la capacità collettiva e narrativa di reinventarsi.

L’Uomo Tigre, il campione – Collezione privata

Tutto ciò che è visibile in mostra, dalle tavole manga abbozzate sulle pareti ai giocattoli coloratissimi custoditi sotto teche di vetro, non rappresenta dei semplici “fumetti e oggetti giapponesi per ragazzi”, ma vere e proprie opere d’arte, molte delle quali esposte a Milano per la prima volta.

Camminando tra le grandi teche, facendosi rapire dai personaggi conosciuti e amati durante l’infanzia che si incontrano qua e là, ci si accorge di quanto sia importante il tema della conservazione

Come il Gioco di Creamy, un ricordo speciale per chi è stato bambino negli anni Ottanta e guardava in tv la celebre trasmissione Bim Bum Bam. Il gioco, racconta la collezionista, si vinceva rispondendo correttamente al telefono a una domanda sulla puntata appena trasmessa de L’incantevole Creamy.  

Dei veri e propri “Manga Heroes” anche i collezionisti coinvolti nella mostra, che per anni hanno tenuto in vita oggetti che oggi sono come parte di un patrimonio culturale collettivo, evocativi di ricordi e piccole abitudini infantili.

L’emergenza sanitaria, raccontano gli organizzatori, ha reso complesso lo scambio di oggetti con i collezionisti giapponesi ai fini dell’esposizione, ma ha fatto anche emergere una realtà italiana forse poco nota. È infatti sorprendente la quantità di collezionisti italiani appassionati a tal punto del mondo Manga da possedere una tale quantità di giocattoli, disegni, edizioni limitate e vere e proprie opere d’arte, entusiasti poi di condividere tutto ciò con il pubblico milanese. 

Lo scambio tra la cultura giapponese e quella italiana è un altro tema che spicca nella mostra. 

Si viene accolti all’ingresso da fotografie che poco hanno a che fare con l’estetica iper colorata dell’universo Manga. Si tratta della serie Mecha di Barbara Barberis: primi piani fotografici in bianco e nero di personaggi come Great Mazinger, Ufo Robot o Jeeg Robot in posa davanti alla fotocamera. Un’estetica canonica e decisamente occidentale, per celebrare il legame tra Italia e Giappone.

Seguono nel percorso stanze dedicate a temi specifici, facendo proseguire la mostra per sezioni: Pop Stars, I Super Robots, I Cavalieri in Armatura, o l’attualissima Gender Fluid.

In questa specifica sezione sono raccolte storie che trattano il tema del gender in maniera quasi “ante-litteram”. Il genere Manga, infatti, è stato uno dei primi a sdoganare questo tabù, già dai tempi di Lady Oscar, scritto e disegnato da Riyoko Ikeda, oppure a Il Cavaliere del Nastro, di Osamu Tezuka: la storia di una principessa costretta a fingersi maschio che già nel 1953 faceva la sua comparsa. Oggi, questo tema rimane tra i più urgenti e trattati nel mondo dell’arte e della cultura.

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Osservando tutti questi oggetti, ci si rende conto di come riescano a colpire pubblici diversi tra di loro per età e interessi

Una madre può portare sua figlia a visitare la mostra e raccontarle di quanto era bella la Principessa Zaffiro” afferma il consulente Fabrizio Modina mentre gira fra le teche. 

Non si ricade nell’effetto nostalgia, perché i temi toccati e molti dei personaggi messi in scena sono più che contemporanei. 

Si tratta in fin dei conti di un viaggio che si articola fra Italia e Giappone e fra generazioni differenti, accorciando le distanze attraverso il potere di un’arte tutta da scoprire.

Cover Photo Credits: Locandina mostra “Manga Heroes. Da Tezuka ai Pokémon”

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Più di 1800 oggetti provenienti da collezioni private presentano i personaggi più amati della cultura giapponese manga.  

315 iconici personaggi, più di 1800 oggetti da collezione e circa 300 tavole manga tra riproduzioni e disegni originali: questi i protagonisti di Manga Heroes. Da Tezuka ai Pokémon in mostra nello Spazio ex cisterne della Fabbrica del Vapore a Milano.

Visitabile dal 9 ottobre 2021 al 2 gennaio 2022, la mostra è dedicata all’arte dei Manga dagli anni Cinquanta fino ad oggi, al suo sviluppo e ai suoi personaggi più amati e conosciuti di sempre, tra eroi ed eroine, robot, mostri e guerrieri in armatura.

Il progetto, a cura di Jacopo C. Buranelli e con la consulenza scientifica di Fabrizio Modina, è il risultato dell’unione di J-POP Manga, il Comicon di Napoli e il Comune di Milano e mette in scena negli spazi milanesi le collezioni private di 25 collezionisti da sempre appassionati della cultura popolare del Paese del Sol Levante. 

Centrale nel percorso espositivo è il tema della trasformazione. Dall’Uomo Tigre, Dragon Ball, Pokemon e Sailor Moon, a essere celebrata è la capacità dell’individuo di diventare eroe, trasformandosi in un “Manga Hero”, ma anche la capacità collettiva e narrativa di reinventarsi.

L’Uomo Tigre, il campione – Collezione privata

Tutto ciò che è visibile in mostra, dalle tavole manga abbozzate sulle pareti ai giocattoli coloratissimi custoditi sotto teche di vetro, non rappresenta dei semplici “fumetti e oggetti giapponesi per ragazzi”, ma vere e proprie opere d’arte, molte delle quali esposte a Milano per la prima volta.

Camminando tra le grandi teche, facendosi rapire dai personaggi conosciuti e amati durante l’infanzia che si incontrano qua e là, ci si accorge di quanto sia importante il tema della conservazione

Come il Gioco di Creamy, un ricordo speciale per chi è stato bambino negli anni Ottanta e guardava in tv la celebre trasmissione Bim Bum Bam. Il gioco, racconta la collezionista, si vinceva rispondendo correttamente al telefono a una domanda sulla puntata appena trasmessa de L’incantevole Creamy.  

Dei veri e propri “Manga Heroes” anche i collezionisti coinvolti nella mostra, che per anni hanno tenuto in vita oggetti che oggi sono come parte di un patrimonio culturale collettivo, evocativi di ricordi e piccole abitudini infantili.

L’emergenza sanitaria, raccontano gli organizzatori, ha reso complesso lo scambio di oggetti con i collezionisti giapponesi ai fini dell’esposizione, ma ha fatto anche emergere una realtà italiana forse poco nota. È infatti sorprendente la quantità di collezionisti italiani appassionati a tal punto del mondo Manga da possedere una tale quantità di giocattoli, disegni, edizioni limitate e vere e proprie opere d’arte, entusiasti poi di condividere tutto ciò con il pubblico milanese. 

Lo scambio tra la cultura giapponese e quella italiana è un altro tema che spicca nella mostra. 

Si viene accolti all’ingresso da fotografie che poco hanno a che fare con l’estetica iper colorata dell’universo Manga. Si tratta della serie Mecha di Barbara Barberis: primi piani fotografici in bianco e nero di personaggi come Great Mazinger, Ufo Robot o Jeeg Robot in posa davanti alla fotocamera. Un’estetica canonica e decisamente occidentale, per celebrare il legame tra Italia e Giappone.

Seguono nel percorso stanze dedicate a temi specifici, facendo proseguire la mostra per sezioni: Pop Stars, I Super Robots, I Cavalieri in Armatura, o l’attualissima Gender Fluid.

In questa specifica sezione sono raccolte storie che trattano il tema del gender in maniera quasi “ante-litteram”. Il genere Manga, infatti, è stato uno dei primi a sdoganare questo tabù, già dai tempi di Lady Oscar, scritto e disegnato da Riyoko Ikeda, oppure a Il Cavaliere del Nastro, di Osamu Tezuka: la storia di una principessa costretta a fingersi maschio che già nel 1953 faceva la sua comparsa. Oggi, questo tema rimane tra i più urgenti e trattati nel mondo dell’arte e della cultura.

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Una madre può portare sua figlia a visitare la mostra e raccontarle di quanto era bella la Principessa Zaffiro” afferma il consulente Fabrizio Modina mentre gira fra le teche. 

Non si ricade nell’effetto nostalgia, perché i temi toccati e molti dei personaggi messi in scena sono più che contemporanei. 

Si tratta in fin dei conti di un viaggio che si articola fra Italia e Giappone e fra generazioni differenti, accorciando le distanze attraverso il potere di un’arte tutta da scoprire.

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