Un viaggio alla scoperta del Fregio di Beethoven di Klimt

Bottoni, specchi spezzettati, pezzettini di bigiotteria, chiodi: può sembrare una lista delle cianfrusaglie trovate in soffitta, ma non lo è.

Si tratta di alcuni dei materiali che Gustav Klimt impiegò nel Fregio lungo 34 metri dedicato a Beethoven.

Sappiamo bene che il pittore austriaco Gustav Klimt sia sicuramente più conosciuto al pubblico per opere come l’iconico Bacio o l’Abbraccio. 

Stavolta vogliamo raccontare la storia di un’altra opera dell’artista, il Fregio di Beethoven. Anche se meno conosciuta, nasconde infatti tantissime curiosità che vale assolutamente la pena conoscere.

L’opera,  dedicata a Ludwig van Beethoven, è stata realizzata nel 1902. Esposta per la prima volta in occasione della XIVa esposizione della Secessione viennese, si proponeva di celebrare il grande compositore tedesco.

Quello che Klimt rappresenta è un tributo e la sua personale interpretazione di una delle più famose sinfonie del compositore tedesco, la Nona in re minore Op. 125 “Corale”.

Per intenderci, si tratta di quella sinfonia che sul finale contiene il movimento dell’ “Inno alla Gioia”. Questa melodia è nota anche ai non amanti della musica classica, che sicuramente l’avranno sentita e la conosceranno meglio come l’inno dell’Unione europea.

Il Fregio di Klimt sulle note della Nona di Beethoven

L’opera era stata pensata come un fregio che correva lungo tre pareti e decorava la parte alta di una delle sale del Palazzo della Secessione di Vienna. Una narrazione lunga 34 metri divisa in 7 enormi pannelli senza nessuna cornice, in cui i temi dell’opera si ispirano alla Nona sinfonia.

Si inizia a sinistra con “Il Desiderio di felicità”, continua al centro con “L’umanità che soffre e le forze ostili”, si chiude a destra con “Le arti e il coro degli angeli”, diretto riferimento all’Inno alla Gioia.
I personaggi rappresentati allegoricamente nel Fregio, rimandano alla mitologia classica.

Klimt e la “Ricerca della felicità”

Klimt rappresenta la ricerca della felicità da parte dell’umanità sofferente che troverà pace solo attraverso le arti.

Per riuscirci l’uomo, dovrà scontrarsi con le forze nemiche della felicità che, come si scopre nel pannello centrale, sono incarnate dal mostro-gorilla Tifeo.

Il mostro si accompagna dalle Gòrgoni, le sue tre figlie (alla sua destra, che simboleggiano la Malattia, la Follia e la Morte) e dalle Forze ostili (Lussuria, Immoralità e Intemperanza). A destra di questo pannello centrale, il pittore ci mostra con le sembianze di una gracile figura femminile il Dolore e le Paure che divorano l’uomo.

Il protagonista di questa storia è il Cavaliere dorato sulla parete corta a sinistra, eroe che salverà l’umanità debole che si batterà per il raggiungimento della felicità. Sulla parete destra, la striscia narrativa inizia con le allegorie della Speranza e della Felicità in cui l’umanità troverà la pace nella Poesia. 

L’ultimo pannello rappresenta invece la Gioia e per usare le stesse parole dell’artista: “Seconda parete lunga: il desiderio di felicità assoluta, l’amore assoluto. Coro di angeli in paradiso ‘Gioia, meravigliosa scintilla divina questo bacio a tutto il mondo”.

In conclusione, i famosi temi del Bacio e dell’Abbraccio, che saranno tanto cari all’artista, verrebbero qui anticipati. La lotta del cavaliere si conclude con l’intenso abbraccio e bacio tra l’eroe disarmato e la donna, personificazione della poesia, in un trionfo e “Inno alla Gioia” che diventerebbero simbolo della Felicità.

Come tocco finale, la sinfonia avrebbe fatto da colonna sonora alla mostra, eseguita il giorno dell’inaugurazione dal compositore Gustav Mahler che ne aveva diretto il coro.
Insomma, un’esperienza che oggi definiremo “immersiva” tra architettura, scultura, pittura e musica che si inseriva perfettamente nel concetto di “arte totale” che coinvolgesse tutte le arti, alla base dell’evento stesso.

Questa innovativa esposizione dedicata a Beethoven sarebbe stata poi riconosciuta come la massima espressione del gruppo della Secessione Viennese. Con Secessione Viennese o “Wiener Secession” ci si riferisce a quella corrente artistica che si era sviluppata attorno a un gruppo di giovani artisti riuniti a Vienna nel 1897, di cui Gustav Klimt era uno dei principali esponenti.

L’intento di questi artisti era quello di andare oltre la tradizione artistica delle accademie e dare inizio ad una nuova epoca delle arti. Come tutte le idee innovative, non sempre vengono subito comprese e accolte con entusiasmo e le prime critiche e polemiche non avevano tardato ad arrivare. 

Particolare delle Gòrgoni, Fregio di Beethoven, Gustav Klimt 1902, Palazzo della Secessione – Vienna. Courtesy of Secession

In particolare, le figure femminili delle Gòrgoni e delle allegorie delle Forze Ostili sarebbero state ritenute “ripugnanti”. Il motivo dello scandalo? Klimt aveva inserito espliciti particolari degli organi sessuali maschili e femminili, che al tempo erano considerati indecorosi. 

La tecnica

Il Fregio di Beethoven era stato ideato solo per essere esposto alla storica mostra di Beethoven, così Klimt lo aveva realizzato dipingendo direttamente sulla parete e utilizzando materiali facilmente asportabili. L’opera inizialmente doveva essere distrutta dopo la storica mostra, se non fosse che  all’artista sarebbe stata dedicata una retrospettiva all’Esposizione della Secessione nel 1903.

Il Fregio era stato quindi lasciato nel Palazzo della Secessione ed esposto insieme ad altre sue opere.

Tra i materiali utilizzati, Klimt impiega colori, smalti, frammenti di specchio, bottoni, chiodi di tappezzeria, pezzi di vetro colorato e inserti d’oro. Un mosaico di materiali, colori ed effetti che ben rispecchierebbero il periodo definito “aureo” del suo stile. In quest’ottica, l’utilizzo dell’oro rimanderebbe ai mosaici bizantini che l’artista avrebbe visto durante un viaggio a Ravenna e da cui si sarebbe lasciato ispirare. Altri rimandi si riconoscerebbero nella pittura egizia per la modalità narrativa del fregio continuo, e nelle stampe giapponesi per i segni incisivi con cui vengono rappresentate le figure.

Le vicende collezionistiche del Fregio di Beethoven: dal mercato privato alle confische naziste.

Al termine della retrospettiva dedicata a Gustav Klimt che si era svolta nel 1903, il Fregio di Beethoven veniva acquistato dal collezionista Carl Reininghaus, che aveva deciso in quella occasione di dividerlo in sette parti.

Nel 1915 l’opera passava nelle mani di August Lederer, industriale ebreo che poi sarebbe diventato un collezionista tra i più importanti di Gustav Klimt.

Nel 1938, in pieno regime nazista, l’opera viene confiscata a Lederer che però riuscirà a recuperare dopo la fine della seconda guerra mondiale.Nel 1973 il Fregio di Beethoven aveva trovato finalmente pace grazie all’acquisto da parte del governo austriaco e farà ritorno a Vienna dal 1985. Successivamente, nel Palazzo della Secessione di Vienna è stato allestito uno spazio ideato appositamente per ospitare l’opera dove si può ammirare ancora oggi.

La sala dove è esposto il Fregio di Beethoven di Gustav Klimt, Palazzo della Secessione – Vienna. Courtesy of Jorit Aust

Per immergersi completamente in quest’opera, il Palazzo della Secessione offre una esperienza spaziale e sonora di Beethoven: i visitatori possono infatti ascoltare in cuffia il 4° movimento della Sinfonia n. 9 in re minore Op. 125, registrato dall’Orchestra Sinfonica di Vienna.

Inge Prader – omaggio alle opere di Klimt in un progetto fotografico.

Anche se Gustav Klimt era convinto di non essere una persona particolarmente interessante, la sua arte continua ancora oggi ad ispirare gli artisti contemporanei. Ne è un esempio il progetto fotografico dell’artista Inge Prader che nel 2015 ha omaggiato l’artista austriaco in occasione dell’evento “Life Ball”.

Si tratta del più grande evento di beneficenza in Europa a sostegno delle persone colpite da HIV e AIDS che si svolge a Vienna ogni anno. Quello che la fotografa realizza è una rivisitazione delle opere di Klimt trasformandole in opere viventi.

Persone in carne ed ossa sono le protagoniste delle scene che animano il set. Tra le opere rivisitate scelte dalla Prader, non poteva mancare anche il Fregio di Beethoven.

Cover Photo Credits: Il Fregio di Beethoven, Parete centrale, Gustav Klimt 1902, Palazzo della Secessione – Vienna.
Courtesy of Secession

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Francesca Porcu
Francesca Porcu
Storica dell'arte e Master in Management delle Risorse Artistiche e Culturali. Aspirante progettista e fundraiser culturale. Ha vissuto a Firenze e a Parigi.

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