Non solo Judy. Come le artiste raccontano “lei”

Mentre il New Museum celebra Judy Chicago, l’artista che nel 1979 ha messo in tavola ben 39 vagine, l’organo sessuale femminile resta nel linguaggio collettivo – al netto del colloquiale più “brut” – ancora un tabù. Qualche donna artista, però, l’ha voluto raccontare.

Sebbene abbia sempre negato che fosse la sua fonte d’ispirazione (suvvìa), molti dei fiori spalancati di Georgia O’Keefee evocano decisamente delle grandi vagine (proprio uno dei suoi fiori, tra l’altro – sarà un caso – risulta essere l’opera d’arte più pagata al mondo firmata da una donna: 44,4 milioni di dollari per Jimson weed/White flower n.1). 

E se Louise Bourgeois diventa un’icona nella foto che le scatta Robert Mapplethorpe con un grande fallo (Fillette) sotto al braccio, nel suo lavoro l’artista francese racconta anche “lei”, in installazioni dalle vaghe forme vegetali. 

Valie Export

Le grandi pasionarie del femminismo, naturalmente, non si sono risparmiate. Da Valie Export, che nel 1968 occupa un cinema a luci rosse, a Monaco, e si siede davanti al pubblico con i pantaloni strappati sul pube a mostrare il sesso, imbracciando un fucile, fino a Carolee Shneemann, che nella performance Interior scroll del 1975 estrae proprio dalla vagina il testo che leggerà al suo pubblico; Schneemann, poi, a metà degli anni Novanta, creerà un vero e proprio museo sul tema con i dipinti, ricami e scritti dell’installazione Vulva’s morphia

Se Marlene Dumas non si fa scrupolo di dipingerla nelle sue rielaborazioni dell’estetica porno e se Maria Lassnig nel suo autoritratto O tu o io, del 2005, ci spalanca davanti il suo sesso glabro di ottantenne mentre si punta un’arma alla tempia e ne punta un’altra contro di noi, Sarah Lucas vira nell’ironia, infilando sigarette nelle vagine delle sue sculture antropomorfe o raccontando il sesso femminile (Au naturel, 1994), come un secchio rovesciato su un materasso.

Vulva Christi, Tiziana Cera Rosco

Le artiste di oggi oscillano tra delicatezza e furore, con Loredana Galante che fa del sesso femminile un fiore rosa nei suoi Feticci sentimentali oppure lo pone in una tazza traboccante nel più ironico dei suoi servizi da tè, e con Tiziana Cera Rosco che racconta la potenza del corpo femminile in grandi installazioni sul tema della Vulva Christi.

Duole ammettere, però, che il più straordinario omaggio al sesso femminile in pittura è opera di un uomo. L’Origine del mondo di Gustave Curbet, al Musée d’Orsay a Parigi, è vera da togliere il fiato.

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Alessandra Redaelli
Alessandra Redaelli
Nata a Milano, è giornalista, critico d’arte, curatore di eventi di arte contemporanea e docente di Scrittura Creativa. Collabora, tra gli altri, con i mensili Arte e Antiquariato. Cura mostre in gallerie private e in spazi pubblici. Si è occupata di manifestazioni fieristiche dedicate all’arte ed è stata membro della giuria in diversi contest di arte contemporanea. Con Newton Compton ha pubblicato i saggi Keep calm e impara a capire l’arte, 2015, I segreti dell’arte moderna e contemporanea, 2016, 10 cose da sapere sull'arte contemporanea, 2018, Forse non tutti sanno che l’arte, 2022, e nel 2017 il romanzo Arte, amore e altri guai.

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