Maternità e Arte Contemporanea: come viene celebrata dagli artisti

Il tema della Maternità è stato da sempre approfondito e affrontato nella storia dell’arte, soprattutto in pittura.

Dalle rappresentazioni religiose medievali e rinascimentali della Madonna con Bambino a quelle più laiche e contemporanee. 

Il rapporto tra madri e figli è stato sempre considerato sacro dagli artisti.

Un sentimento primordiale e istintivo, simbolo di un affetto incondizionato e di un legame eterno, che va testimoniato e immortalato con cura su tela, perché da considerare come modello per l’umanità intera.

Ogni forma di rappresentazione classica, moderna e contemporanea affronta il tema in modi diversi, ma con la stessa intensità.

Tra le opere d’arte moderna legate al tema La famiglia Monet nel giardino di Argenteuil, di Edouard Manet, del 1874, conservata al MET di New York: una scena familiare in un idilliaco giardino.

Di Vincent van Gogh è La madre Roulin col suo bambino, del 1888, conservata al Philadelphia Museum of Art. Oppure, l’opera Primi Passi, del 1890, dove sono raccontati i primi passi di una bambina, sotto lo sguardo orgoglioso del padre e la stretta protettiva della madre, china verso di lei per darle sicurezza.

Pablo Picasso realizza, nel 1902, Madre con bambino durante il suo periodo blu. 

Al periodo rosa, nel 1905, risale, invece, Maternità, sicuramente il suo più celebre dipinto raffigurante madre e figlio. Olio su tela, ci mostra una donna che allatta il suo bambino, avvolto nel suo scialle, in primo piano. È china verso di lui, con un fiore tra i capelli e dei lineamenti fini, lo ammira assorta. Tra i colori tenui del rosa e del grigio, madre e figlio sembrano condividere la stessa esistenza e la stessa anima. 

Sempre del 1905 è il dipinto di Gustav Klimt, Le tre età della donna, acquistato dallo Stato italiano nel 1911 e oggi conservato alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma. La figura della donna è uno dei temi più cari al pittore autriaco, qui rappresentata in tre fasi della sua vita: l’infanzia, la maternità e la vecchiaia. A sinistra, una donna anziana; sulla destra, una giovane donna tiene in braccio una bambina. Le figure della madre e della bambina sono nude, si scaldano a vicenda attraverso il loro affetto e la loro dolcezza, i loro visi sono vicini e sono raffigurati con toni pastello, che richiamano la loro tranquillità e il loro benessere. La donna anziana, invece, presenta toni cupi, è curvata su se stessa, si copre il volto con le mani, restituisce un senso di inquietudine.

Gustav Klimt, Le tre età della donna, 1905, olio su tela, cm 180 x 180, Galleria Nazionale d’arte moderna e contemporanea, Roma.

Umberto Boccioni, nel 1909, dipinge Ritratto di Betty e Nora Baer, oggi appartenente ad una collezione privata, in cui raffigura la sua amica Betty Baer in compagnia della giovane figlia Nora, in un momento di tranquillità. Le due sono sedute sotto una finestra e la luce illumina i loro volti. 

Nel 1910, il pittore futurista Giacomo Balla, ispirato dal forte legame che aveva con sua madre, che fece molti sacrifici per permettergli di portare avanti la sua carriera artistica, realizza il trittico Affetti. Rappresenta sua moglie Elisa e sua figlia Luce. La primogenita è appoggiata alle gambe della madre durante una lezione di lettura: un momento intimo e quotidiano, semplice ma carico di affetto materno, attraverso gli occhi di un padre felice e orgoglioso.

Ancora, Egon Schiele, nel 1915, dipinge Madre con due bambini, conservato al Leopold Museum di Vienna, attraverso il suo tipico sguardo e stile pittorico irrequieto e tormentato, ma estremamente sentimentale.

Del 1919 è Zingara con bambino, di Amedeo Modigliani, che oggi si trova alla National Gallery of Art di Washington. Il dipinto è rappresentativo dell’immaginario collettivo della figura della zingara sempre accompagnata dai suoi bambini per le strade delle città e ai quali è legata in modo viscerale.

Anche Frida Kahlo ha trattato il tema della maternità durante il suo percorso pittorico. Nel 1932 dipinge Ospedale Henri Ford, che oggi è al Museo Dolores Olmedo di Città del Messico. L’artista realizza quest’opera in seguito a due aborti spontanei avvenuto a causa dei suoi problemi di salute, in seguito ai quali è costretta a rimanere nell’ospedale che da il titolo al dipinto. L’artista è raffigurata nuda, sdraiata sul letto e circondata da sangue; dalla sua pancia vuota fuoriescono delle vene, le quali conducono ai simboli dei dolori della sua vita: un bambino che non avrà mai, il suo corpo che non funziona.

Frida Kahlo, Ospedale Henry Ford, 1932, olio su tela, cm 38 x 31, Museo Dolores Olmedo, Città del Messico.

Ancora, nel corso della sua carriera, Salvador Dalì dipinge più volte la figura materna. Del 1949 è la surreale e suggestiva Madonna di Port LLigat. Tutti gli elementi del quadro sono di difficile interpretazione. Al centro di un sipario aperto, troviamo la Madonna, l’elemento principale, con in grembo un bambino, simbolo del suo amore e di quello di Dio. Dalì, con la scelta di questo soggetto, riprende il tema religioso medievale e rinascimentale in chiave surrealista.

Per concludere questa breve storia della maternità nell’arte, anche Keith Haring, nell’ambito dell’arte contemporanea, ha abbracciato questo tema. Simbolo nella cultura popolare è Birth, del 1986 (pennarello su carta). Ma è la scultura Mother and Child, dell’anno successivo, in acciaio verniciato, che il pionieristico e iconico artista riesce a trasmettere a pieno l’amore materno per il proprio figlio. Il calore dell’affetto riesce a superare anche i limiti della sua stilizzazione impersonale e la freddezza dei materiali che utilizza.

Ma perchè il tema della maternità è stato adottato così spesso e così a lungo nelle opere d’arte? Secondo molti, generare una vita umana equivale a generare un’opera d’arte. Essere madri vuol dire essere artiste, essere creative: mettere al mondo qualcosa di importante. Il periodo della gestazione è paragonabile a quello del concepimento di un’opera d’arte. La madre, come l’artista, si prende cura della sua opera, la desidera. Una mamma si carica di aspettative verso qualcosa che ancora non c’è, ma che sarà presto nel mondo e avrà sempre bisogno del suo sostegno e del suo supporto.

Cover Photo Credits: Vincent van Gogh, La madre Roulin col suo bambino, 1888, olio su tela, cm 92 x 73, Philadelphia Museum of Art.

- Artuu crede in -

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Maternità e Arte Contemporanea: come viene celebrata dagli artisti

Il tema della Maternità è stato da sempre approfondito e affrontato nella storia dell’arte, soprattutto in pittura.

Dalle rappresentazioni religiose medievali e rinascimentali della Madonna con Bambino a quelle più laiche e contemporanee. 

Il rapporto tra madri e figli è stato sempre considerato sacro dagli artisti.

Un sentimento primordiale e istintivo, simbolo di un affetto incondizionato e di un legame eterno, che va testimoniato e immortalato con cura su tela, perché da considerare come modello per l’umanità intera.

Ogni forma di rappresentazione classica, moderna e contemporanea affronta il tema in modi diversi, ma con la stessa intensità.

Tra le opere d’arte moderna legate al tema La famiglia Monet nel giardino di Argenteuil, di Edouard Manet, del 1874, conservata al MET di New York: una scena familiare in un idilliaco giardino.

Di Vincent van Gogh è La madre Roulin col suo bambino, del 1888, conservata al Philadelphia Museum of Art. Oppure, l’opera Primi Passi, del 1890, dove sono raccontati i primi passi di una bambina, sotto lo sguardo orgoglioso del padre e la stretta protettiva della madre, china verso di lei per darle sicurezza.

Pablo Picasso realizza, nel 1902, Madre con bambino durante il suo periodo blu. 

Al periodo rosa, nel 1905, risale, invece, Maternità, sicuramente il suo più celebre dipinto raffigurante madre e figlio. Olio su tela, ci mostra una donna che allatta il suo bambino, avvolto nel suo scialle, in primo piano. È china verso di lui, con un fiore tra i capelli e dei lineamenti fini, lo ammira assorta. Tra i colori tenui del rosa e del grigio, madre e figlio sembrano condividere la stessa esistenza e la stessa anima. 

Sempre del 1905 è il dipinto di Gustav Klimt, Le tre età della donna, acquistato dallo Stato italiano nel 1911 e oggi conservato alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma. La figura della donna è uno dei temi più cari al pittore autriaco, qui rappresentata in tre fasi della sua vita: l’infanzia, la maternità e la vecchiaia. A sinistra, una donna anziana; sulla destra, una giovane donna tiene in braccio una bambina. Le figure della madre e della bambina sono nude, si scaldano a vicenda attraverso il loro affetto e la loro dolcezza, i loro visi sono vicini e sono raffigurati con toni pastello, che richiamano la loro tranquillità e il loro benessere. La donna anziana, invece, presenta toni cupi, è curvata su se stessa, si copre il volto con le mani, restituisce un senso di inquietudine.

Gustav Klimt, Le tre età della donna, 1905, olio su tela, cm 180 x 180, Galleria Nazionale d’arte moderna e contemporanea, Roma.

Umberto Boccioni, nel 1909, dipinge Ritratto di Betty e Nora Baer, oggi appartenente ad una collezione privata, in cui raffigura la sua amica Betty Baer in compagnia della giovane figlia Nora, in un momento di tranquillità. Le due sono sedute sotto una finestra e la luce illumina i loro volti. 

Nel 1910, il pittore futurista Giacomo Balla, ispirato dal forte legame che aveva con sua madre, che fece molti sacrifici per permettergli di portare avanti la sua carriera artistica, realizza il trittico Affetti. Rappresenta sua moglie Elisa e sua figlia Luce. La primogenita è appoggiata alle gambe della madre durante una lezione di lettura: un momento intimo e quotidiano, semplice ma carico di affetto materno, attraverso gli occhi di un padre felice e orgoglioso.

Ancora, Egon Schiele, nel 1915, dipinge Madre con due bambini, conservato al Leopold Museum di Vienna, attraverso il suo tipico sguardo e stile pittorico irrequieto e tormentato, ma estremamente sentimentale.

Del 1919 è Zingara con bambino, di Amedeo Modigliani, che oggi si trova alla National Gallery of Art di Washington. Il dipinto è rappresentativo dell’immaginario collettivo della figura della zingara sempre accompagnata dai suoi bambini per le strade delle città e ai quali è legata in modo viscerale.

Anche Frida Kahlo ha trattato il tema della maternità durante il suo percorso pittorico. Nel 1932 dipinge Ospedale Henri Ford, che oggi è al Museo Dolores Olmedo di Città del Messico. L’artista realizza quest’opera in seguito a due aborti spontanei avvenuto a causa dei suoi problemi di salute, in seguito ai quali è costretta a rimanere nell’ospedale che da il titolo al dipinto. L’artista è raffigurata nuda, sdraiata sul letto e circondata da sangue; dalla sua pancia vuota fuoriescono delle vene, le quali conducono ai simboli dei dolori della sua vita: un bambino che non avrà mai, il suo corpo che non funziona.

Frida Kahlo, Ospedale Henry Ford, 1932, olio su tela, cm 38 x 31, Museo Dolores Olmedo, Città del Messico.

Ancora, nel corso della sua carriera, Salvador Dalì dipinge più volte la figura materna. Del 1949 è la surreale e suggestiva Madonna di Port LLigat. Tutti gli elementi del quadro sono di difficile interpretazione. Al centro di un sipario aperto, troviamo la Madonna, l’elemento principale, con in grembo un bambino, simbolo del suo amore e di quello di Dio. Dalì, con la scelta di questo soggetto, riprende il tema religioso medievale e rinascimentale in chiave surrealista.

Per concludere questa breve storia della maternità nell’arte, anche Keith Haring, nell’ambito dell’arte contemporanea, ha abbracciato questo tema. Simbolo nella cultura popolare è Birth, del 1986 (pennarello su carta). Ma è la scultura Mother and Child, dell’anno successivo, in acciaio verniciato, che il pionieristico e iconico artista riesce a trasmettere a pieno l’amore materno per il proprio figlio. Il calore dell’affetto riesce a superare anche i limiti della sua stilizzazione impersonale e la freddezza dei materiali che utilizza.

Ma perchè il tema della maternità è stato adottato così spesso e così a lungo nelle opere d’arte? Secondo molti, generare una vita umana equivale a generare un’opera d’arte. Essere madri vuol dire essere artiste, essere creative: mettere al mondo qualcosa di importante. Il periodo della gestazione è paragonabile a quello del concepimento di un’opera d’arte. La madre, come l’artista, si prende cura della sua opera, la desidera. Una mamma si carica di aspettative verso qualcosa che ancora non c’è, ma che sarà presto nel mondo e avrà sempre bisogno del suo sostegno e del suo supporto.

Cover Photo Credits: Vincent van Gogh, La madre Roulin col suo bambino, 1888, olio su tela, cm 92 x 73, Philadelphia Museum of Art.

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Il rapporto tra madri e figli è stato sempre considerato sacro dagli artisti.

Un sentimento primordiale e istintivo, simbolo di un affetto incondizionato e di un legame eterno, che va testimoniato e immortalato con cura su tela, perché da considerare come modello per l’umanità intera.

Ogni forma di rappresentazione classica, moderna e contemporanea affronta il tema in modi diversi, ma con la stessa intensità.

Tra le opere d’arte moderna legate al tema La famiglia Monet nel giardino di Argenteuil, di Edouard Manet, del 1874, conservata al MET di New York: una scena familiare in un idilliaco giardino.

Di Vincent van Gogh è La madre Roulin col suo bambino, del 1888, conservata al Philadelphia Museum of Art. Oppure, l’opera Primi Passi, del 1890, dove sono raccontati i primi passi di una bambina, sotto lo sguardo orgoglioso del padre e la stretta protettiva della madre, china verso di lei per darle sicurezza.

Pablo Picasso realizza, nel 1902, Madre con bambino durante il suo periodo blu. 

Al periodo rosa, nel 1905, risale, invece, Maternità, sicuramente il suo più celebre dipinto raffigurante madre e figlio. Olio su tela, ci mostra una donna che allatta il suo bambino, avvolto nel suo scialle, in primo piano. È china verso di lui, con un fiore tra i capelli e dei lineamenti fini, lo ammira assorta. Tra i colori tenui del rosa e del grigio, madre e figlio sembrano condividere la stessa esistenza e la stessa anima. 

Sempre del 1905 è il dipinto di Gustav Klimt, Le tre età della donna, acquistato dallo Stato italiano nel 1911 e oggi conservato alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma. La figura della donna è uno dei temi più cari al pittore autriaco, qui rappresentata in tre fasi della sua vita: l’infanzia, la maternità e la vecchiaia. A sinistra, una donna anziana; sulla destra, una giovane donna tiene in braccio una bambina. Le figure della madre e della bambina sono nude, si scaldano a vicenda attraverso il loro affetto e la loro dolcezza, i loro visi sono vicini e sono raffigurati con toni pastello, che richiamano la loro tranquillità e il loro benessere. La donna anziana, invece, presenta toni cupi, è curvata su se stessa, si copre il volto con le mani, restituisce un senso di inquietudine.

Gustav Klimt, Le tre età della donna, 1905, olio su tela, cm 180 x 180, Galleria Nazionale d’arte moderna e contemporanea, Roma.

Umberto Boccioni, nel 1909, dipinge Ritratto di Betty e Nora Baer, oggi appartenente ad una collezione privata, in cui raffigura la sua amica Betty Baer in compagnia della giovane figlia Nora, in un momento di tranquillità. Le due sono sedute sotto una finestra e la luce illumina i loro volti. 

Nel 1910, il pittore futurista Giacomo Balla, ispirato dal forte legame che aveva con sua madre, che fece molti sacrifici per permettergli di portare avanti la sua carriera artistica, realizza il trittico Affetti. Rappresenta sua moglie Elisa e sua figlia Luce. La primogenita è appoggiata alle gambe della madre durante una lezione di lettura: un momento intimo e quotidiano, semplice ma carico di affetto materno, attraverso gli occhi di un padre felice e orgoglioso.

Ancora, Egon Schiele, nel 1915, dipinge Madre con due bambini, conservato al Leopold Museum di Vienna, attraverso il suo tipico sguardo e stile pittorico irrequieto e tormentato, ma estremamente sentimentale.

Del 1919 è Zingara con bambino, di Amedeo Modigliani, che oggi si trova alla National Gallery of Art di Washington. Il dipinto è rappresentativo dell’immaginario collettivo della figura della zingara sempre accompagnata dai suoi bambini per le strade delle città e ai quali è legata in modo viscerale.

Anche Frida Kahlo ha trattato il tema della maternità durante il suo percorso pittorico. Nel 1932 dipinge Ospedale Henri Ford, che oggi è al Museo Dolores Olmedo di Città del Messico. L’artista realizza quest’opera in seguito a due aborti spontanei avvenuto a causa dei suoi problemi di salute, in seguito ai quali è costretta a rimanere nell’ospedale che da il titolo al dipinto. L’artista è raffigurata nuda, sdraiata sul letto e circondata da sangue; dalla sua pancia vuota fuoriescono delle vene, le quali conducono ai simboli dei dolori della sua vita: un bambino che non avrà mai, il suo corpo che non funziona.

Frida Kahlo, Ospedale Henry Ford, 1932, olio su tela, cm 38 x 31, Museo Dolores Olmedo, Città del Messico.

Ancora, nel corso della sua carriera, Salvador Dalì dipinge più volte la figura materna. Del 1949 è la surreale e suggestiva Madonna di Port LLigat. Tutti gli elementi del quadro sono di difficile interpretazione. Al centro di un sipario aperto, troviamo la Madonna, l’elemento principale, con in grembo un bambino, simbolo del suo amore e di quello di Dio. Dalì, con la scelta di questo soggetto, riprende il tema religioso medievale e rinascimentale in chiave surrealista.

Per concludere questa breve storia della maternità nell’arte, anche Keith Haring, nell’ambito dell’arte contemporanea, ha abbracciato questo tema. Simbolo nella cultura popolare è Birth, del 1986 (pennarello su carta). Ma è la scultura Mother and Child, dell’anno successivo, in acciaio verniciato, che il pionieristico e iconico artista riesce a trasmettere a pieno l’amore materno per il proprio figlio. Il calore dell’affetto riesce a superare anche i limiti della sua stilizzazione impersonale e la freddezza dei materiali che utilizza.

Ma perchè il tema della maternità è stato adottato così spesso e così a lungo nelle opere d’arte? Secondo molti, generare una vita umana equivale a generare un’opera d’arte. Essere madri vuol dire essere artiste, essere creative: mettere al mondo qualcosa di importante. Il periodo della gestazione è paragonabile a quello del concepimento di un’opera d’arte. La madre, come l’artista, si prende cura della sua opera, la desidera. Una mamma si carica di aspettative verso qualcosa che ancora non c’è, ma che sarà presto nel mondo e avrà sempre bisogno del suo sostegno e del suo supporto.

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