L’intimità e l’empatia nelle fotografie di Naima Green

Naima Green è un’artista, fotografa ed educatrice di New York che invita a partecipare, testimoniare e a fare i conti con la self-confidence

Naima Green lavora principalmente negli Stati Uniti, partecipando a mostre presso il Fotografiska di New York, lo Smart Museum of Art, Houston Center for Photography, Studio Museum in Harlem e Arsenal Gallery e molte altre.

Attualmente è impegnata nella mostra recentemente commissionatale dall’ Institute for Contemporary Art della Virginia Commonwealth University Keep Missing My Water.

La mostra Keep Missing My Water

L’esposizione prosegue l’investimento costante della Green nella documentazione dell’intimità all’interno delle comunità nere e queer.

Al centro della mostra ci sono fotografie scattate su e intorno a diversi specchi d’acqua degli Stati Uniti in Virginia, California, New York, Pennsylvania e Massachussets.

L’acqua è metafora sia di fluidità che di vitalità, in relazione alla sessualità, al corpo e al nostro rapporto con la vita quotidiana.

Attraverso l’utilizzo di fotografie incorniciate, carta da parati vinilica personalizzata, video e suoni, Naima Green crea una mostra di ambienti sconfinati.

Naima Green, Saltwater Gold, 2021, 34 ✕ 34 in. (86.36 ✕ 86.36 cm.). (artwork © Naima Green)

Seducenti scene interne e paesaggi esterni si mescolano l’uno con l’altro, scene e personaggi si ritirano e riemergono, attivando un senso di desiderio che si realizza all’interno della mostra.

Mancanza, bisogno e amore sono le sensazioni ricorrenti all’interno delle immagini della Green, le quali ricordano un senso di nostalgia evocato dalla canzone You Don’t Miss Your Water di Otis Redding (1965).

La mostra ha infine la funzione di archivio vivente, poiché per la Green la fotografia è una porta d’accesso alla vita.

Nel suo archivio online Skin Contact, in mostra come installazione interattiva, Naima Green raccoglie materiali che contribuiscono alla qualità di vita dei suoi interlocutori mediante playlist, poesie, questionari, lettere d’amore e tanto altro, tutto ciò per enfatizzare l’intimità dei ritratti della fotografa.

Il progetto Pur-suit di Naima Green

Grazie al suo recente progetto Pur-suit, l’artista Naima Green ha costruito un’immagine ricca di sfumature di ciò che è la vita LGBTQ+ nera a Brooklyn oggi, di modo che nessuno possa negarne l’esistenza in futuro.

Naima Green, Pur-suit, courtesy Naima Green

Il progetto è nato come un mazzo di 54 carte raffiguranti i ritratti, un’idea emersa dopo che la Green si è imbattuta nel Dyke Deck di Catherine Opie, realizzato nella Bay Area tra il 1990 e il 1995, in un database della New York Public Library nel 2017.

L’artista ha costruito questo archivio visivo nel suo studio, utilizzando come soggetti donne queer nere e persone non binarie.

Pur-suit è un’incarnazione dell’approccio collaborativo ed empatico della Green: “Quando faccio un ritratto a qualcuno, chiedo se c’è un modo in cui vorrebbe vedersi” spiega l’artista.

I temi centrali sono i ritratti di donne queer, trans, non binarie e persone non conformi al genere, in posa o rilassate, da sole o con i propri cari e famiglie scelte.

Naima documenta la loro diversa bellezza ed eccellenza, facendo luce sulle persone più emarginate all’interno della comunità LGBTQ+.

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Giulia De Sanctis
Giulia De Sanctis
Laureata in Comunicazione e Valorizzazione del Patrimonio Artistico Contemporaneo, ha mosso i primi passi nel mondo dell’arte contemporanea collaborando con gallerie torinesi come supporto allestimento mostre e pubbliche relazioni. Ha supportato l’ufficio stampa IED Italia e il settore grafica della Fondazione Circolo dei Lettori di Torino. Collabora attivamente con riviste e testate web del settore artistico, eventi / tempo libero e attualità

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