La prima Biennale d’Arte curata dall’Intelligenza Artificiale

Ubermorgen, Leonardo Impett, and Joasia Krysa, The Next Biennial Should Be Curated by a Machine (2021), screenshot. Image courtesy of the Whitney Museum of American Art, New York.

Un nuovo progetto online basato sui dati raccolti dal Whitney Museum of American Art e dalla Biennale di Liverpool tenta di immaginare 64 mostre curate dall’Intelligenza Artificiale.

The Next Biennial Should Be Curated by a Machine è il titolo del progetto che reinventa il futuro della curatela alla luce dell’Intelligenza Artificiale come sistema di autoapprendimento uomo-macchina.

Sviluppato in collaborazione tra gli artisti UBERMORGEN, Leonardo Impett e la curatrice Joasia Krysa, questo progetto presenta i processi tecnici di apprendimento automatico denominati collettivamente B3 (NSCAM).

Il software B3 (NSCAM) utilizza set di dati della Biennale di Liverpool e del Whitney Museum, tra le altre fonti.

Le elabora linguisticamente e semioticamente, calcolando una futura probabilità che le parole appaiano, per generare infinite combinazioni di possibili istanze di Biennali in divenire.

Questi eventi immaginari si manifestano come testi – biografie di artisti apparentemente convenzionali, dichiarazioni curatoriali, comunicati stampa e recensioni di riviste d’arte – che si impegnano in un processo continuo di riscrittura.

Restando sempre fluidi e inafferrabili, i testi sono presentati attraverso finestre su una gamma di sfondi visivi animati che alludono ai 64 universi paralleli di possibili Biennali costruite dall’AI.

E allora ci si chiede: chi ha bisogno di un Curatore quando esiste l’Intelligenza Artificiale? Decisamente estremo come pensiero, ma forse…

Cover Photo Credits: Ubermorgen, Leonardo Impett, and Joasia Krysa, The Next Biennial Should Be Curated by a Machine (2021), screenshot. Image courtesy of the Whitney Museum of American Art, New York.

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Un nuovo progetto online basato sui dati raccolti dal Whitney Museum of American Art e dalla Biennale di Liverpool tenta di immaginare 64 mostre curate dall’Intelligenza Artificiale.

The Next Biennial Should Be Curated by a Machine è il titolo del progetto che reinventa il futuro della curatela alla luce dell’Intelligenza Artificiale come sistema di autoapprendimento uomo-macchina.

Sviluppato in collaborazione tra gli artisti UBERMORGEN, Leonardo Impett e la curatrice Joasia Krysa, questo progetto presenta i processi tecnici di apprendimento automatico denominati collettivamente B3 (NSCAM).

Il software B3 (NSCAM) utilizza set di dati della Biennale di Liverpool e del Whitney Museum, tra le altre fonti.

Le elabora linguisticamente e semioticamente, calcolando una futura probabilità che le parole appaiano, per generare infinite combinazioni di possibili istanze di Biennali in divenire.

Questi eventi immaginari si manifestano come testi – biografie di artisti apparentemente convenzionali, dichiarazioni curatoriali, comunicati stampa e recensioni di riviste d’arte – che si impegnano in un processo continuo di riscrittura.

Restando sempre fluidi e inafferrabili, i testi sono presentati attraverso finestre su una gamma di sfondi visivi animati che alludono ai 64 universi paralleli di possibili Biennali costruite dall’AI.

E allora ci si chiede: chi ha bisogno di un Curatore quando esiste l’Intelligenza Artificiale? Decisamente estremo come pensiero, ma forse…

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Un nuovo progetto online basato sui dati raccolti dal Whitney Museum of American Art e dalla Biennale di Liverpool tenta di immaginare 64 mostre curate dall’Intelligenza Artificiale.

The Next Biennial Should Be Curated by a Machine è il titolo del progetto che reinventa il futuro della curatela alla luce dell’Intelligenza Artificiale come sistema di autoapprendimento uomo-macchina.

Sviluppato in collaborazione tra gli artisti UBERMORGEN, Leonardo Impett e la curatrice Joasia Krysa, questo progetto presenta i processi tecnici di apprendimento automatico denominati collettivamente B3 (NSCAM).

Il software B3 (NSCAM) utilizza set di dati della Biennale di Liverpool e del Whitney Museum, tra le altre fonti.

Le elabora linguisticamente e semioticamente, calcolando una futura probabilità che le parole appaiano, per generare infinite combinazioni di possibili istanze di Biennali in divenire.

Questi eventi immaginari si manifestano come testi – biografie di artisti apparentemente convenzionali, dichiarazioni curatoriali, comunicati stampa e recensioni di riviste d’arte – che si impegnano in un processo continuo di riscrittura.

Restando sempre fluidi e inafferrabili, i testi sono presentati attraverso finestre su una gamma di sfondi visivi animati che alludono ai 64 universi paralleli di possibili Biennali costruite dall’AI.

E allora ci si chiede: chi ha bisogno di un Curatore quando esiste l’Intelligenza Artificiale? Decisamente estremo come pensiero, ma forse…

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