Frida Kahlo. Ribelle, donna, simbolo nel nuovo documentario ora al cinema

The Broken Column, 1944, Frida Kahlo, Museo Dolores Olmedo Patino, Photo © Bridgeman Images

La regista Ali Ray porta sul grande schermo un docu-film che approfondisce la vita di una delle artiste più conosciute e amate del mondo.

Frida Kahlo è ormai uno di quei personaggi che ci sembra di conoscere fin troppo bene e di cui sembra si possa fare a meno ormai di approfondire. Il suo viso è ovunque e non c’è negozio, mercatino, cartoleria dove non vi siano oggetti, vestiti e gadget ispirati al suo personaggio o alle sue opere. La pittrice messicana è l’artista tra le più cercate, citate e postate sui social network e, da ultimo, proprio il 16 novembre scorso, è stato venduto all’asta per quasi 35 milioni di dollari la sua opera Diego y Yo, famoso autoritratto dell’artista con Diego Rivera, suo grande amore, dipinto sulla fronte. 

Per chi fosse stanco di questa “fridamania”, che tende purtroppo a far passare in secondo piano l’arte e il talento della pittrice, si presenta finalmente un’occasione per scoprire una Frida inedita: dal 22 al 24 novembre sarà distribuito nei cinema il documentario “Frida Kahlo” che approfondisce la sua vita e le sue opere e fa parte della nuova serie “Art Icons” di Adler Entertainment.

Il film sulla Kahlo vede al debutto la regista Ali Ray che confessa “dirigere questo film ha cambiato totalmente la mia visione di Frida Kahlo come artista. Prima non le avevo prestato molta attenzione, sentendomi un po’ scoraggiata dall’onnipresenza della sua immagine come icona sulle copertine di cuscini e magliette”. 

La regista ha alternato sapientemente le lettere che Frida Kahlo ha scritto nel corso della sua vita alle interviste a curatrici e storiche dell’arte come Hayden Herrera che ci aveva regalato la famosa biografia da cui fu tratto il film con Salma Hayek. Vengono inoltre presentati e raccontati alcuni dei suoi dipinti, anche quelli tra i più tormentati e meno noti, per far sì che cambi la percezione di Frida Kahlo e della sua importanza come artista.

La Regista Ali Ray © EXHIBITION ON SCREEN


Grazie al film è possibile scoprire da dove nascono le immagini così cruente, spesso raccapriccianti e violente di alcune opere della Kahlo e da dove prese vigore il suo impegno politico. Sarà più chiaro come usasse gli abiti e i gioielli, definiti da molti erroneamente eccentrici, per riaffermare la cultura pre-colombiana dei nativi del Messico. E inoltre grazie alle lettere viene fuori la personalità unica di una donna capace di trasformare, in arte, tutte le tragedie della sua vita: l’incidente che le compromise la colonna vertebrale, l’aborto e i tradimenti di Diego Rivera. 

Il documentario approfondisce anche i veri rapporti con i surrealisti, l’ispirazione dal rinascimento italiano per quel che riguarda le pose dei primi ritratti e l’influenza dei retablos, speciali dipinti su metallo usati come ex-voto della cultura messicana, su alcune sue produzioni.

Il suo amico Alejandro Gómez Arias, citato nel film, aveva scritto:“Chi era Frida Kahlo? Non è possibile trovare una risposta esatta. Tanto era contraddittoria e molteplice la personalità di questa donna, che si può affermare che siano esistite molte Frida diverse. E forse nessuna donna loro fu come lei avrebbe voluto essere”. 

E infatti la sensazione di molti, dopo aver visto questo film, sarà quella di continuare a chiedersi chi fosse davvero questa minuta donna dalla strabordante forza creativa. 

Sarà per questo che ancora oggi sembra parlare ai nostri tempi? E forse ciascuno di noi sembra trovare qualcosa in Frida Kahlo. 

Senza ombra di dubbio, tutta questa attenzione potrebbe essere il giusto risarcimento per un’artista che ha avuto solo due mostre nella sua breve e crudele vita. 

Frida Kahlo scriveva di sé stessa che si sentiva “uccisa dalla vita”. Non sapeva che l’arte l’avrebbe resa eterna. 

Cover Photo Credits: FridaKahlo, Self Portrait with Thorn Necklaceand Hummingbird, 1940, Photo©Bridgeman Images

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The Broken Column, 1944, Frida Kahlo, Museo Dolores Olmedo Patino, Photo © Bridgeman Images

La regista Ali Ray porta sul grande schermo un docu-film che approfondisce la vita di una delle artiste più conosciute e amate del mondo.

Frida Kahlo è ormai uno di quei personaggi che ci sembra di conoscere fin troppo bene e di cui sembra si possa fare a meno ormai di approfondire. Il suo viso è ovunque e non c’è negozio, mercatino, cartoleria dove non vi siano oggetti, vestiti e gadget ispirati al suo personaggio o alle sue opere. La pittrice messicana è l’artista tra le più cercate, citate e postate sui social network e, da ultimo, proprio il 16 novembre scorso, è stato venduto all’asta per quasi 35 milioni di dollari la sua opera Diego y Yo, famoso autoritratto dell’artista con Diego Rivera, suo grande amore, dipinto sulla fronte. 

Per chi fosse stanco di questa “fridamania”, che tende purtroppo a far passare in secondo piano l’arte e il talento della pittrice, si presenta finalmente un’occasione per scoprire una Frida inedita: dal 22 al 24 novembre sarà distribuito nei cinema il documentario “Frida Kahlo” che approfondisce la sua vita e le sue opere e fa parte della nuova serie “Art Icons” di Adler Entertainment.

Il film sulla Kahlo vede al debutto la regista Ali Ray che confessa “dirigere questo film ha cambiato totalmente la mia visione di Frida Kahlo come artista. Prima non le avevo prestato molta attenzione, sentendomi un po’ scoraggiata dall’onnipresenza della sua immagine come icona sulle copertine di cuscini e magliette”. 

La regista ha alternato sapientemente le lettere che Frida Kahlo ha scritto nel corso della sua vita alle interviste a curatrici e storiche dell’arte come Hayden Herrera che ci aveva regalato la famosa biografia da cui fu tratto il film con Salma Hayek. Vengono inoltre presentati e raccontati alcuni dei suoi dipinti, anche quelli tra i più tormentati e meno noti, per far sì che cambi la percezione di Frida Kahlo e della sua importanza come artista.

La Regista Ali Ray © EXHIBITION ON SCREEN


Grazie al film è possibile scoprire da dove nascono le immagini così cruente, spesso raccapriccianti e violente di alcune opere della Kahlo e da dove prese vigore il suo impegno politico. Sarà più chiaro come usasse gli abiti e i gioielli, definiti da molti erroneamente eccentrici, per riaffermare la cultura pre-colombiana dei nativi del Messico. E inoltre grazie alle lettere viene fuori la personalità unica di una donna capace di trasformare, in arte, tutte le tragedie della sua vita: l’incidente che le compromise la colonna vertebrale, l’aborto e i tradimenti di Diego Rivera. 

Il documentario approfondisce anche i veri rapporti con i surrealisti, l’ispirazione dal rinascimento italiano per quel che riguarda le pose dei primi ritratti e l’influenza dei retablos, speciali dipinti su metallo usati come ex-voto della cultura messicana, su alcune sue produzioni.

Il suo amico Alejandro Gómez Arias, citato nel film, aveva scritto:“Chi era Frida Kahlo? Non è possibile trovare una risposta esatta. Tanto era contraddittoria e molteplice la personalità di questa donna, che si può affermare che siano esistite molte Frida diverse. E forse nessuna donna loro fu come lei avrebbe voluto essere”. 

E infatti la sensazione di molti, dopo aver visto questo film, sarà quella di continuare a chiedersi chi fosse davvero questa minuta donna dalla strabordante forza creativa. 

Sarà per questo che ancora oggi sembra parlare ai nostri tempi? E forse ciascuno di noi sembra trovare qualcosa in Frida Kahlo. 

Senza ombra di dubbio, tutta questa attenzione potrebbe essere il giusto risarcimento per un’artista che ha avuto solo due mostre nella sua breve e crudele vita. 

Frida Kahlo scriveva di sé stessa che si sentiva “uccisa dalla vita”. Non sapeva che l’arte l’avrebbe resa eterna. 

Cover Photo Credits: FridaKahlo, Self Portrait with Thorn Necklaceand Hummingbird, 1940, Photo©Bridgeman Images

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The Broken Column, 1944, Frida Kahlo, Museo Dolores Olmedo Patino, Photo © Bridgeman Images

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Frida Kahlo è ormai uno di quei personaggi che ci sembra di conoscere fin troppo bene e di cui sembra si possa fare a meno ormai di approfondire. Il suo viso è ovunque e non c’è negozio, mercatino, cartoleria dove non vi siano oggetti, vestiti e gadget ispirati al suo personaggio o alle sue opere. La pittrice messicana è l’artista tra le più cercate, citate e postate sui social network e, da ultimo, proprio il 16 novembre scorso, è stato venduto all’asta per quasi 35 milioni di dollari la sua opera Diego y Yo, famoso autoritratto dell’artista con Diego Rivera, suo grande amore, dipinto sulla fronte. 

Per chi fosse stanco di questa “fridamania”, che tende purtroppo a far passare in secondo piano l’arte e il talento della pittrice, si presenta finalmente un’occasione per scoprire una Frida inedita: dal 22 al 24 novembre sarà distribuito nei cinema il documentario “Frida Kahlo” che approfondisce la sua vita e le sue opere e fa parte della nuova serie “Art Icons” di Adler Entertainment.

Il film sulla Kahlo vede al debutto la regista Ali Ray che confessa “dirigere questo film ha cambiato totalmente la mia visione di Frida Kahlo come artista. Prima non le avevo prestato molta attenzione, sentendomi un po’ scoraggiata dall’onnipresenza della sua immagine come icona sulle copertine di cuscini e magliette”. 

La regista ha alternato sapientemente le lettere che Frida Kahlo ha scritto nel corso della sua vita alle interviste a curatrici e storiche dell’arte come Hayden Herrera che ci aveva regalato la famosa biografia da cui fu tratto il film con Salma Hayek. Vengono inoltre presentati e raccontati alcuni dei suoi dipinti, anche quelli tra i più tormentati e meno noti, per far sì che cambi la percezione di Frida Kahlo e della sua importanza come artista.

La Regista Ali Ray © EXHIBITION ON SCREEN


Grazie al film è possibile scoprire da dove nascono le immagini così cruente, spesso raccapriccianti e violente di alcune opere della Kahlo e da dove prese vigore il suo impegno politico. Sarà più chiaro come usasse gli abiti e i gioielli, definiti da molti erroneamente eccentrici, per riaffermare la cultura pre-colombiana dei nativi del Messico. E inoltre grazie alle lettere viene fuori la personalità unica di una donna capace di trasformare, in arte, tutte le tragedie della sua vita: l’incidente che le compromise la colonna vertebrale, l’aborto e i tradimenti di Diego Rivera. 

Il documentario approfondisce anche i veri rapporti con i surrealisti, l’ispirazione dal rinascimento italiano per quel che riguarda le pose dei primi ritratti e l’influenza dei retablos, speciali dipinti su metallo usati come ex-voto della cultura messicana, su alcune sue produzioni.

Il suo amico Alejandro Gómez Arias, citato nel film, aveva scritto:“Chi era Frida Kahlo? Non è possibile trovare una risposta esatta. Tanto era contraddittoria e molteplice la personalità di questa donna, che si può affermare che siano esistite molte Frida diverse. E forse nessuna donna loro fu come lei avrebbe voluto essere”. 

E infatti la sensazione di molti, dopo aver visto questo film, sarà quella di continuare a chiedersi chi fosse davvero questa minuta donna dalla strabordante forza creativa. 

Sarà per questo che ancora oggi sembra parlare ai nostri tempi? E forse ciascuno di noi sembra trovare qualcosa in Frida Kahlo. 

Senza ombra di dubbio, tutta questa attenzione potrebbe essere il giusto risarcimento per un’artista che ha avuto solo due mostre nella sua breve e crudele vita. 

Frida Kahlo scriveva di sé stessa che si sentiva “uccisa dalla vita”. Non sapeva che l’arte l’avrebbe resa eterna. 

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