Arthena.com: Investire in Arte con un click

Arthena è il primo fondo d’investimento in arte digitale. Attivo dal 2017, ha già introdotto una grande rivoluzione nel mercato.

 

“Il collezionismo e l’investimento in arte sono due attività completamente distinte”, così Madelaine D’Angelo CEO ventottenne di Arthena.com ha risposto alle critiche di chi la accusava di promuovere un approccio al collezionismo immateriale e puramente numerico. “Gli alleati migliori di chi investe in arte sono numeri e dati, non emozioni e suggestioni che appartengono al mondo del collezionismo. Spesso la componente emotiva rischia di impattare negativamente sulle scelte di chi investe. Tanti investitori se coinvolti emotivamente sono disposti a pagare cifre più alte dei prezzi di mercato, o al contrario non son disposti a disfarsi di un’opera nel momento in cui il mercato lo richiede”.
Arthena.com con sede a Palo Alto e a New York e attiva formalmente dal 2017, sta aprendo la strada ad un nuovo modo di collezionare e investire in arte: un servizio totalmente digitalizzato che ha l’obiettivo di permettere ad un numero maggiore di persone di approfittare dell’asset class del Fine Arts.
L’azienda, che ha un team (di giovanissimi) composto in parte da esperti d’arte e curatori e in parte da data analyst, ha elaborato un modello statistico, che, ,utilizzando i dati ottenuti da record d’asta e dalle vendite ripetute, riesce a fare previsioni sull’evoluzione del valore economico di un’opera. Il team si serve dei risultati di quest’analisi per calcolare ROI e volatilità attesa su opere e artisti, allestendo fondi d’investimento in arte con diversi profili di rischio e rendimenti.
Ogni fondo presenta caratteristiche diverse, possono variare nella dimensione, durata, restrizioni sul portfolio, focus e strategie d’investimento, e ognuno viene affidato ad uno specifico art advisor.
La raccolta del capitale avviene direttamente sulla piattaforma con un meccanismo molto simile al crowdfunding: il team dell’azienda sceglie le opere da inserire in un determinato fondo, e avvia la raccolta. Nel momento il cui il goal è raggiunto le opere vengono affidate all’azienda fino allo scadere del periodo stabilito, quando ad ogni investitore viene restituito un ammontare proporzionale alla cifra versata.
Ogni fondo ha restrizioni proprie riguardo alla cifra minima da versare, in media si parla di 10.000 $ per ogni partecipazione. Attualmente l’unica limitazione comune per partecipare ai fondi di Arthena è quella di essere riconosciuti come Accredited Investor presso gli Stati Uniti, ovvero rientrare negli standard imposti dalla US SEC ( la nostra Consob) che ti permettono di investire in offerte di natura privata.
“Grazie alle riforme introdotte dal JOBS Act (Jumpstart Our Business Startups Act) da Obama, entro pochi anni riusciremo ad estendere la nostra offerta anche agli investitori non accreditati”, rassicura Madelaine D’Angelo.
Da quando ha iniziato la sua attività Arthena ha già chiuso 6 fondi e attualmente ne risultano 4 ancora aperti.
Madelaine D’Angelo è sicura del fatto che l’attuale modello di collezionare arte non abbia ha appeal sulla sua generazione.
“Il collezionismo e l’investimento hanno a che fare con un unico modello che si snoda attorno alla proprietà dell’opera. Il modello compro un’opera quindi la possiedo è vecchio. Attualmente le startup non stanno producendo servizi innovativi, ma si limitano a digitalizzare questo modello obsoleto. L’intento di Arthena è di distruggere questo modello creando collezioni d’arte partecipate, che danno diritto a parte di proprietà sulle opere e accesso ad altri benefici.” L’attività di Arthena infatti non è puramente speculativa. Chi investe nel fondo può partecipare alle attività proposte dall’azienda e dai partner, come visite guidate, corsi online, meeting e congressi.
“L’obiettivo è quello di far immergere i nostri utenti nel mondo dell’arte contemporanea a 360°. Perché promuovere la conoscenza dell’arte, significa promuovere il mercato”.

Madaleine D’Angelo. Courtesy of huffingtonpost

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