L’Arte di Sophie Calle in 3 Parole

Abbiamo cercato le 3 parole che potessero descrivere l’opera della nota artista francese Sophie Calle. Ecco le nostre scelte.

Si butta in strada come una fotoreporter attratta dall’uomo che gira l’angolo con un mazzo di fiori in mano, ritrae lo sguardo dietro la vetrina di un bar o una coppia che si tiene per mano. L’universo dell’artista e fotografa francese Sophie Calle, che nel tempo ha maturato un forte spirito d’osservazione complice il passato giornalistico, gira intorno al suo attaccamento viscerale per la vita reale. Succede che l’artista nata a Parigi nel 1953 e figlia di un celebre collezionista d’arte, nella sua arte interpone la macchina fotografica fra lei e gli sconosciuti che incontra. Scompare a volte per non immischiarsi nelle loro vite, altre per prendere la realtà con un certo distacco.

Indagine

In “Beau doublé, Monsieur le Marquis!”, l’ultima esposizione dell’artista francese conclusasi a febbraio al museo della Caccia e della Natura a Parigi e curata da Sonia Voss, i lavori della Calle insieme ad alcune opere di Serena Carone si perdevano in una location d’eccezione, tra stanze barocche ed animali imbalsamati. L’intento della direzione artistica era paragonare l’arte dell’artista francese alla tecnica “investigativa” dei cacciatori. L’artista reinterpreta e sovverte il senso delle opere già in mostra al museo e delle corna di cervo si trasformano in appendiabiti da bagno, mutande e reggiseni appesi inclusi. In un’altra stanza del museo invece sono stati esposti alcuni scatti tratti dalla serie Storie Vere testo a fronte.  I lavori della Calle sono spesso intrisi di parole che ne spiegano l’intimo significato. Insieme all’occhio indaga la scrittura, altro tratto distintivo dell’artista, che ha invaso ogni angolo del museo barocco, decorando immagini, pareti, tavoli e armadi. Fra i cervi regali che sembravano appena usciti dalla foresta.

© Musée de la Chasse et de la Nature – Sophie Calle / ADAGP – Foto : Béatrice Hatala

Osservazione

La spinta investigativa dell’artista si traduce spesso in un’ossessione per l’osservazione nel senso più generale del termine. La fotografa non è l’unica ad osservare, i soggetti ritratti nei suoi scatti sono essi stessi osservatori. Quest’ultimo è il caso dell’emozionante video installazione “Voir la mer”. Cosa si prova a vedere per la prima volta il mare se vivi a Istanbul circondato dall’acqua? Sophie Calle si è posta questa domanda quando ha scoperto che alcune famiglie turche non lo avevano mai visto. Allora ha deciso di portare bambini, anziani, donne e uomini sulla spiaggia del Mar Nero riprendendone le reazioni con una videocamera. Chiedendo loro prima di contemplare il mare in totale solitudine, poi di girarsi verso la videocamera, riversando su di essa tutta la loro spontanea commozione. Nessuna parola, solo il rumore delle onde in sottofondo. Al limite tra osservazione e voyerismo, sfera privata e sfera pubblica.

© Sophie Calle

Intimità

La fotografa ha deciso di espandere la riflessione sull’osservazione invitando lo spettatore di avvicinarsi sempre di più a lei e alla sua sfera privata. In uno dei primi lavori svolto intorno al ’79, infatti, Sophie ha chiesto a 28 sconosciuti di dormire nel suo letto, accanto a lei, creando turni di 8 ore ciascuno, in modo che non rimanesse mai vuoto. Grazie a “Les Dormeurs” a Sophie si sono aperte le porte della Biennale di Parigi nel 1980.

Les dormeurs – Patrick X

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