La performance secondo l’artista Suzanne Lacy

L’artista americana Suzanne Lacy, conosciuta per la public art, è ora in mostra al Queens Museum di New York

L’estetica dell’azione e l’azione che si riempie di significato, il potere della performance accresce e si alimenta di questo. 

L’arte performativa ha oggi diversi volti che la legano alla video arte, all’elemento sonoro e in alcuni casi a un assoluto nulla. Nel caso dell’artista americana Suzanne Lacy, la performance si tinge di sociale e pubblico, guardandosi bene dal non sfociare nell’attivismo. 

«Sono totalmente artista… Prendo decisioni che non sono le decisioni che prenderebbe un attivista. Spenderò $ 7.000 per spedire 400 sedie dal Tennessee: se fossi un attivista, avrei molte persone che mi urlavano contro di modi migliori in cui potrei usare i $ 7.000… Per me, essere politicamente responsabile è un mio obbligo nei confronti delle persone con cui lavoro. Ho anche l’obbligo di non banalizzare questioni serie, ma sto facendo arte».

Suzanne Lacy è un’artista, ma non è sorda ai bisogni della sua società.

Si serve di performance, film, scrittura e visual art per dar vita ai propri lavori, appartenenti alla public art, genere da lei coniato.

È con le sue creazioni che tocca temi di violenza, stupro, femminismo, invecchiamento e problematiche urbane. Come l’arte pubblica vuole.

Suzanne Lacy, Three Weeks in May 1977, © Suzanne Lacy

Crude e dirette, le performance di Suzanne Lacy impattano fortemente lo spettatore, ma molte volte hanno anche una missione. 

Con Three Weeks in May 1977 la Lacy sottolinea il problema dello stupro incoraggiando le vittime a condividere le proprie esperienze.

La dimensione del progetto arriva a coinvolgere le persone a 360°: workshops, corsi di autodifesa, eventi e performance collettive con altri artisti quali Melissa Hoffman, Anne Gauldin e Laurel Klick, Phranc and Judith Loischild, Cheri Gaulke and Barbara Smith, Leslie Labowitz, Barbara Cohen and Jill Soderholm.

Infine, per strada è stata esposta una mappa su larga scala che rileva il verificarsi di stupri a Los Angeles. 

Quando venivano ricevuti rapporti giornalieri di stupro, un artista stampava la parola RAPE sulla mappa nella sua posizione approssimativa.

Suzanne Lacy, The Crystal Quilt 1985–7 © The artist Photo: Gus Gustafson

Crystal Quilt del 1987 è un’altra performance di stampo femminista prodotta da Suzanne Lacy. Il soggetto qui non sono le 430 donne sedute in tavoli rossi e gialli, a formare il design della trapunta di Miriam Shapiro.

Il soggetto qui è la capacità di leadership di queste donne, che può essere visibile o invisibile, in questa composizione realizzata nella giornata della Festa della Mamma.

Più di quanto lo si possa pensare, «l’arte ha tanto a che fare con la capacità di risolvere i problemi» afferma Suzanne Lacy

Il suo percorso artistico non è stato immune alle influenze sociali che ha attraversato negli anni. Forse i più complessi per affrontare quei temi che la Lacy indaga con il proprio mezzo artistico.

The Medium is Not the Only Message è l’ultimo lavoro dell’artista, realizzato nell’estate 2022 per il Museo del Queens a New York.

L’installazione centrale documenta diversi progetti performativi da Lacy realizzati, invitando le donne alla conversazione e all’ideazione politica.

Suzanne Lacy, Three Weeks in May Recreation (2014) © Suzanne Lacy

Poster for 'No Curves' solo show with a Mona Lisa portrait wearing neon yellow virtual-reality style goggles, set in a vivid geometric collage; includes dates and venue details (free admission).
CYFEST 17 poster announcing the International Media Art Festival: Natura Naturans—Human Beings, Nature, Landscape; May 8–Aug 31 at CREA Cantieri del Contemporaneo, Venice.

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Carlotta Costa
Carlotta Costa
Laureata in storia dell’arte e arts management, si divide tra la sua passione per l’arte e quella per il giornalismo. Editorial assistant per un magazine di New York, ha lavorato anche con gallerie d’arte contemporanea e con diversi giornali italiani.

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