Fondazione Henraux presenta The Moral of the Story di Neïl Beloufa

Neil Beloufa, The Moral Story, Fondazione Henraux, Apple Piazza Liberty, Milano, Installation view, Cortesy Fondazione Henraux, Photo Nicola Gnesi

Neïl Beloufa realizza per la Fondazione Henraux “The Moral of the Story”, nell’anfiteatro di Apple Piazza Liberty a Milano.

Un cammello, una volpe-fennec e una colonia di formiche sono i protagonisti di The Moral of the Story, il racconto visivo che Neïl Beloufa (Parigi, 1985) realizza per l’anfiteatro di Apple Piazza Liberty a Milano

Uno spazio pubblico accessibile ventiquattro ore al giorno diventa luogo d’elezione per ospitare le opere dell’artista fino al 20 settembre. Il progetto è realizzato dalla Fondazione Henraux, voluta da Paolo Carli presidente della Henraux S.p.A., con la direzione artistica di Edoardo Bonaspetti. I marmi policromi della storica azienda di Querceta (Lucca) nata nel 1821 danno una forma immaginifica ai capitoli della favola.

Quattro installazioni con una carica estetica dirompente si collocano all’interno dell’architettura firmata Foster+Partner, concepita come un luogo pubblico per offrire un’esperienza collettiva e multisensoriale. 

L’acqua della fontana di vetro, l’elegante beola grigia e gli alberi che fanno da cornice allo sfondo architettonico, sono l’esito di una scelta che a oggi sembra che abbia anticipato i tempi post pandemia (ha inaugurato nel 2018), in cui la sfida attuale è quella di ripensare gli spazi – privati e pubblici – con una vocazione sempre più multifunzionale. 

In questo contesto il lavoro di Beloufa si inserisce in una perfetta sintesi collocandosi su un doppio binario tra estetica e funzione, diventando tavoli con sedute che rimandano alla memoria quelli portatili da pic nic con sedili integrati. 

Si tratta di lavori che raccontano una favola scritta dall’artista per la figlia, che trova nei cromatismi marmorei dalle forme scanalate ottenute con una tecnologia 3D, la sua rappresentazione. 

Ogni tavolo mostra una parte dei sei capitoli della storia, con un’estensione delle immagini e della narrazione visibili anche attraverso le informazioni aggiuntive accessibili con codici QR. La ricerca dell’artista si fa interprete di un dialogo tra tecnologie e materie (in corso fino al 9 gennaio 2022 la monografica curata da Roberta Tenconi alla Fondazione Pirelli Hangar Bicocca) offrendosi come un’esperienza interattiva destinata a un pubblico molto eterogeneo.

In un difficile momento della storia contemporanea le opere di Beloufa sfidano il nuovo paradigma sociale del distanziamento, offrendosi come ambienti di condivisione riappropriandosi dei luoghi antropologici – spazi identitari, relazionali e storici descritti dall’antropologo Marc Auge’ nel suo saggio “Non Luoghi. Introduzione a una antropologia  della surmodernita’”-. 

Il potere trasformativo delle favole e dell’arte si manifesta nelle opere di Beloufa, affermando una condizione connaturata nell’uomo – la socialità non mediata – e generando nuove prospettive visive. 

Se nell’epilogo della storia: “Quando sopraggiunse l’alba, la luce del sole brillava sull’acqua calma. Non lontano dalle piccole gobbe di due isole, circondato da una moltitudine di orecchi, una colonia su una zattera veniva trascinata dalla corrente. Era un nuovo mondo. Nulla di simile era mai accaduto a memoria di deserto”, The Moral of the story diventa “un nuovo mondo” da scoprire e da vivere.

Cover Photo Credits: Neil Beloufa, “The Moral Story”, Fondazione Henraux, Apple Piazza Liberty, Milano, Installation view, Cortesy Fondazione Henraux, Photo Nicola Gnesi

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Fondazione Henraux presenta The Moral of the Story di Neïl Beloufa

Neil Beloufa, The Moral Story, Fondazione Henraux, Apple Piazza Liberty, Milano, Installation view, Cortesy Fondazione Henraux, Photo Nicola Gnesi

Neïl Beloufa realizza per la Fondazione Henraux “The Moral of the Story”, nell’anfiteatro di Apple Piazza Liberty a Milano.

Un cammello, una volpe-fennec e una colonia di formiche sono i protagonisti di The Moral of the Story, il racconto visivo che Neïl Beloufa (Parigi, 1985) realizza per l’anfiteatro di Apple Piazza Liberty a Milano

Uno spazio pubblico accessibile ventiquattro ore al giorno diventa luogo d’elezione per ospitare le opere dell’artista fino al 20 settembre. Il progetto è realizzato dalla Fondazione Henraux, voluta da Paolo Carli presidente della Henraux S.p.A., con la direzione artistica di Edoardo Bonaspetti. I marmi policromi della storica azienda di Querceta (Lucca) nata nel 1821 danno una forma immaginifica ai capitoli della favola.

Quattro installazioni con una carica estetica dirompente si collocano all’interno dell’architettura firmata Foster+Partner, concepita come un luogo pubblico per offrire un’esperienza collettiva e multisensoriale. 

L’acqua della fontana di vetro, l’elegante beola grigia e gli alberi che fanno da cornice allo sfondo architettonico, sono l’esito di una scelta che a oggi sembra che abbia anticipato i tempi post pandemia (ha inaugurato nel 2018), in cui la sfida attuale è quella di ripensare gli spazi – privati e pubblici – con una vocazione sempre più multifunzionale. 

In questo contesto il lavoro di Beloufa si inserisce in una perfetta sintesi collocandosi su un doppio binario tra estetica e funzione, diventando tavoli con sedute che rimandano alla memoria quelli portatili da pic nic con sedili integrati. 

Si tratta di lavori che raccontano una favola scritta dall’artista per la figlia, che trova nei cromatismi marmorei dalle forme scanalate ottenute con una tecnologia 3D, la sua rappresentazione. 

Ogni tavolo mostra una parte dei sei capitoli della storia, con un’estensione delle immagini e della narrazione visibili anche attraverso le informazioni aggiuntive accessibili con codici QR. La ricerca dell’artista si fa interprete di un dialogo tra tecnologie e materie (in corso fino al 9 gennaio 2022 la monografica curata da Roberta Tenconi alla Fondazione Pirelli Hangar Bicocca) offrendosi come un’esperienza interattiva destinata a un pubblico molto eterogeneo.

In un difficile momento della storia contemporanea le opere di Beloufa sfidano il nuovo paradigma sociale del distanziamento, offrendosi come ambienti di condivisione riappropriandosi dei luoghi antropologici – spazi identitari, relazionali e storici descritti dall’antropologo Marc Auge’ nel suo saggio “Non Luoghi. Introduzione a una antropologia  della surmodernita’”-. 

Il potere trasformativo delle favole e dell’arte si manifesta nelle opere di Beloufa, affermando una condizione connaturata nell’uomo – la socialità non mediata – e generando nuove prospettive visive. 

Se nell’epilogo della storia: “Quando sopraggiunse l’alba, la luce del sole brillava sull’acqua calma. Non lontano dalle piccole gobbe di due isole, circondato da una moltitudine di orecchi, una colonia su una zattera veniva trascinata dalla corrente. Era un nuovo mondo. Nulla di simile era mai accaduto a memoria di deserto”, The Moral of the story diventa “un nuovo mondo” da scoprire e da vivere.

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Neïl Beloufa realizza per la Fondazione Henraux “The Moral of the Story”, nell’anfiteatro di Apple Piazza Liberty a Milano.

Un cammello, una volpe-fennec e una colonia di formiche sono i protagonisti di The Moral of the Story, il racconto visivo che Neïl Beloufa (Parigi, 1985) realizza per l’anfiteatro di Apple Piazza Liberty a Milano

Uno spazio pubblico accessibile ventiquattro ore al giorno diventa luogo d’elezione per ospitare le opere dell’artista fino al 20 settembre. Il progetto è realizzato dalla Fondazione Henraux, voluta da Paolo Carli presidente della Henraux S.p.A., con la direzione artistica di Edoardo Bonaspetti. I marmi policromi della storica azienda di Querceta (Lucca) nata nel 1821 danno una forma immaginifica ai capitoli della favola.

Quattro installazioni con una carica estetica dirompente si collocano all’interno dell’architettura firmata Foster+Partner, concepita come un luogo pubblico per offrire un’esperienza collettiva e multisensoriale. 

L’acqua della fontana di vetro, l’elegante beola grigia e gli alberi che fanno da cornice allo sfondo architettonico, sono l’esito di una scelta che a oggi sembra che abbia anticipato i tempi post pandemia (ha inaugurato nel 2018), in cui la sfida attuale è quella di ripensare gli spazi – privati e pubblici – con una vocazione sempre più multifunzionale. 

In questo contesto il lavoro di Beloufa si inserisce in una perfetta sintesi collocandosi su un doppio binario tra estetica e funzione, diventando tavoli con sedute che rimandano alla memoria quelli portatili da pic nic con sedili integrati. 

Si tratta di lavori che raccontano una favola scritta dall’artista per la figlia, che trova nei cromatismi marmorei dalle forme scanalate ottenute con una tecnologia 3D, la sua rappresentazione. 

Ogni tavolo mostra una parte dei sei capitoli della storia, con un’estensione delle immagini e della narrazione visibili anche attraverso le informazioni aggiuntive accessibili con codici QR. La ricerca dell’artista si fa interprete di un dialogo tra tecnologie e materie (in corso fino al 9 gennaio 2022 la monografica curata da Roberta Tenconi alla Fondazione Pirelli Hangar Bicocca) offrendosi come un’esperienza interattiva destinata a un pubblico molto eterogeneo.

In un difficile momento della storia contemporanea le opere di Beloufa sfidano il nuovo paradigma sociale del distanziamento, offrendosi come ambienti di condivisione riappropriandosi dei luoghi antropologici – spazi identitari, relazionali e storici descritti dall’antropologo Marc Auge’ nel suo saggio “Non Luoghi. Introduzione a una antropologia  della surmodernita’”-. 

Il potere trasformativo delle favole e dell’arte si manifesta nelle opere di Beloufa, affermando una condizione connaturata nell’uomo – la socialità non mediata – e generando nuove prospettive visive. 

Se nell’epilogo della storia: “Quando sopraggiunse l’alba, la luce del sole brillava sull’acqua calma. Non lontano dalle piccole gobbe di due isole, circondato da una moltitudine di orecchi, una colonia su una zattera veniva trascinata dalla corrente. Era un nuovo mondo. Nulla di simile era mai accaduto a memoria di deserto”, The Moral of the story diventa “un nuovo mondo” da scoprire e da vivere.

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