Cinque artisti queer da conoscere

Sono tanti gli artisti queer che presentano la complessità della queerness, della sessualità e del genere, dalla pittura agli NFT

Gli artisti della comunità LGBTQIA+ sfidano l’oscuramento storico e celebrano la loro identità di genere e sessuale.

Questi artisti hanno inventato un nuovo linguaggio visivo per raffigurare l’amore e l’intimità, spesso tendendo all’ambiguità.

Sebbene i soggetti e i media siano diversi, tutti gli artisti sono collegati attraverso le loro rappresentazioni ed evocazioni del mistero queer.

L’idea che la queerness esista al di là degli assunti della società in uno spazio ambiguo pieno di fluidità e indeterminazione.

Ciò è visibile nella rappresentazione che gli artisti danno della nudità e dell’amore, quando l’intimità va al di là del contatto sessuale esplicito.

Catherine Opie

Le fotografie di Catherine Opie sono note per la loro capacità di affrontare le questioni sull’idendità sessuale, della sottocultura queer e del modo in cui le persone si relazionano con le loro comunità.

Una delle sue fotografie più iconiche è Self portrait / Cutting, nella quale appare lei come soggetto con un disegno infantile della sua prima relazione andata a termine.

«È qualcosa che i bambini disegnano all’asilo quando vogliono raffigurare la loro famiglia. Così ho deciso di incidermelo sulla schiena».

‘SELF-PORTRAIT/CUTTING’, Catherine Opie, 1993. Foto courtesy dell’artista e della galleria Regen Projects, Los Angeles; di Lehmann Maupin, New York/Hong Kong/Seoul/Londra, della galleria Thomas Dane, Londra e Napoli e della galleria Peter Lund, Oslo.

In Self-Portrait / Nursing, Opie reimmagina il rapporto madre e figlio. Tenero e provocatorio, il ritratto contrappone l’innocenza dell’allattamento al dolore dei primi anni di Opie, testimoniati dalle cicatrici che porta sul petto.

Catherine Opie, Self-Portrait/Nursing

Zanele Muholi

La fotografia di Zanele Muholi è politica. 

Oltre a denunciare la violenza razziale ancora presente in Sudafrica e le discriminazioni delle persone appartenenti alle minoranze, Muholi racconta momenti di amore e di intimità della comunità LGBTQIA+ alludendo agli eventi traumatici che caratterizzano la loro quotidianità.

Ha costruito un archivio in evoluzione della comunità queer del Sudafrica, offrendo una storia alternativa della nazione per le generazioni future.

In ID Crisis Muholi mostra una donna che si fascia il seno, invitando l’osservatore in un momento privato di coraggio.

Cheyne Gallarde

«Amo trasformare le persone queer nei supereroi come li considero», afferma Cheyne Gallarde, il quale utilizza metodi digitali per ottenere risultati analogici e i suoi rendering in stile vintage sono diventati popolari.

Gallarde è motivato a scuotere chi viene raffigurato, e ama mostrare uomini e orsi trans rappresentati accanto ad adoni muscolosi come siamo abituati a vedere di solito quando si parla di supereroi.

Hannah Roemer

La pittrice tedesca Hannah Roemer cerca di creare un mondo in cui le sue muse non abbiano paura di esprimere i loro desideri sessuali.

Nei suoi dipinti offre immagini associate alla pornografia, come la masturbazione femminile o la nudità – e le salva dallo sguardo maschile.

Attinge a stili associati al Surrealismo, creando immagini ammalianti come Not if it’s you, il quale mostra un uomo trans che accarezza la testa di una donna senza corpo con i lunghi capelli che le cadono sulle ginocchia.

Hannah Roemer, Not if it’s you

Cassils

Cassils ha usato argilla, fuoco, fotografia, muscolatura del proprio corpo e persino urina come mezzi per provocare, sfidare ed emozionare chi fruisce delle sue opere.

Una delle sue opere più discusse è Pissed del 2017, nata in risposta all’abolizione da parte dell’amministrazione Trump della legge sui bagni per trans.

L’artista ha raccolto la propria urina per 200 giorni di fila e ha presentato i risultati in una mostra affermando che ha esposto «l’onere fisico posto su un corpo individuale quando l’accesso al bagno è limitato».

Cassils.Robyn Beck / Robyn Beck

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

“Hair” torna in scena: libertà, identità e pacifismo per una nuova generazione. Intervista al regista e al cast del musical cult

Oggi, come allora, esistono ancora tanti Vietnam… e tanti giovani con la voglia di liberarsi dalla schiavitù commerciale della Società. Hair, spettacolo cult fine anni ’60, è più che mai l’ideale manifesto delle nuove generazioni che cantano l’alba dell’era dell’Acquario. HAIR, the Tribal Love-Rock Musical

Artuu Newsletter

Scelti per te

Una banca, un museo, una mostra: PORTOFRANCO rilegge gli spazi attraverso 23 artisti

Una scala unisce due edifici di fronte al torrente Muson dei Sassi. Siamo alle porte della città medievale murata di Castelfranco Veneto, nella dimora settecentesca di Palazzo Soranzo Novello che, con il palazzo a fianco dall’interno modernista con gli arredi della vecchia banca in legno, granito e vetro, diventerà il futuro Museo Civico cittadino. Nell’attesa, si apre alla contemporaneità ospitando la mostra PORTOFRANCO curata da Rossella Farinotti.

Il linguaggio fotografico come ricerca sistemica: Thomas Ruff alla Galleria Lia Rumma

Thomas Ruff è un artista che porta a riconsiderare ciò che diamo per scontato della rappresentazione visiva: la sua fotografia non nasce dall’urgenza di raccontare un soggetto, ma dal desiderio di capire come un’immagine prende forma e quali sono i suoi limiti.

Seguici su Instagram ogni giorno