“Cantami oh archeologia…”: Troia e la storia oltre (o sotto) il mito

Nelle favole della buonanotte di quasi chiunque – o almeno spero – quante volte Ettore e Achille si sono scontrati all’ultimo sangue? E quanti giganteschi cavalli di legno abbiamo immaginato mentre ascoltavamo delle prodezze di Odisseo? E chiunque, almeno una volta, si sarà chiesto se la grande guerra tra Greci e Troiani fosse davvero stata combattuta o se fosse tutta una bella invenzione.

Quello che è certo è che pochi altri prodotti letterari dell’uomo si muovono così bene a cavallo tra mito e realtà, tra leggenda e verità storica di quanto facciano l’Iliade e il teatro dei suoi eventi, la mitica città di Troia. Troia, in realtà, è realtà storica a tutti gli effetti, visto che il sito della città di re Priamo è stato messo in luce ormai da tempo. Eppure, anche la storia della sua scoperta, ha tutti i colori del mito, o quantomeno del romanzo.

Heinrich Schliemann, Foto: BPK / Scala, Firenze

È la storia di un commerciante della Pomerania divenuto leggendario esploratore e archeologo, Heinrich Schliemann, che, animato dalla passione per la cultura greca e per i poemi omerici, riscrive la storia dell’archeologia, tra grandi lodi e profondo biasimo. È la storia di un tesoro, che per decenni ha scatenato la fantasia dell’opinione pubblica, e che è finito all’interno di un intrigo politico degno del più riuscito dei romanzi di Ian Fleming.

È la storia di un insediamento umano dall’esistenza millenaria, una storia che vede momenti di assoluta prosperità e altri di repentina rovina. 

È la storia di una fine tragica segnata da un grande evento bellico, che non può che far correre la fantasia fino agli eventi narrati da Omero, eventi che ognuno di noi ha amato o odiato – ma comunque conosciuto.

La storia dell’insediamento sulla collina di Hissarlik, che le fonti scritte di ambiente ittita chiamano coi termini Wilusa o Wilusiya, l’esatto corrispettivo del greco Ilios, nome greco di Troia, strizza l’occhio al mito e all’epica, ma affonda saldamente le radici nella realtà storica. Una realtà storica che ci racconta di un insediamento urbano molto prospero in diverse fasi della sua vita, al centro della vita politica ed economica del Vicino Oriente di Età del Bronzo, più volte distrutto e ricostruito.

Ma la domanda che ciascuno di noi si pone è proprio se mito e realtà storica possano trovare un’armonia tra loro, se cioè gli eventi narrati nell’Iliade, che plasmano l’immaginario comune di un intero continente, trovino un qualche fondamento nella verità storica rivelata dall’archeologia. Quello che è certo, è che gli archeologi si sono spinti veramente in profondità per scoprirlo, attraversando dieci diversi livelli di occupazione del sito e ben quarantasei fasi di costruzione, documentando quasi tre millenni di attività umana, in alcuni casi pacifica e creativa, in altri violenta e distruttiva.

E tra le tante scoperte fatte, alcune rivelano che, forse, le vicende narrate dal leggendario Omero qualche fondamento storico lo hanno avuto. O forse no.

Se sei curioso di scoprirne qualcosa di più, ascolta qui:

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Massimiliano Carbonari
Massimiliano Carbonari
Massimiliano Carbonari (Perugia 1994) lavora presso la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo. Archeologo e storico per studi e passione, è ideatore e autore del podcast "Ceraunia - Storie di Archeologia", con cui cerca di raccontare l'archeologia e il passato dell'uomo ad un pubblico quanto più vasto possibile

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