Un nuovo libro racconta l’arte e la vita di Gerhard Richter

Un nuovo libro racconta la vita e l’arte del celebre pittore tedesco Gerhard Richter

Molto probabilmente da metà agosto il Metropolitan Museum of Art di New York riaprirà ai visitatori e sarà possibile visitare la mostra “Gerhard Richter: painting after all” inaugurata il 4 marzo ma subito chiusa per le questioni riguardanti il lockdown. Il Met ha predisposto una soddisfacente sezione digitale dove è possibile leggere molte informazioni su Richter e sulla sua pittura e, per chi vuole, c’è anche un utilissimo video che mostra le opere esposte nella mostra.

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Per chi non potrà andare a New York, ma anche per chi riuscirà a volare oltreoceano, consiglio di acquistare e leggere il libro “Gerhard Richter” curato da Benjamin H. Di Buchloh ed edito in Italia da Postmediabooks. Il libro è un’originale e imperdibile raccolta di saggi sulla ricerca artistica, sulle opere e sul significato del fare arte per Gerhard Richter. Le letture non svelano immediatamente l’universo dell’artista tedesco, considerato tra i più importanti pittori contemporanei: questo infatti è un libro “enzimatico” capace di stimolare interrogativi e di istillare riflessioni nel tempo. Ad aprire e chiudere il libro ci sono due interviste, fatte dal curatore del libro all’artista nel corso degli anni, la prima del 1986 mentre la seconda è del 2004.  Dalle sue stesse parole scopriamo che Richter fu folgorato da Jackson Pollock e da Lucio Fontana alla Documenta di Kassell nel 1958 e ispirato dalla loro impudenza, ventiseienne decise di lasciare la Germania dell’Est per cercare la libertà artistica nell’Ovest. Come egli stesso ha affermato “L’arte richiede di essere libera… Nelle dittature non c’è arte, nemmeno cattiva arte”. Questa ricerca non si è mai fermata, anzi.

Il libro raccoglie interventi di vari autori che hanno riflettuto sull’arte di Richter, il quale dalla “foto-pittura” fino ad arrivare ai “campionari di colori” non ha mai smesso di riflettere sul senso del dipingere nel XX° e soprattutto nel XXI° secolo. “Intorno al 1960, la pittura era diventata problematica, per Gerhard Richter come per molti altri artisti (…). Richter scelse di non liberarsi della pittura, ma di liberare semmai la pittura da una camicia di forza di aspettative e significati convenzionali” scrive Johannes Meinhard in uno dei saggi. Non c’è intervento, all’interno di questo libro, che non meriti di essere citato per la profondità con cui tutti i critici cercano di scandagliare l’intera opera di Richter, dal rapporto con il reale ai suoi dipinti astratti. Ma a volte sono le parole degli stessi artisti che valgono il prezzo del libro, come si potrebbe dire in questi casi. Nella seconda intervista quando Buchloh cerca di chiedergli cosa pensa del futuro della pittura, Richter sembra abbastanza pessimista. Ma non smette di essere fiducioso e afferma “anche il presente ha il suo  momento di promessa”. Quasi volesse ribadire uno dei suoi pensieri più citati “l’arte, la più alta forma di speranza”. Di questi tempi valga come consiglio.

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Salvatore Ditaranto
Salvatore Ditaranto
Salvatore Ditaranto si occupa di marketing, ideazione di contenuti video per app e canali tv in Rcs. È appassionato di arte e di letteratura e scrive per magazine e testate online.

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