5 fotografi di paesaggio italiani da conoscere

Luoghi unici immortalati grazie a scatti di artisti dalla profonda sensibilità che hanno contribuito alla storia della fotografia.

Per troppo tempo relegata a surrogato dell’antenata pittura, la fotografia di paesaggio ha rivendicato nell’ultimo secolo la sua forza creativa, catturando l’attenzione di numerosi artisti e curiosi.

Attraverso uno scatto, è possibile documentare i cambiamenti del paesaggio nel tempo, dettati dall’azione umana o dalla natura stessa, la sua evoluzione, la sua degradazione o semplicemente l’immutata bellezza.

In tal senso, il paesaggio italiano offre panorami unici e variegati: a distanza di pochi chilometri fanno la loro comparsa sia quello freddo e spigoloso della montagna, sia quello caldo e piatto delle campagne del sud.

La natura è stata e continua a essere uno dei soggetti preferiti di molti fotografi famosi in tutto il mondo, che hanno contribuito a costruire, tassello dopo tassello, la storia di un genere fotografico molto apprezzato.

Ecco di seguito una breve selezione di fotografi di paesaggio italiani:

Luigi Ghirri

Fotografo reggiano, classe 1943, si forma studiando gli artisti concettuali ed entra successivamente in contatto con molti esponenti dell’Arte Povera, come Carlo Cremaschi, Giuliano della Casa, Claudio Parmiggiani e Franco Vaccari.

“Fotografare non significa fotocopiare la realtà” afferma, dettando il principio alla base della sua fotografia paesaggistica. 

Con inquadrature che eliminano tutto il superfluo, Ghirri applica il minimalismo narrativo alla complessità del reale. Nelle sue fotografie, riesce a regalare una persone interpretazione a qualsiasi tipo di paesaggio, cogliendo con un semplice scatto l’intervento umano sullo spazio, anche quello più impercettibile.

Segnali stradali o piccole e grandi architetture fanno da protagonisti in paesaggi surreali o metafisici. I colori pastello, l’uso della sovraesposizione e il linguaggio concettuale sono gli strumenti per costruire dei luoghi non-luoghi, sospesi tra reale e immaginario. 

Nel libro Lezioni di fotografia, che Ghirri realizza raccogliendo le sue lezioni tenute ai ragazzi dell’Università di Reggio Emilia, afferma “Sostanzialmente la fotografia non fa altro che rappresentare le percezioni che una persona ha del mondo.”

Luigi Ghirri, Marina di Ravenna, 1986, courtesy Archivio Luigi Ghirri

Guido Guidi

Nato nel 1941 a Cesena, anche Guidi subisce l’influenza dell’Arte Concettuale, insieme a quella del cinema Neorealista

Se il paesaggio italiano è conosciuto in tutto il mondo per i suoi monumenti storici e per i suoi panorami mozzafiato, il fotografo romagnolo rivolge il suo sguardo verso tutt’altra parte. 

All’inizio degli anni Settanta, Guido Guidi inizia a fotografare la periferia italiana, i paesaggi marginali e per nulla spettacolari. Strade di provincia e palazzi decadenti sono i protagonisti delle sue “anti-monumentali” fotografie, che mostrano tutto ciò che solitamente viene nascosto. 

La lentezza narrativa è l’elemento che emerge maggiormente nei suoi scatti. Ispirato in giovinezza dai film di Michelangelo Antonioni, Guidi immortala ciò che è lento e calmo. 

Quando realizza la serie dedicata alla Tomba Brion di Carlo Scarpa, l’intenzione di Guido Guidi è quella di fissare il tempo della trasformazione dell’architettura a seconda del variare della luce in particolari ore del giorno. L’architettura diventa una macchina attraverso cui misurare il tempo.

Guido Guidi, da La tomba Brion di Carlo Scarpa, #15045, 03-09-2003, looking northeast, c-print, framed cm 41,5×46,5 (foto Guido Guidi, courtesy Viasaterna)

Gabriele Basilico

Anche lui nato agli inizi degli anni 40, Gabriele Basilico ha una formazione da architetto, ma una passione da fotografo. 

Inizialmente interessato alla fotografia come strumento di indagine sociale, realizza la sua prima significativa raccolta alla fine degli anni 70 nella sua città, dal titolo Milano. Ritratti di fabbriche

Le aree produttive urbane, le fabbriche e le città italiane ed estere sono le protagoniste di molte sue opere fotografiche. Ciò che gli interessa è documentare quelle zone marginali, come i luoghi industriali, che sono disabitate e in cui è protagonista il vuoto. 

Basilico ci parla di una città diversa e di un altro rapporto possibile con essa, a metà tra centro e periferia.

Gabriele Basilico, Milano ritratti di fabbriche, 1978. © Archivio Gabriele Basilico

Franco Fontana

Completamente diverso dai precedenti, il fotografo Franco Fontana nasce nel 1933 e fin da subito fa del colore e della geometria gli elementi centrali della sua fotografia.

La sua pratica sembra focalizzarsi su una costante ricerca dell’espressione astratta nel paesaggio reale. 

In un’epoca in cui l’astrazione era ricercata esclusivamente attraverso il bianco e nero fotografico, Fontana è la voce fuori dal coro che cerca e immortala nel paesaggio le linee nette, le curve geometriche e i colori più sgargianti, riscontrando un grande successo a livello internazionale.

In un’intervista per National Geographic parla della sua passione per il colore così:

“Ritengo il colore più difficile del bianco e nero, che è già un’invenzione perché la realtà non è mai accettata per quello che è a livello creativo e conseguentemente va reinventata. Il mio colore non è un’aggiunta cromatica al bianco e nero ma diventa un modo diverso di vedere, essendomi liberato da quelle esigenze spettacolari che hanno caratterizzato la fotografia a colori, accettando il colore come un traguardo inevitabile nell’evoluzione della fotografia.”

Franco Fontana, Spagna, 1985, Stampa Colour Fine Art Giclée, Hahnemuhle Baryta FB 350 gsm su Dibond. 136×200 cm Copyright Franco Fontana. Courtesy Franco Fontana Studio

Mario Giacomelli

Nato nel 1925 da una famiglia contadina, Mario Giacomelli è senza dubbio tra gli autori italiani più affermati e ricordati.

Al contrario di Fontana, l’elemento che viene esasperato nella sua fotografia è proprio il bianco e nero. Drammatiche e granulose, le sue fotografie vivono nella tensione tra i due poli opposti del colore, dando vita a un’infinita serie di grigi marcati. 

Agli inizi della sua carriera, Giacomelli realizza ritratti fotografici di amici e familiari. L’elemento umano non lo abbandonerà neanche nei suoi paesaggi, anzi, sarà fondamentale per raccontare storie sulla variegata cultura italiana dell’epoca, soprattutto per quanto riguarda le realtà contadine. 

My Marche (detail), 1970s–80s, Mario Giacomelli, gelatin silver print. The J. Paul Getty Museum, Gift of Daniel Greenberg and Susan Steinhauser. Reproduced courtesy Mario Giacomelli Archive © Rita and Simone Giacomelli

Cover Photo Credits: Franco Fontana, Landscape, Italy, 1975, courtesy Fondazione MAXXI

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5 fotografi di paesaggio italiani da conoscere

Luoghi unici immortalati grazie a scatti di artisti dalla profonda sensibilità che hanno contribuito alla storia della fotografia.

Per troppo tempo relegata a surrogato dell’antenata pittura, la fotografia di paesaggio ha rivendicato nell’ultimo secolo la sua forza creativa, catturando l’attenzione di numerosi artisti e curiosi.

Attraverso uno scatto, è possibile documentare i cambiamenti del paesaggio nel tempo, dettati dall’azione umana o dalla natura stessa, la sua evoluzione, la sua degradazione o semplicemente l’immutata bellezza.

In tal senso, il paesaggio italiano offre panorami unici e variegati: a distanza di pochi chilometri fanno la loro comparsa sia quello freddo e spigoloso della montagna, sia quello caldo e piatto delle campagne del sud.

La natura è stata e continua a essere uno dei soggetti preferiti di molti fotografi famosi in tutto il mondo, che hanno contribuito a costruire, tassello dopo tassello, la storia di un genere fotografico molto apprezzato.

Ecco di seguito una breve selezione di fotografi di paesaggio italiani:

Luigi Ghirri

Fotografo reggiano, classe 1943, si forma studiando gli artisti concettuali ed entra successivamente in contatto con molti esponenti dell’Arte Povera, come Carlo Cremaschi, Giuliano della Casa, Claudio Parmiggiani e Franco Vaccari.

“Fotografare non significa fotocopiare la realtà” afferma, dettando il principio alla base della sua fotografia paesaggistica. 

Con inquadrature che eliminano tutto il superfluo, Ghirri applica il minimalismo narrativo alla complessità del reale. Nelle sue fotografie, riesce a regalare una persone interpretazione a qualsiasi tipo di paesaggio, cogliendo con un semplice scatto l’intervento umano sullo spazio, anche quello più impercettibile.

Segnali stradali o piccole e grandi architetture fanno da protagonisti in paesaggi surreali o metafisici. I colori pastello, l’uso della sovraesposizione e il linguaggio concettuale sono gli strumenti per costruire dei luoghi non-luoghi, sospesi tra reale e immaginario. 

Nel libro Lezioni di fotografia, che Ghirri realizza raccogliendo le sue lezioni tenute ai ragazzi dell’Università di Reggio Emilia, afferma “Sostanzialmente la fotografia non fa altro che rappresentare le percezioni che una persona ha del mondo.”

Luigi Ghirri, Marina di Ravenna, 1986, courtesy Archivio Luigi Ghirri

Guido Guidi

Nato nel 1941 a Cesena, anche Guidi subisce l’influenza dell’Arte Concettuale, insieme a quella del cinema Neorealista

Se il paesaggio italiano è conosciuto in tutto il mondo per i suoi monumenti storici e per i suoi panorami mozzafiato, il fotografo romagnolo rivolge il suo sguardo verso tutt’altra parte. 

All’inizio degli anni Settanta, Guido Guidi inizia a fotografare la periferia italiana, i paesaggi marginali e per nulla spettacolari. Strade di provincia e palazzi decadenti sono i protagonisti delle sue “anti-monumentali” fotografie, che mostrano tutto ciò che solitamente viene nascosto. 

La lentezza narrativa è l’elemento che emerge maggiormente nei suoi scatti. Ispirato in giovinezza dai film di Michelangelo Antonioni, Guidi immortala ciò che è lento e calmo. 

Quando realizza la serie dedicata alla Tomba Brion di Carlo Scarpa, l’intenzione di Guido Guidi è quella di fissare il tempo della trasformazione dell’architettura a seconda del variare della luce in particolari ore del giorno. L’architettura diventa una macchina attraverso cui misurare il tempo.

Guido Guidi, da La tomba Brion di Carlo Scarpa, #15045, 03-09-2003, looking northeast, c-print, framed cm 41,5×46,5 (foto Guido Guidi, courtesy Viasaterna)

Gabriele Basilico

Anche lui nato agli inizi degli anni 40, Gabriele Basilico ha una formazione da architetto, ma una passione da fotografo. 

Inizialmente interessato alla fotografia come strumento di indagine sociale, realizza la sua prima significativa raccolta alla fine degli anni 70 nella sua città, dal titolo Milano. Ritratti di fabbriche

Le aree produttive urbane, le fabbriche e le città italiane ed estere sono le protagoniste di molte sue opere fotografiche. Ciò che gli interessa è documentare quelle zone marginali, come i luoghi industriali, che sono disabitate e in cui è protagonista il vuoto. 

Basilico ci parla di una città diversa e di un altro rapporto possibile con essa, a metà tra centro e periferia.

Gabriele Basilico, Milano ritratti di fabbriche, 1978. © Archivio Gabriele Basilico

Franco Fontana

Completamente diverso dai precedenti, il fotografo Franco Fontana nasce nel 1933 e fin da subito fa del colore e della geometria gli elementi centrali della sua fotografia.

La sua pratica sembra focalizzarsi su una costante ricerca dell’espressione astratta nel paesaggio reale. 

In un’epoca in cui l’astrazione era ricercata esclusivamente attraverso il bianco e nero fotografico, Fontana è la voce fuori dal coro che cerca e immortala nel paesaggio le linee nette, le curve geometriche e i colori più sgargianti, riscontrando un grande successo a livello internazionale.

In un’intervista per National Geographic parla della sua passione per il colore così:

“Ritengo il colore più difficile del bianco e nero, che è già un’invenzione perché la realtà non è mai accettata per quello che è a livello creativo e conseguentemente va reinventata. Il mio colore non è un’aggiunta cromatica al bianco e nero ma diventa un modo diverso di vedere, essendomi liberato da quelle esigenze spettacolari che hanno caratterizzato la fotografia a colori, accettando il colore come un traguardo inevitabile nell’evoluzione della fotografia.”

Franco Fontana, Spagna, 1985, Stampa Colour Fine Art Giclée, Hahnemuhle Baryta FB 350 gsm su Dibond. 136×200 cm Copyright Franco Fontana. Courtesy Franco Fontana Studio

Mario Giacomelli

Nato nel 1925 da una famiglia contadina, Mario Giacomelli è senza dubbio tra gli autori italiani più affermati e ricordati.

Al contrario di Fontana, l’elemento che viene esasperato nella sua fotografia è proprio il bianco e nero. Drammatiche e granulose, le sue fotografie vivono nella tensione tra i due poli opposti del colore, dando vita a un’infinita serie di grigi marcati. 

Agli inizi della sua carriera, Giacomelli realizza ritratti fotografici di amici e familiari. L’elemento umano non lo abbandonerà neanche nei suoi paesaggi, anzi, sarà fondamentale per raccontare storie sulla variegata cultura italiana dell’epoca, soprattutto per quanto riguarda le realtà contadine. 

My Marche (detail), 1970s–80s, Mario Giacomelli, gelatin silver print. The J. Paul Getty Museum, Gift of Daniel Greenberg and Susan Steinhauser. Reproduced courtesy Mario Giacomelli Archive © Rita and Simone Giacomelli

Cover Photo Credits: Franco Fontana, Landscape, Italy, 1975, courtesy Fondazione MAXXI

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5 fotografi di paesaggio italiani da conoscere

Luoghi unici immortalati grazie a scatti di artisti dalla profonda sensibilità che hanno contribuito alla storia della fotografia.

Per troppo tempo relegata a surrogato dell’antenata pittura, la fotografia di paesaggio ha rivendicato nell’ultimo secolo la sua forza creativa, catturando l’attenzione di numerosi artisti e curiosi.

Attraverso uno scatto, è possibile documentare i cambiamenti del paesaggio nel tempo, dettati dall’azione umana o dalla natura stessa, la sua evoluzione, la sua degradazione o semplicemente l’immutata bellezza.

In tal senso, il paesaggio italiano offre panorami unici e variegati: a distanza di pochi chilometri fanno la loro comparsa sia quello freddo e spigoloso della montagna, sia quello caldo e piatto delle campagne del sud.

La natura è stata e continua a essere uno dei soggetti preferiti di molti fotografi famosi in tutto il mondo, che hanno contribuito a costruire, tassello dopo tassello, la storia di un genere fotografico molto apprezzato.

Ecco di seguito una breve selezione di fotografi di paesaggio italiani:

Luigi Ghirri

Fotografo reggiano, classe 1943, si forma studiando gli artisti concettuali ed entra successivamente in contatto con molti esponenti dell’Arte Povera, come Carlo Cremaschi, Giuliano della Casa, Claudio Parmiggiani e Franco Vaccari.

“Fotografare non significa fotocopiare la realtà” afferma, dettando il principio alla base della sua fotografia paesaggistica. 

Con inquadrature che eliminano tutto il superfluo, Ghirri applica il minimalismo narrativo alla complessità del reale. Nelle sue fotografie, riesce a regalare una persone interpretazione a qualsiasi tipo di paesaggio, cogliendo con un semplice scatto l’intervento umano sullo spazio, anche quello più impercettibile.

Segnali stradali o piccole e grandi architetture fanno da protagonisti in paesaggi surreali o metafisici. I colori pastello, l’uso della sovraesposizione e il linguaggio concettuale sono gli strumenti per costruire dei luoghi non-luoghi, sospesi tra reale e immaginario. 

Nel libro Lezioni di fotografia, che Ghirri realizza raccogliendo le sue lezioni tenute ai ragazzi dell’Università di Reggio Emilia, afferma “Sostanzialmente la fotografia non fa altro che rappresentare le percezioni che una persona ha del mondo.”

Luigi Ghirri, Marina di Ravenna, 1986, courtesy Archivio Luigi Ghirri

Guido Guidi

Nato nel 1941 a Cesena, anche Guidi subisce l’influenza dell’Arte Concettuale, insieme a quella del cinema Neorealista

Se il paesaggio italiano è conosciuto in tutto il mondo per i suoi monumenti storici e per i suoi panorami mozzafiato, il fotografo romagnolo rivolge il suo sguardo verso tutt’altra parte. 

All’inizio degli anni Settanta, Guido Guidi inizia a fotografare la periferia italiana, i paesaggi marginali e per nulla spettacolari. Strade di provincia e palazzi decadenti sono i protagonisti delle sue “anti-monumentali” fotografie, che mostrano tutto ciò che solitamente viene nascosto. 

La lentezza narrativa è l’elemento che emerge maggiormente nei suoi scatti. Ispirato in giovinezza dai film di Michelangelo Antonioni, Guidi immortala ciò che è lento e calmo. 

Quando realizza la serie dedicata alla Tomba Brion di Carlo Scarpa, l’intenzione di Guido Guidi è quella di fissare il tempo della trasformazione dell’architettura a seconda del variare della luce in particolari ore del giorno. L’architettura diventa una macchina attraverso cui misurare il tempo.

Guido Guidi, da La tomba Brion di Carlo Scarpa, #15045, 03-09-2003, looking northeast, c-print, framed cm 41,5×46,5 (foto Guido Guidi, courtesy Viasaterna)

Gabriele Basilico

Anche lui nato agli inizi degli anni 40, Gabriele Basilico ha una formazione da architetto, ma una passione da fotografo. 

Inizialmente interessato alla fotografia come strumento di indagine sociale, realizza la sua prima significativa raccolta alla fine degli anni 70 nella sua città, dal titolo Milano. Ritratti di fabbriche

Le aree produttive urbane, le fabbriche e le città italiane ed estere sono le protagoniste di molte sue opere fotografiche. Ciò che gli interessa è documentare quelle zone marginali, come i luoghi industriali, che sono disabitate e in cui è protagonista il vuoto. 

Basilico ci parla di una città diversa e di un altro rapporto possibile con essa, a metà tra centro e periferia.

Gabriele Basilico, Milano ritratti di fabbriche, 1978. © Archivio Gabriele Basilico

Franco Fontana

Completamente diverso dai precedenti, il fotografo Franco Fontana nasce nel 1933 e fin da subito fa del colore e della geometria gli elementi centrali della sua fotografia.

La sua pratica sembra focalizzarsi su una costante ricerca dell’espressione astratta nel paesaggio reale. 

In un’epoca in cui l’astrazione era ricercata esclusivamente attraverso il bianco e nero fotografico, Fontana è la voce fuori dal coro che cerca e immortala nel paesaggio le linee nette, le curve geometriche e i colori più sgargianti, riscontrando un grande successo a livello internazionale.

In un’intervista per National Geographic parla della sua passione per il colore così:

“Ritengo il colore più difficile del bianco e nero, che è già un’invenzione perché la realtà non è mai accettata per quello che è a livello creativo e conseguentemente va reinventata. Il mio colore non è un’aggiunta cromatica al bianco e nero ma diventa un modo diverso di vedere, essendomi liberato da quelle esigenze spettacolari che hanno caratterizzato la fotografia a colori, accettando il colore come un traguardo inevitabile nell’evoluzione della fotografia.”

Franco Fontana, Spagna, 1985, Stampa Colour Fine Art Giclée, Hahnemuhle Baryta FB 350 gsm su Dibond. 136×200 cm Copyright Franco Fontana. Courtesy Franco Fontana Studio

Mario Giacomelli

Nato nel 1925 da una famiglia contadina, Mario Giacomelli è senza dubbio tra gli autori italiani più affermati e ricordati.

Al contrario di Fontana, l’elemento che viene esasperato nella sua fotografia è proprio il bianco e nero. Drammatiche e granulose, le sue fotografie vivono nella tensione tra i due poli opposti del colore, dando vita a un’infinita serie di grigi marcati. 

Agli inizi della sua carriera, Giacomelli realizza ritratti fotografici di amici e familiari. L’elemento umano non lo abbandonerà neanche nei suoi paesaggi, anzi, sarà fondamentale per raccontare storie sulla variegata cultura italiana dell’epoca, soprattutto per quanto riguarda le realtà contadine. 

My Marche (detail), 1970s–80s, Mario Giacomelli, gelatin silver print. The J. Paul Getty Museum, Gift of Daniel Greenberg and Susan Steinhauser. Reproduced courtesy Mario Giacomelli Archive © Rita and Simone Giacomelli

Cover Photo Credits: Franco Fontana, Landscape, Italy, 1975, courtesy Fondazione MAXXI

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