Tania Bruguera al PAC di Milano. Le parole del curatore Diego Sileo

La prima mostra personale italiana di Tania Bruguera: la ricerca di una verità senza filtri e censure nelle parole del curatore Diego Sileo

Il PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano apre le porte al pubblico dal 27 novembre al 13 febbraio 2022 con una delle artiste oggi più influenti nel mondo, per l’attenzione all’attualità e per l’attivismo incensurato che caratterizzano tutta la sua produzione: Tania Bruguera

La Verità anche a scapito del Mondo è la prima mostra personale in Italia dell’artista cubana, un progetto, afferma il curatore Diego Sileo, nato cinque anni fa, che finalmente si è realizzato e che ha indirizzato maggiormente la specifica linea curatoriale del PAC: “Una volontà di ricerca e di indagine (…), un tipo di arte che si propone di raccontare la realtà così com’è”.

Infatti, La Verità anche a scapito del Mondo è il titolo della mostra e riprende una citazione di Hannah Arendt, figura di riferimento imprescindibile nella ricerca artistica di Bruguera. 

Quando alla filosofa tedesca, nel 1964, viene chiesto “Ci sono motivi validi per tacere su alcune cose che sa?”, lei risponde Fiat veritas et pereat mundus” (sia detta la verità anche a scapito del mondo)

Al PAC, Tania Bruguera sembra affermare la stessa cosa. 

Già avvicinandosi all’entrata, le parole del testo di Arendt, Le Origini del totalitarismo, risuonano forte e chiaro. L’artista, presente all’inaugurazione per la stampa, afferma che quando si trovava agli arresti domiciliari – a causa delle lotte politiche che la sua arte porta avanti – vedeva “il fuori” come simbolo di libertà. Ascoltare questa lettura, che ribadisce concetti sempre attuali, dall’esterno assume quindi un altro significato e fa immergere il visitatore in un’atmosfera di realtà cruda e senza filtri che pervade tutta la mostra.

Una volta entrati, una grande bandiera dell’Unione Europea accoglie il pubblico e domina la prima sala, un lavoro inedito realizzato in collaborazione con ANED – Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi nazisti. Del filo spinato dorato, ricamato da tre sopravvissuti ai lager e da figli di deportati durante la Seconda Guerra Mondiale, fa la sua comparsa tra le dodici stelle della bandiera, proprio come quello issato ai confini di alcune nazioni europee per impedire il passaggio dei migranti. La voce ostinata della performer che legge Hannah Arendt al microfono seduta a fianco dell’opera esplicita il parallelismo storico.

Tania Bruguera, Donde tus ideas se convierten en acciones civicas (100 Horas de lectura de Las Origenes del Totalitarismo) 2015-2021, performance e installazione, courtesy the artist, ph: Lorenzo Palmieri.

Il gesto performativo è centrale in tutta la mostra e, in generale, in tutta la ricerca artistica di Tania Bruguera sin dalle origini. Alcuni lavori del passato sono rimessi in scena al PAC, secondo un criterio che il curatore Diego Sileo afferma essere l’attualità e la possibilità di rilettura oggi

Nella seconda stanza, luce accecante e buio totale si alternano, accompagnati dal suono allarmante della carica di un fucile. Qui, ad essere messo in scena, direttamente attraverso le reazioni e le sensazioni del pubblico, è il momento che precede sparo, quello peggiore, in cui ansia e paura confondono i sensi.

Tania Bruguera, Sin Titulo (Kassel 2002) 2002-2021, performance e installaizone, courtesy the artist.

Nella quinta stanza, ad accogliere il pubblico è la presenza disturbante di una scritta che recita “Il lavoro rende liberi”. Si tratta della copia in scala 1:1 di quella posta all’entrata di molti campi di concentramento durante il regime nazista. Un uomo senza volto inizia a smerigliare l’insegna. Ora i protagonisti nella stanza buia sono il suono assordante della smerigliatrice, la luce rossa delle scintille e l’odore del ferro, ma anche una domanda che sorge nel visitatore sulla natura dell’azione stessa. L’operaio è alienato, intento nel suo lavoro che non sembra avere uno scopo preciso. Cieco, va avanti senza porsi domande: metafora perfetta della vita sotto qualsiasi tipo di dittatura

Una timeline precisa, tracciata sul muro del primo piano del PAC, scandisce le opere e gli avvenimenti che hanno segnato la vita dell’artista, che da oltre 25 anni trasforma la sua arte in efficacia politica. L’intento educativo del suo attivismo è chiaro ed esplicito, Bruguera dà vita a un vero e proprio glossario di termini e modelli da adottare. È il caso di Catedra Arte de Conducta (2003-2009), progetto di formazione alternativa al sistema di studi artistici nella società cubana contemporanea, oppure di Arte Util (2002-2003), concetto che vede l’arte come dispositivo per l’implementazione sociale, rivolto a un pubblico non specializzato. 

La fine della timeline coincide con l’entrata nell’ultima sala: lunga, buia e dal pavimento dissestato, dove tre performer cubani in piedi e a voce alta elencano i nomi degli oltre cinquecento prigionieri politici a Cuba, tra cui molti artisti. La performance originale, simile nell’estetica, era stata censurata il giorno dell’inaugurazione della Bienal de la Habana nel 2000. Ventuno anni dopo, è stato dato a queste voci il giusto spazio per parlare di qualcosa che è ancora in atto: i molteplici tentativi di censura da parte del governo. 

Tania Bruguera, Sin Titulo (Habana, 2021), 2021, installazione e performance, courtesy the artist, ph: Claudia Capelli.

A fare da protagonista in tutte le sale dello spazio milanese fino a febbraio è la “ricerca forsennata della verità”, spiega Diego Sileo. 

Pur riflettendo su tanti conflitti, passati e presenti, distanti e vicini al pubblico, l’intento della mostra, e in generale di tutta la programmazione del PAC, è uno solo e coincide perfettamente con quello di Tania Bruguera, “voler capire e far conoscere le cose per cambiarle”. 

Ci riesce perfettamente attraverso il coinvolgimento totale dello spettatore, che viene colpito in modo visivo, sonoro, emotivo e persino olfattivo. In poche parole, cerca di trasformare l’osservatore passivo in cittadino attivo e consapevole in tutti i modi possibili, attraverso il potere di un’arte immersa in una società sempre attuale.

Il Museo, in quanto spazio pubblico, ha il dovere di mostrare la realtà senza censure” continua Sileo. Ne ha a tutti gli effetti il diritto. Voci femminili forti come quella di Tania Bruguera, Teresa Margolles o Regina Josè Galindo, che hanno preso parola al PAC in questi anni, hanno costruito una strada ben precisa, che può solo andare avanti, dicendo sempre la verità, “anche a scapito del mondo”.

Cover Photo credits: 10,148,451 (Crying Room). Hyundai Commission: Tania Bruguera, Tate Modern 2018. Photo Benedict Johnson.

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Il PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano apre le porte al pubblico dal 27 novembre al 13 febbraio 2022 con una delle artiste oggi più influenti nel mondo, per l’attenzione all’attualità e per l’attivismo incensurato che caratterizzano tutta la sua produzione: Tania Bruguera

La Verità anche a scapito del Mondo è la prima mostra personale in Italia dell’artista cubana, un progetto, afferma il curatore Diego Sileo, nato cinque anni fa, che finalmente si è realizzato e che ha indirizzato maggiormente la specifica linea curatoriale del PAC: “Una volontà di ricerca e di indagine (…), un tipo di arte che si propone di raccontare la realtà così com’è”.

Infatti, La Verità anche a scapito del Mondo è il titolo della mostra e riprende una citazione di Hannah Arendt, figura di riferimento imprescindibile nella ricerca artistica di Bruguera. 

Quando alla filosofa tedesca, nel 1964, viene chiesto “Ci sono motivi validi per tacere su alcune cose che sa?”, lei risponde Fiat veritas et pereat mundus” (sia detta la verità anche a scapito del mondo)

Al PAC, Tania Bruguera sembra affermare la stessa cosa. 

Già avvicinandosi all’entrata, le parole del testo di Arendt, Le Origini del totalitarismo, risuonano forte e chiaro. L’artista, presente all’inaugurazione per la stampa, afferma che quando si trovava agli arresti domiciliari – a causa delle lotte politiche che la sua arte porta avanti – vedeva “il fuori” come simbolo di libertà. Ascoltare questa lettura, che ribadisce concetti sempre attuali, dall’esterno assume quindi un altro significato e fa immergere il visitatore in un’atmosfera di realtà cruda e senza filtri che pervade tutta la mostra.

Una volta entrati, una grande bandiera dell’Unione Europea accoglie il pubblico e domina la prima sala, un lavoro inedito realizzato in collaborazione con ANED – Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi nazisti. Del filo spinato dorato, ricamato da tre sopravvissuti ai lager e da figli di deportati durante la Seconda Guerra Mondiale, fa la sua comparsa tra le dodici stelle della bandiera, proprio come quello issato ai confini di alcune nazioni europee per impedire il passaggio dei migranti. La voce ostinata della performer che legge Hannah Arendt al microfono seduta a fianco dell’opera esplicita il parallelismo storico.

Tania Bruguera, Donde tus ideas se convierten en acciones civicas (100 Horas de lectura de Las Origenes del Totalitarismo) 2015-2021, performance e installazione, courtesy the artist, ph: Lorenzo Palmieri.

Il gesto performativo è centrale in tutta la mostra e, in generale, in tutta la ricerca artistica di Tania Bruguera sin dalle origini. Alcuni lavori del passato sono rimessi in scena al PAC, secondo un criterio che il curatore Diego Sileo afferma essere l’attualità e la possibilità di rilettura oggi

Nella seconda stanza, luce accecante e buio totale si alternano, accompagnati dal suono allarmante della carica di un fucile. Qui, ad essere messo in scena, direttamente attraverso le reazioni e le sensazioni del pubblico, è il momento che precede sparo, quello peggiore, in cui ansia e paura confondono i sensi.

Tania Bruguera, Sin Titulo (Kassel 2002) 2002-2021, performance e installaizone, courtesy the artist.

Nella quinta stanza, ad accogliere il pubblico è la presenza disturbante di una scritta che recita “Il lavoro rende liberi”. Si tratta della copia in scala 1:1 di quella posta all’entrata di molti campi di concentramento durante il regime nazista. Un uomo senza volto inizia a smerigliare l’insegna. Ora i protagonisti nella stanza buia sono il suono assordante della smerigliatrice, la luce rossa delle scintille e l’odore del ferro, ma anche una domanda che sorge nel visitatore sulla natura dell’azione stessa. L’operaio è alienato, intento nel suo lavoro che non sembra avere uno scopo preciso. Cieco, va avanti senza porsi domande: metafora perfetta della vita sotto qualsiasi tipo di dittatura

Una timeline precisa, tracciata sul muro del primo piano del PAC, scandisce le opere e gli avvenimenti che hanno segnato la vita dell’artista, che da oltre 25 anni trasforma la sua arte in efficacia politica. L’intento educativo del suo attivismo è chiaro ed esplicito, Bruguera dà vita a un vero e proprio glossario di termini e modelli da adottare. È il caso di Catedra Arte de Conducta (2003-2009), progetto di formazione alternativa al sistema di studi artistici nella società cubana contemporanea, oppure di Arte Util (2002-2003), concetto che vede l’arte come dispositivo per l’implementazione sociale, rivolto a un pubblico non specializzato. 

La fine della timeline coincide con l’entrata nell’ultima sala: lunga, buia e dal pavimento dissestato, dove tre performer cubani in piedi e a voce alta elencano i nomi degli oltre cinquecento prigionieri politici a Cuba, tra cui molti artisti. La performance originale, simile nell’estetica, era stata censurata il giorno dell’inaugurazione della Bienal de la Habana nel 2000. Ventuno anni dopo, è stato dato a queste voci il giusto spazio per parlare di qualcosa che è ancora in atto: i molteplici tentativi di censura da parte del governo. 

Tania Bruguera, Sin Titulo (Habana, 2021), 2021, installazione e performance, courtesy the artist, ph: Claudia Capelli.

A fare da protagonista in tutte le sale dello spazio milanese fino a febbraio è la “ricerca forsennata della verità”, spiega Diego Sileo. 

Pur riflettendo su tanti conflitti, passati e presenti, distanti e vicini al pubblico, l’intento della mostra, e in generale di tutta la programmazione del PAC, è uno solo e coincide perfettamente con quello di Tania Bruguera, “voler capire e far conoscere le cose per cambiarle”. 

Ci riesce perfettamente attraverso il coinvolgimento totale dello spettatore, che viene colpito in modo visivo, sonoro, emotivo e persino olfattivo. In poche parole, cerca di trasformare l’osservatore passivo in cittadino attivo e consapevole in tutti i modi possibili, attraverso il potere di un’arte immersa in una società sempre attuale.

Il Museo, in quanto spazio pubblico, ha il dovere di mostrare la realtà senza censure” continua Sileo. Ne ha a tutti gli effetti il diritto. Voci femminili forti come quella di Tania Bruguera, Teresa Margolles o Regina Josè Galindo, che hanno preso parola al PAC in questi anni, hanno costruito una strada ben precisa, che può solo andare avanti, dicendo sempre la verità, “anche a scapito del mondo”.

Cover Photo credits: 10,148,451 (Crying Room). Hyundai Commission: Tania Bruguera, Tate Modern 2018. Photo Benedict Johnson.

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Il PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano apre le porte al pubblico dal 27 novembre al 13 febbraio 2022 con una delle artiste oggi più influenti nel mondo, per l’attenzione all’attualità e per l’attivismo incensurato che caratterizzano tutta la sua produzione: Tania Bruguera

La Verità anche a scapito del Mondo è la prima mostra personale in Italia dell’artista cubana, un progetto, afferma il curatore Diego Sileo, nato cinque anni fa, che finalmente si è realizzato e che ha indirizzato maggiormente la specifica linea curatoriale del PAC: “Una volontà di ricerca e di indagine (…), un tipo di arte che si propone di raccontare la realtà così com’è”.

Infatti, La Verità anche a scapito del Mondo è il titolo della mostra e riprende una citazione di Hannah Arendt, figura di riferimento imprescindibile nella ricerca artistica di Bruguera. 

Quando alla filosofa tedesca, nel 1964, viene chiesto “Ci sono motivi validi per tacere su alcune cose che sa?”, lei risponde Fiat veritas et pereat mundus” (sia detta la verità anche a scapito del mondo)

Al PAC, Tania Bruguera sembra affermare la stessa cosa. 

Già avvicinandosi all’entrata, le parole del testo di Arendt, Le Origini del totalitarismo, risuonano forte e chiaro. L’artista, presente all’inaugurazione per la stampa, afferma che quando si trovava agli arresti domiciliari – a causa delle lotte politiche che la sua arte porta avanti – vedeva “il fuori” come simbolo di libertà. Ascoltare questa lettura, che ribadisce concetti sempre attuali, dall’esterno assume quindi un altro significato e fa immergere il visitatore in un’atmosfera di realtà cruda e senza filtri che pervade tutta la mostra.

Una volta entrati, una grande bandiera dell’Unione Europea accoglie il pubblico e domina la prima sala, un lavoro inedito realizzato in collaborazione con ANED – Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi nazisti. Del filo spinato dorato, ricamato da tre sopravvissuti ai lager e da figli di deportati durante la Seconda Guerra Mondiale, fa la sua comparsa tra le dodici stelle della bandiera, proprio come quello issato ai confini di alcune nazioni europee per impedire il passaggio dei migranti. La voce ostinata della performer che legge Hannah Arendt al microfono seduta a fianco dell’opera esplicita il parallelismo storico.

Tania Bruguera, Donde tus ideas se convierten en acciones civicas (100 Horas de lectura de Las Origenes del Totalitarismo) 2015-2021, performance e installazione, courtesy the artist, ph: Lorenzo Palmieri.

Il gesto performativo è centrale in tutta la mostra e, in generale, in tutta la ricerca artistica di Tania Bruguera sin dalle origini. Alcuni lavori del passato sono rimessi in scena al PAC, secondo un criterio che il curatore Diego Sileo afferma essere l’attualità e la possibilità di rilettura oggi

Nella seconda stanza, luce accecante e buio totale si alternano, accompagnati dal suono allarmante della carica di un fucile. Qui, ad essere messo in scena, direttamente attraverso le reazioni e le sensazioni del pubblico, è il momento che precede sparo, quello peggiore, in cui ansia e paura confondono i sensi.

Tania Bruguera, Sin Titulo (Kassel 2002) 2002-2021, performance e installaizone, courtesy the artist.

Nella quinta stanza, ad accogliere il pubblico è la presenza disturbante di una scritta che recita “Il lavoro rende liberi”. Si tratta della copia in scala 1:1 di quella posta all’entrata di molti campi di concentramento durante il regime nazista. Un uomo senza volto inizia a smerigliare l’insegna. Ora i protagonisti nella stanza buia sono il suono assordante della smerigliatrice, la luce rossa delle scintille e l’odore del ferro, ma anche una domanda che sorge nel visitatore sulla natura dell’azione stessa. L’operaio è alienato, intento nel suo lavoro che non sembra avere uno scopo preciso. Cieco, va avanti senza porsi domande: metafora perfetta della vita sotto qualsiasi tipo di dittatura

Una timeline precisa, tracciata sul muro del primo piano del PAC, scandisce le opere e gli avvenimenti che hanno segnato la vita dell’artista, che da oltre 25 anni trasforma la sua arte in efficacia politica. L’intento educativo del suo attivismo è chiaro ed esplicito, Bruguera dà vita a un vero e proprio glossario di termini e modelli da adottare. È il caso di Catedra Arte de Conducta (2003-2009), progetto di formazione alternativa al sistema di studi artistici nella società cubana contemporanea, oppure di Arte Util (2002-2003), concetto che vede l’arte come dispositivo per l’implementazione sociale, rivolto a un pubblico non specializzato. 

La fine della timeline coincide con l’entrata nell’ultima sala: lunga, buia e dal pavimento dissestato, dove tre performer cubani in piedi e a voce alta elencano i nomi degli oltre cinquecento prigionieri politici a Cuba, tra cui molti artisti. La performance originale, simile nell’estetica, era stata censurata il giorno dell’inaugurazione della Bienal de la Habana nel 2000. Ventuno anni dopo, è stato dato a queste voci il giusto spazio per parlare di qualcosa che è ancora in atto: i molteplici tentativi di censura da parte del governo. 

Tania Bruguera, Sin Titulo (Habana, 2021), 2021, installazione e performance, courtesy the artist, ph: Claudia Capelli.

A fare da protagonista in tutte le sale dello spazio milanese fino a febbraio è la “ricerca forsennata della verità”, spiega Diego Sileo. 

Pur riflettendo su tanti conflitti, passati e presenti, distanti e vicini al pubblico, l’intento della mostra, e in generale di tutta la programmazione del PAC, è uno solo e coincide perfettamente con quello di Tania Bruguera, “voler capire e far conoscere le cose per cambiarle”. 

Ci riesce perfettamente attraverso il coinvolgimento totale dello spettatore, che viene colpito in modo visivo, sonoro, emotivo e persino olfattivo. In poche parole, cerca di trasformare l’osservatore passivo in cittadino attivo e consapevole in tutti i modi possibili, attraverso il potere di un’arte immersa in una società sempre attuale.

Il Museo, in quanto spazio pubblico, ha il dovere di mostrare la realtà senza censure” continua Sileo. Ne ha a tutti gli effetti il diritto. Voci femminili forti come quella di Tania Bruguera, Teresa Margolles o Regina Josè Galindo, che hanno preso parola al PAC in questi anni, hanno costruito una strada ben precisa, che può solo andare avanti, dicendo sempre la verità, “anche a scapito del mondo”.

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