Entrando negli spazi della galleria Numero 51, a Milano, la prima sensazione è quella di trovarsi davanti a qualcosa che appartiene contemporaneamente al mondo del giocattolo, alla cultura underground e a un pezzo di storia da raccontare.
La scrivania del dott. Grimaldi è un tavolo ricolmo di note, appunti, post-it. È un “uomo del fare”: «Quando mi chiedono il segreto del mio successo, se proprio vogliamo usare questo termine, ‘successo’, che non amo, io rispondo: abnegazione: la leadership è un’azione, non una posizione. Sono il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via».
In questa conversazione con Cecilia Alemani emergono le linee di una riflessione che va oltre la storia di un premio. Dal metodo curatoriale alla scelta dell’artista, dal significato della lentezza come resistenza politica al decentramento geografico dell'arte contemporanea, fino alla domanda più scomoda — cosa significa davvero parlare di arte femminile oggi — l'intervista restituisce il ritratto di una curatrice che concepisce il proprio lavoro non come selezione di opere, ma come ascolto di urgenze.
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