Squid Game e il legame con l’Arte Contemporanea

Squid game è la serie tv Netflix, scritta e diretta dal regista coreano Hwang Dong-hyuk, che è entrata nella top 10 delle serie più viste.

Affrontando temi comuni, come la disparità sociale, in modo crudo e surreale, la serie tv Squid Game, diffusa da Netflix in tutto il mondo a partire dal 17 settembre, sta spopolando in tutto il mondo, bruciando ogni record, come del resto la maggior parte della produzione proveniente dalla Corea del Sud.

Cosa ancor più interessante di questa serie è che, tra citazioni, inquadrature, ambienti e recitazione, rimanda agli occhi e alla mente il mondo dell’arte contemporanea e non solo.

LA STORIA

“Centinaia di individui a corto di denaro accettano uno strano invito a competere in giochi per bambini. Li attende un premio invitante, ma la posta in gioco è mortale”, così cita la descrizione ufficiale sulla pagina Netflix.

La serie tv coreana è composta da nove episodi, che raccontano storie e situazioni di un gruppo di persone che, per gravi problemi economici e indebitamenti, partecipano volontariamente ad un gioco realizzato da una misteriosa organizzazione.

I giocatori sono 456: tutti firmano una rinuncia ai diritti sul proprio corpo per partecipare a sei giochi tradizionali per bambini e vincere un premio in denaro di 45.600.000.000 won, che corrispondono a circa 33 milioni di euro. Le regole sono soltanto tre e chi perde viene eliminato, letteralmente ucciso.

IL LEGAME CON L’ARTE

La serie tv permette allo spettatore di immergersi in un’atmosfera crudele, nella quale però si nota un ambiente che rimanda, volutamente, non solo all’arte contemporanea, ma anche al design, all’architettura e al cinema in generale.

Le scale dove si muovono i giocatori per raggiungere le stanze dei giochi, si intrecciano e sembrano sfidare la gravità, dando quel senso di disorientamento ai partecipanti e anche allo spettatore. Un ambiente molto familiare, considerando che, in un’intervista, il regista ha dichiarato di aver tratto ispirazione dall’opera Relativity di MC Escher per costruirle.

L’opera è una litografia del 1953 e rappresenta un ambiente pieno di scale, che sconvolge la percezione e crea un’illusione ottica, rendendo i pavimenti dei soffitti e viceversa.

M. C. Escher, Relativity, 1953 , Courtesy MoMA

Altro riferimento, questa volta rispetto al colore rosa delle pareti dello stesso ambiente, è la Muralla Roja dell’architetto Ricard Bofill, una struttura colorata che si trova in Spagna, sulle scogliere della Costa Blanca.

Realizzata nel 1973, è un edificio ideato per turisti, che si affaccia sul mare e segue delle insolite linee geometriche, rimandando alla struttura della scogliera per rendere omaggio all’architettura tipica mediterranea.

La Muralla Roja, Courtesy Gestalten

Senza dimenticare alcune scenografie del mondo fantastico del film Labyrinth del 1986, con David Bowie, che non sfuggono alla serie, come la tana del personaggio e le incredibili acconciature del cast.

Cover Photo Credits: Netflix

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