“Mamma perdonami” di Genny Petrotta. Il passato che non si dimentica

La quinta edizione del Festival Between Land and Sea, organizzata dalla Fondazione Studio Rizoma, si apre con “MAMMA PERDONAMI / MËMA MË FAL” di Genny Petrotta, presso il Museo Civico di Castelbuono, in provincia di Palermo.

Genny Petrotta, classe 1990, appassionata di filosofia e storia, si dedica principalmente alla videoinstallazione. In mostra, porta un’ode poetica a uno spettacolo teatrale perduto che raccontava la storia della giovane Repubblica Popolare Contadina di Piana degli Albanesi, in un testo in lingua arbëreshë.

Presentato per la prima volta al pubblico, il lavoro di Genny comprende una videoinstallazione e una performance. Il progetto parte dalla città natale dell’artista, fondata più di mezzo millennio fa da una comunità arbëreshë, che ancora oggi conserva la sua lingua e alcune antiche tradizioni.  La storia rappresentata risale all’inverno del 1944. Dopo lo scoppio, in diversi villaggi siciliani, di rivolte contro la cattiva gestione dei raccolti agricoli da parte dei potenti, incuranti della fame e della sofferenza della popolazione, un gruppo di ribelli, capeggiato da Giacomo Petrotta, proclamò la Repubblica Popolare Contadina. Genny, nipote di Giacomo, riporta alla memoria la lotta per la repubblica, poi stroncata dalla polizia, ricostruendo quei cinquanta giorni di ribellione, unità e speranza.

Nella presentazione del progetto, Genny ha parlato di come è nato il suo interesse per la ricerca e come sono cresciute nel tempo, in lei, la voglia di comprendere e il desiderio di dare voce e visibilità a chi è posto al margine.

Avevo undici anni e, durante il G8 a Genova, guardavo le immagini al telegiornale con mio padre a casa di mia nonna. Quelle immagini mi hanno profondamente turbata: vedendo le violenze della polizia contro i manifestanti, ho sentito una grande rabbia dentro di me. Mia nonna, preoccupata per la mia reazione, ha deciso di raccontarmi la storia di suo cognato, il fratello di mio nonno, che fu torturato per giorni perché era un socialista e un libertario, contro le ingiustizie. La concomitanza di questo evento e di questa storia mi hanno segnato profondamente e hanno innescato in me il desiderio di cercare testimonianze in generale.

Il primo passo da compiere fu il ritorno al paese d’origine. A guidare le sue azioni, poi, è stato il bisogno spontaneo di riconnettersi con le proprie radici, trasformandole in qualcosa di nuovo e differente, che avesse la forma della sua arte e il contenuto di una storia dimenticata.

Una parte significativa di questo progetto è stata il ritorno al mio paese d’origine e la condivisione di questa storia con la mia comunità. In qualche modo mi sono sentita meno sola, rendendo omaggio a questa storia dimenticata. È straordinario pensare che circa seicento giovani abbiano cercato di cambiare il loro paese, agendo sul potere, anziché subirlo, in nome dell’unione e della fratellanza. Il fatto che una minoranza abbia potuto instaurare una repubblica indipendente all’interno dello stato italiano è un evento sorprendente e commovente. È triste sapere che questa iniziativa sia stata repressa e rimossa dopo ottant’anni. Personalmente, mi ha emozionato e rattristato sapere che questa storia è stata oscurata.

Nella sua attività di ricerca, si è rivolta alla comunità e non è stata lasciata sola, coinvolgendo artisti, artiste e giovani, nella realizzazione di un’opera che fosse un inno alla memoria collettiva, una dimostrazione di rispetto e ammirazione nei confronti di chi non ha piegato la testa, ma ha scelto di lottare e un invito a non farsi sopraffare, guardando con speranza e determinazione verso il futuro.

Per me, l’aspetto più significativo è stato il riconoscimento che non ero l’unica ad essere ossessionata da questa storia, dopo averci dedicato più della metà della mia vita, fin dall’adolescenza. Ho capito che questa storia appartiene a tutti, non solo a me. Nel mio progetto, ho voluto coinvolgere i ragazzi e gli adolescenti affinché facessero parte del processo artistico e condividessero la storia con i loro genitori e amici, così che potesse sopravvivere nel tempo.

Immagini: Courtesy l’artista e Fondazione Studio Rizoma

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Stefania Malerba
Stefania Malerba
Sono Stefania e ho poche altre certezze. Mi piace l’aria che si respira al mare, il vento sulla faccia, perdermi in strade conosciute e cambiare spesso idea. Nel tempo libero imbratto fogli di carta, con parole e macchie variopinte, e guardo molto il cielo.

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