L’optical art nella moda tra gli anni Sessanta e Settanta

Optical art: fantasie iconiche che, nella moda, hanno rivoluzionato l’immaginario collettivo dello stile di quell’epoca.

Da sempre, moda e arte percorrono gli stessi passi nel mondo, entrambe portavoce dei fenomeni sociali di un determinato periodo storico. Spesso avviene che una forma espressiva ispiri l’altra, in un continuo flusso di idee, colori e creazioni indimenticabili.

Tra le influenze più famose c’è sicuramente quella dell’optical art – anche conosciuta come op art -, movimento artistico nato alla fine degli anni 60 che, grazie alla sua essenza grafica, ha saputo conquistare il mondo della moda.

In un’epoca in cui il mondo aveva bisogno di stimoli differenti, le ricerche dell’Op art prendono in esame le illusioni ottiche e il movimento. Grazie a questo approccio alternativo all’arte, le nuove generazioni possono, per la prima volta, approcciarsi a un linguaggio nuovo, deciso, lontano da ogni contenuto già visto in precedenza.

Principale esponente dello stile optical fu l’artista inglese Bridget Riley, prima donna a vincere nel 1968 il Premio Internazionale per la pittura alla XXXIV Biennale di Venezia. Le opere della Riley giocano con i fenomeni ottici accostando cerchi e linee in bianco e nero, creando effetti tridimensionali affascinanti e si può dire che i suoi lavori siano stati la freccia che ha fatto innamorare l’arte e la moda. Infatti, un produttore di abiti americano, affascinato dai suoi dipinti, fece realizzare dei tessuti ispirati alle opere della Riley, dando il  via al fenomeno optical nel mondo dell’abbigliamento.

Divenuto in poco tempo un elemento iconico, le fantasie optical influenzarono stilisti come Ossie Clark, Yves Saint Laurent, Mary Quant e Valentino, che iniziano ad accostare forme e colori per creare un apparente movimento tridimensionale, creando capi unici e molto richiesti. Dopo un lungo periodo di esperimenti cromatici, negli anni ‘70 si afferma lo stile black & white, molto apprezzato dal pubblico. Figure di spicco di tutto il mondo si fanno incantare da questo nuovo modo di vestire, come Truman Capote, che nel 1966 organizza all’Hotel Plaza di New York il party del secolo. Il dress code? Rigorosamente bianco e nero.

Altro nome noto del periodo nel mondo fashion è Twiggy, modella di riferimento, caratterizzata da un corpo asciutto perfetto per indossare trame geometriche ipnotiche.
Lo stile optical ancora oggi ci accompagna tra passerelle, negozi e musei, in un turbinio di fantasie capaci di farci viaggiare con il solo sguardo!

Cover Photo Credits: Bridget Riley circondata dalle sue opere nel 1968

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Valentina Longo
Valentina Longo
Appassionata d’arte, cultura orientale, cinema e letteratura, ha conseguito una laurea in “Comunicazione e Didattica dell’Arte” e successivamente ha frequentato un master in “Economia e Management dell’Arte e dei Beni Culturali”.

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