“Incontri sensibili”: a Monza le opere di Giulia Fumagalli e Luca Petti

Incontri Sensibili

La Galleria Villa Contemporanea espone fino al 10 luglio le sculture e le installazioni dei due giovani artisti

La Galleria Villa Contemporanea di Monza presenta “Incontri sensibili”, bi-personale degli artisti Giulia Fumagalli  e Luca Petti

Sebbene entrambi utilizzino la scultura e l’installazione, i loro esiti ottengono sempre pronunciamenti e suggestioni differenti, dettati e stimolati dalle scelte delle tecniche personalmente interpretate: l’uno attraverso materiali quali metallo floccato e solfati, l’altra con plexiglass e legno. Ciò che accomuna gli artisti in mostra è la ricerca sulla percezione visiva costituita da contrasti formali e materici. Oltre al tema della visione emerge evidente la ricerca sull’uso del colore, dalle trasparenze tonali di Giulia ai colori primari e “abbaglianti” di Luca che trovano una sintesi nelle forme elementari e scheletriche delle sue sculture. 

Nei lavori di Giulia il colore e la materia vengono utilizzati per cancellare e rendere impossibile la lettura dell’opera stessa. Si crea così un surriscaldamento della vista che porta i nostri sensi ad attuare un ragionamento per decifrare ciò che vediamo. Il suo è un linguaggio introspettivo che cela, nelle opere, riflessioni ed esperienze personali. I suoi lavori sono costituiti da una narrazione cara all’astronomia e rappresentano una sorta di autobiografia. Come scrive Elena Castiglia, nel testo che accompagna la mostra: “La sua ricerca estremamente sensibile si presenta in mostra con opere che, se da una parte raccontano lei stessa, dall’altra cercano di svelare l’altro e la complessità di comprendere ciò che per tutti non è allo stesso modo visibile”.

Forme e colori caratterizzano il mondo di Luca Petti attento all’interazione tra esseri vegetali e animali. Egli studia le piante, le loro strutture e le modalità di protezione e difesa, per traslarle in un linguaggio artistico. L’artista approccia la materia attraverso un processo di floccatura elettrostatica, conferendo alla superficie delle sue sculture una copertura vellutata. Attraverso questo procedimento, Luca cela le caratteristiche proprie del metallo e delle sue forme regalandoci un’esperienza sensoriale propria dell’elemento scultoreo. In questo modo le sculture dalle linee aggressive si dimostrano docili e morbide al tatto, un connubio che, come avviene in Giulia, tradisce la vista.

Continua Elena Castiglia “Luca Petti porta in mostra opere che si fanno sintesi di una visione, tra l’animato e inanimato, tra le forze naturali e la loro staticità. Ciò che sembra protezione, in alcuni casi aggressiva, si rivela docile manto di strutture che ibridano il mondo animale e quello delle piante”.

Il legame con lo spazio e la relazione con lo spettatore sono comuni ad entrambi gli artisti che ci invitano a relazionarci intimamente con i loro lavori. Siamo chiamati a confrontarci direttamente con l’opera d’arte, girarci attorno, toccarla e osservarla da molteplici punti di vista per decifrarne le strutture più recondite.

Cover Photo Credits: Incontri sensibili, opere di Luca Petti, installation view, VillaContemporanea Monza

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Sebbene entrambi utilizzino la scultura e l’installazione, i loro esiti ottengono sempre pronunciamenti e suggestioni differenti, dettati e stimolati dalle scelte delle tecniche personalmente interpretate: l’uno attraverso materiali quali metallo floccato e solfati, l’altra con plexiglass e legno. Ciò che accomuna gli artisti in mostra è la ricerca sulla percezione visiva costituita da contrasti formali e materici. Oltre al tema della visione emerge evidente la ricerca sull’uso del colore, dalle trasparenze tonali di Giulia ai colori primari e “abbaglianti” di Luca che trovano una sintesi nelle forme elementari e scheletriche delle sue sculture. 

Nei lavori di Giulia il colore e la materia vengono utilizzati per cancellare e rendere impossibile la lettura dell’opera stessa. Si crea così un surriscaldamento della vista che porta i nostri sensi ad attuare un ragionamento per decifrare ciò che vediamo. Il suo è un linguaggio introspettivo che cela, nelle opere, riflessioni ed esperienze personali. I suoi lavori sono costituiti da una narrazione cara all’astronomia e rappresentano una sorta di autobiografia. Come scrive Elena Castiglia, nel testo che accompagna la mostra: “La sua ricerca estremamente sensibile si presenta in mostra con opere che, se da una parte raccontano lei stessa, dall’altra cercano di svelare l’altro e la complessità di comprendere ciò che per tutti non è allo stesso modo visibile”.

Forme e colori caratterizzano il mondo di Luca Petti attento all’interazione tra esseri vegetali e animali. Egli studia le piante, le loro strutture e le modalità di protezione e difesa, per traslarle in un linguaggio artistico. L’artista approccia la materia attraverso un processo di floccatura elettrostatica, conferendo alla superficie delle sue sculture una copertura vellutata. Attraverso questo procedimento, Luca cela le caratteristiche proprie del metallo e delle sue forme regalandoci un’esperienza sensoriale propria dell’elemento scultoreo. In questo modo le sculture dalle linee aggressive si dimostrano docili e morbide al tatto, un connubio che, come avviene in Giulia, tradisce la vista.

Continua Elena Castiglia “Luca Petti porta in mostra opere che si fanno sintesi di una visione, tra l’animato e inanimato, tra le forze naturali e la loro staticità. Ciò che sembra protezione, in alcuni casi aggressiva, si rivela docile manto di strutture che ibridano il mondo animale e quello delle piante”.

Il legame con lo spazio e la relazione con lo spettatore sono comuni ad entrambi gli artisti che ci invitano a relazionarci intimamente con i loro lavori. Siamo chiamati a confrontarci direttamente con l’opera d’arte, girarci attorno, toccarla e osservarla da molteplici punti di vista per decifrarne le strutture più recondite.

Cover Photo Credits: Incontri sensibili, opere di Luca Petti, installation view, VillaContemporanea Monza

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Sebbene entrambi utilizzino la scultura e l’installazione, i loro esiti ottengono sempre pronunciamenti e suggestioni differenti, dettati e stimolati dalle scelte delle tecniche personalmente interpretate: l’uno attraverso materiali quali metallo floccato e solfati, l’altra con plexiglass e legno. Ciò che accomuna gli artisti in mostra è la ricerca sulla percezione visiva costituita da contrasti formali e materici. Oltre al tema della visione emerge evidente la ricerca sull’uso del colore, dalle trasparenze tonali di Giulia ai colori primari e “abbaglianti” di Luca che trovano una sintesi nelle forme elementari e scheletriche delle sue sculture. 

Nei lavori di Giulia il colore e la materia vengono utilizzati per cancellare e rendere impossibile la lettura dell’opera stessa. Si crea così un surriscaldamento della vista che porta i nostri sensi ad attuare un ragionamento per decifrare ciò che vediamo. Il suo è un linguaggio introspettivo che cela, nelle opere, riflessioni ed esperienze personali. I suoi lavori sono costituiti da una narrazione cara all’astronomia e rappresentano una sorta di autobiografia. Come scrive Elena Castiglia, nel testo che accompagna la mostra: “La sua ricerca estremamente sensibile si presenta in mostra con opere che, se da una parte raccontano lei stessa, dall’altra cercano di svelare l’altro e la complessità di comprendere ciò che per tutti non è allo stesso modo visibile”.

Forme e colori caratterizzano il mondo di Luca Petti attento all’interazione tra esseri vegetali e animali. Egli studia le piante, le loro strutture e le modalità di protezione e difesa, per traslarle in un linguaggio artistico. L’artista approccia la materia attraverso un processo di floccatura elettrostatica, conferendo alla superficie delle sue sculture una copertura vellutata. Attraverso questo procedimento, Luca cela le caratteristiche proprie del metallo e delle sue forme regalandoci un’esperienza sensoriale propria dell’elemento scultoreo. In questo modo le sculture dalle linee aggressive si dimostrano docili e morbide al tatto, un connubio che, come avviene in Giulia, tradisce la vista.

Continua Elena Castiglia “Luca Petti porta in mostra opere che si fanno sintesi di una visione, tra l’animato e inanimato, tra le forze naturali e la loro staticità. Ciò che sembra protezione, in alcuni casi aggressiva, si rivela docile manto di strutture che ibridano il mondo animale e quello delle piante”.

Il legame con lo spazio e la relazione con lo spettatore sono comuni ad entrambi gli artisti che ci invitano a relazionarci intimamente con i loro lavori. Siamo chiamati a confrontarci direttamente con l’opera d’arte, girarci attorno, toccarla e osservarla da molteplici punti di vista per decifrarne le strutture più recondite.

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