Fondazione Merz: nuovo percorso espositivo con Long, Paolini e Salvadori

La mostra Marisa e Mario Merz. La punta della matita può eseguire un sorpasso di coscienza, si arricchisce e presenta tre nuovi lavori.

Marisa e Mario Merz è un progetto espositivo inedito, a cura di Mariano Boggia, che illustra il loro lavoro nella particolare luce del nostro tempo. Per la prima volta negli spazi della Fondazione l’opera di Marisa e quella di Mario Merz si incontrano in un percorso unitario, per ricreare lo scambio intenso e profondo sulle reciproche pratiche, che non hanno mai annullato i punti di vista individuali.

Il titolo della mostra è una esplicita citazione di una frase di Mario Merz che riconduce al terreno comune della pratica artistica come punto di inizio per la prefigurazione di mondi sconosciuti.

Le tre opere che dal 2 novembre integrano il percorso, danno origine a triangolazioni di sguardi e di sensi e si inseriscono in maniera discreta nel dialogo presente negli ambienti della mostra, occupando spazi che erano stati lasciati liberi in previsione di questo appuntamento.

Richard Long, vive e lavora a Bristol, ha avuto sempre contatti con la situazione artistica italiana, a partire dalla storica rassegna di Amalfi Arte Povera + azioni povere del 1968. Il rapporto con Mario, si è mantenuto nel tempo, forse anche per una analoga ruvidezza di carattere propria di chi si confronta con le asperità del mondo naturale. In Fondazione, il cerchio arabescato di porfido rosso Russian Stones (1994) si trasforma in un altopiano sotto un cielo attraversato dalle nuvole di Mario, trasformando l’angolo curvo dell’edificio in un paesaggio naturale.

Di natura diversa la partecipazione di Giulio Paolini, che evidenzia il sottile legame che si è mantenuto nel tempo tra gli artisti del gruppo dell’Arte Povera. Con il suo lavoro dal titolo Pittore in Africa, (2021) mutuato da un’opera di Mario Merz e realizzato per l’occasione, Paolini ha voluto riprendere una conversazione interrotta superando il rammarico delle parole non espresse a suo tempo. Nella sovrapposizione di frammenti di immagini e di oggetti su un’antica carta geografica dell’Africa, ritroviamo il modus operandi dell’autore, accresciuto da una venatura di antico affetto.

Giulio Paolini, Pittore in Africa (a Mario Merz), 2021 – Courtesy l’artista | the artist – Photo Renato Ghiazza, Courtesy Fondazione Merz

Remo Salvadori, che vive e lavora a Milano, presenta gli anelli di acciaio di Continuo

infinito presente (1984/2021) in una versione inedita realizzata per questo appuntamento, sottolineando la natura del lavoro artistico di Marisa, costante e continuo. Sono qui di fronte due sensibilità che hanno in comune la capacità di suscitare meraviglia, attraverso un lavoro sotterraneo che riemerge, generando forme che sono allo stesso tempo nuove e sempre uguali: lo stupore di fronte all’enigma degli anelli di acciaio è pari alla sorpresa destata dalla varietà dei modi di espressione dei disegni che affollano la parete di Marisa.

Cover Photo Credits: Veduta della mostra. Courtesy Fondazione Merz – Photo Renato Ghiazza

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La mostra Marisa e Mario Merz. La punta della matita può eseguire un sorpasso di coscienza, si arricchisce e presenta tre nuovi lavori.

Marisa e Mario Merz è un progetto espositivo inedito, a cura di Mariano Boggia, che illustra il loro lavoro nella particolare luce del nostro tempo. Per la prima volta negli spazi della Fondazione l’opera di Marisa e quella di Mario Merz si incontrano in un percorso unitario, per ricreare lo scambio intenso e profondo sulle reciproche pratiche, che non hanno mai annullato i punti di vista individuali.

Il titolo della mostra è una esplicita citazione di una frase di Mario Merz che riconduce al terreno comune della pratica artistica come punto di inizio per la prefigurazione di mondi sconosciuti.

Le tre opere che dal 2 novembre integrano il percorso, danno origine a triangolazioni di sguardi e di sensi e si inseriscono in maniera discreta nel dialogo presente negli ambienti della mostra, occupando spazi che erano stati lasciati liberi in previsione di questo appuntamento.

Richard Long, vive e lavora a Bristol, ha avuto sempre contatti con la situazione artistica italiana, a partire dalla storica rassegna di Amalfi Arte Povera + azioni povere del 1968. Il rapporto con Mario, si è mantenuto nel tempo, forse anche per una analoga ruvidezza di carattere propria di chi si confronta con le asperità del mondo naturale. In Fondazione, il cerchio arabescato di porfido rosso Russian Stones (1994) si trasforma in un altopiano sotto un cielo attraversato dalle nuvole di Mario, trasformando l’angolo curvo dell’edificio in un paesaggio naturale.

Di natura diversa la partecipazione di Giulio Paolini, che evidenzia il sottile legame che si è mantenuto nel tempo tra gli artisti del gruppo dell’Arte Povera. Con il suo lavoro dal titolo Pittore in Africa, (2021) mutuato da un’opera di Mario Merz e realizzato per l’occasione, Paolini ha voluto riprendere una conversazione interrotta superando il rammarico delle parole non espresse a suo tempo. Nella sovrapposizione di frammenti di immagini e di oggetti su un’antica carta geografica dell’Africa, ritroviamo il modus operandi dell’autore, accresciuto da una venatura di antico affetto.

Giulio Paolini, Pittore in Africa (a Mario Merz), 2021 – Courtesy l’artista | the artist – Photo Renato Ghiazza, Courtesy Fondazione Merz

Remo Salvadori, che vive e lavora a Milano, presenta gli anelli di acciaio di Continuo

infinito presente (1984/2021) in una versione inedita realizzata per questo appuntamento, sottolineando la natura del lavoro artistico di Marisa, costante e continuo. Sono qui di fronte due sensibilità che hanno in comune la capacità di suscitare meraviglia, attraverso un lavoro sotterraneo che riemerge, generando forme che sono allo stesso tempo nuove e sempre uguali: lo stupore di fronte all’enigma degli anelli di acciaio è pari alla sorpresa destata dalla varietà dei modi di espressione dei disegni che affollano la parete di Marisa.

Cover Photo Credits: Veduta della mostra. Courtesy Fondazione Merz – Photo Renato Ghiazza

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La mostra Marisa e Mario Merz. La punta della matita può eseguire un sorpasso di coscienza, si arricchisce e presenta tre nuovi lavori.

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Il titolo della mostra è una esplicita citazione di una frase di Mario Merz che riconduce al terreno comune della pratica artistica come punto di inizio per la prefigurazione di mondi sconosciuti.

Le tre opere che dal 2 novembre integrano il percorso, danno origine a triangolazioni di sguardi e di sensi e si inseriscono in maniera discreta nel dialogo presente negli ambienti della mostra, occupando spazi che erano stati lasciati liberi in previsione di questo appuntamento.

Richard Long, vive e lavora a Bristol, ha avuto sempre contatti con la situazione artistica italiana, a partire dalla storica rassegna di Amalfi Arte Povera + azioni povere del 1968. Il rapporto con Mario, si è mantenuto nel tempo, forse anche per una analoga ruvidezza di carattere propria di chi si confronta con le asperità del mondo naturale. In Fondazione, il cerchio arabescato di porfido rosso Russian Stones (1994) si trasforma in un altopiano sotto un cielo attraversato dalle nuvole di Mario, trasformando l’angolo curvo dell’edificio in un paesaggio naturale.

Di natura diversa la partecipazione di Giulio Paolini, che evidenzia il sottile legame che si è mantenuto nel tempo tra gli artisti del gruppo dell’Arte Povera. Con il suo lavoro dal titolo Pittore in Africa, (2021) mutuato da un’opera di Mario Merz e realizzato per l’occasione, Paolini ha voluto riprendere una conversazione interrotta superando il rammarico delle parole non espresse a suo tempo. Nella sovrapposizione di frammenti di immagini e di oggetti su un’antica carta geografica dell’Africa, ritroviamo il modus operandi dell’autore, accresciuto da una venatura di antico affetto.

Giulio Paolini, Pittore in Africa (a Mario Merz), 2021 – Courtesy l’artista | the artist – Photo Renato Ghiazza, Courtesy Fondazione Merz

Remo Salvadori, che vive e lavora a Milano, presenta gli anelli di acciaio di Continuo

infinito presente (1984/2021) in una versione inedita realizzata per questo appuntamento, sottolineando la natura del lavoro artistico di Marisa, costante e continuo. Sono qui di fronte due sensibilità che hanno in comune la capacità di suscitare meraviglia, attraverso un lavoro sotterraneo che riemerge, generando forme che sono allo stesso tempo nuove e sempre uguali: lo stupore di fronte all’enigma degli anelli di acciaio è pari alla sorpresa destata dalla varietà dei modi di espressione dei disegni che affollano la parete di Marisa.

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