Eduardo Secci e “Le contraddizioni della fragilità”

Fino al 6 novembre 2021 la Galleria Eduardo Secci ospita la collettiva curata da Angel Moya Garcia con i lavori di Diana Al-Hadid, Alejandro Almanza Pereda, Andrea Galvani, José Carlos Martinat e Matthew Ritchie

Entrando negli spazi espositivi della Galleria Eduardo Secci di Firenze (Piazza Carlo Goldoni 2), si è accolti, nella penombra, da un’elegante e luminosa struttura in neon e vetro soffiato che illustra tramite formule matematiche le proprietà dello spazio e del tempo come sono descritte dalla teoria della relatività speciale di Albert Einstein. L’opera in questione è Spacetime Symmetry (2020) di Andrea Galvani, artista originario di Verona che oggi vive e lavora tra New York e Città del Messico. 

Andrea Galvani, Spacetime Symmetry, 2020 e The Relativity of Simultaneous Events [At Rest], 2020, Galleria Eduardo Secci, Firenze, Photo Credits Virginia Vannucchi.

Ha così inizio il percorso tra “Le contraddizioni della fragilità”, che si propone di esplorare le diverse accezioni del termine a seconda del contesto nel quale questo viene utilizzato: sociale, culturale, economico, scientifico e filosofico. Le contraddizioni a cui fa riferimento il titolo della mostra sono invece quelle che emergono, inevitabilmente, se si confina la “fragilità” entro categorie assolute, generalmente dispregiative, ritenendola sinonimo di dubbio e incertezza, portatrice di instabilità.

L’artista veronese, che da sempre indaga le relazioni tra fragilità e monumentalità, interpreta tale tema – anche con la seconda opera esposta, The Relativity of Simultaneous Events [At Rest] (2020) – riflettendo sulla materialità della scultura stessa, dal momento che, quasi trasparenti, le due opere sembrano fatte di pura luce. Ossimori di eterea corporeità al pari delle leggi fisiche che illustrano.

La mostra prosegue con le opere di José Carlos Martinat, artista peruviano che, muovendosi nel contesto urbano, estrae attraverso una pratica di distaccamento della superficie muraria i graffiti trovati sui muri della città e raffiguranti loghi e simboli politici. È il caso di Fuerza Popular #6 (2021) e Peru Libre #3 (2021) che, a partire dal titolo, riflettono i contrasti della recente campagna presidenziale in Perù, dove si sono scontrati il partito politico di destra di Keiko Fujimori, chiamato appunto “Fuerza Popular”, e il nuovo partito politico di estrema sinistra, “Peru Libre”. Si tratta di opere dallo spessore sottilissimo che, a metà tra l’affresco e l’arazzo, riflettono nella struttura la fragilità politica del paese sudamericano.

Nella stessa sala si trova Horror Vacui (Mr. Schmitt uncertain path) (2017) dell’artista Alejandro Almanza Pereda, cresciuto tra Messico e Stati Uniti. È un oggetto precario, “azzardato”: una veduta paesaggistica dipinta a olio su tela che l’artista ha in parte incluso all’interno di un blocco di cemento. In questo modo, dall’essere appeso al muro, il quadro passa a portarne il peso: una composizione violenta che l’artista ha voluto rafforzare con l’allestimento, schizzando di cemento la stessa parete su cui l’opera è appesa.

Alejandro Almanza Pereda, Horror Vacui (Mr. Schmitt uncertain path), 2017, Galleria Eduardo Secci, Firenze, Photo Credits Virginia Vannucchi.

Accanto alla «ragnatela celebrale» di Matthew Ritchie – che, sulle tele esposte, si propone di offrire una rappresentazione visiva delle strutture di conoscenza attraverso cui gli esseri umani cercano di comprendere e visualizzare l’universo – chiude la mostra Diana Al-Hadid, artista siriana che utilizza il vuoto come elemento di costruzione delle proprie opere. At Your Heels (2021) è, infatti, un quadro tridimensionale, costituito dalla stratificazione di materiali eterogenei – tra cui gesso, fibra di vetro, acciaio, e pigmenti – e ispirato ad un dettaglio del dipinto Madonna della Misericordia (1342) presente al Museo del Bigallo di Firenze, il cui autore è ignoto. Attingendo dalle forme della memoria, il dripping di Al-Hadid crea oggetti sospesi, al pari delle immagini dei ricordi.

Matthew Ritchie, The Number and the Siren, 2021, The Finite Being, 2021 e Time Wave Zero, 2021, Galleria Eduardo Secci, Firenze, Photo Credits Virginia Vannucchi.

È quindi attraverso l’accettazione dell’effimero, l’indagine di tensioni politiche e sociali, la soggettività della percezione, i processi di stratificazione dei materiali e le continue trasformazioni della conoscenza che emergono, una dopo l’altra, le contraddizioni della fragilità.

Cover photo credits: José Carlos Martinat, Fuerza Popular #6, 2021 e Peru Libre # 3, 2021, Galleria Eduardo Secci, Firenze, Ph: Virginia Vannucchi.

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Fino al 6 novembre 2021 la Galleria Eduardo Secci ospita la collettiva curata da Angel Moya Garcia con i lavori di Diana Al-Hadid, Alejandro Almanza Pereda, Andrea Galvani, José Carlos Martinat e Matthew Ritchie

Entrando negli spazi espositivi della Galleria Eduardo Secci di Firenze (Piazza Carlo Goldoni 2), si è accolti, nella penombra, da un’elegante e luminosa struttura in neon e vetro soffiato che illustra tramite formule matematiche le proprietà dello spazio e del tempo come sono descritte dalla teoria della relatività speciale di Albert Einstein. L’opera in questione è Spacetime Symmetry (2020) di Andrea Galvani, artista originario di Verona che oggi vive e lavora tra New York e Città del Messico. 

Andrea Galvani, Spacetime Symmetry, 2020 e The Relativity of Simultaneous Events [At Rest], 2020, Galleria Eduardo Secci, Firenze, Photo Credits Virginia Vannucchi.

Ha così inizio il percorso tra “Le contraddizioni della fragilità”, che si propone di esplorare le diverse accezioni del termine a seconda del contesto nel quale questo viene utilizzato: sociale, culturale, economico, scientifico e filosofico. Le contraddizioni a cui fa riferimento il titolo della mostra sono invece quelle che emergono, inevitabilmente, se si confina la “fragilità” entro categorie assolute, generalmente dispregiative, ritenendola sinonimo di dubbio e incertezza, portatrice di instabilità.

L’artista veronese, che da sempre indaga le relazioni tra fragilità e monumentalità, interpreta tale tema – anche con la seconda opera esposta, The Relativity of Simultaneous Events [At Rest] (2020) – riflettendo sulla materialità della scultura stessa, dal momento che, quasi trasparenti, le due opere sembrano fatte di pura luce. Ossimori di eterea corporeità al pari delle leggi fisiche che illustrano.

La mostra prosegue con le opere di José Carlos Martinat, artista peruviano che, muovendosi nel contesto urbano, estrae attraverso una pratica di distaccamento della superficie muraria i graffiti trovati sui muri della città e raffiguranti loghi e simboli politici. È il caso di Fuerza Popular #6 (2021) e Peru Libre #3 (2021) che, a partire dal titolo, riflettono i contrasti della recente campagna presidenziale in Perù, dove si sono scontrati il partito politico di destra di Keiko Fujimori, chiamato appunto “Fuerza Popular”, e il nuovo partito politico di estrema sinistra, “Peru Libre”. Si tratta di opere dallo spessore sottilissimo che, a metà tra l’affresco e l’arazzo, riflettono nella struttura la fragilità politica del paese sudamericano.

Nella stessa sala si trova Horror Vacui (Mr. Schmitt uncertain path) (2017) dell’artista Alejandro Almanza Pereda, cresciuto tra Messico e Stati Uniti. È un oggetto precario, “azzardato”: una veduta paesaggistica dipinta a olio su tela che l’artista ha in parte incluso all’interno di un blocco di cemento. In questo modo, dall’essere appeso al muro, il quadro passa a portarne il peso: una composizione violenta che l’artista ha voluto rafforzare con l’allestimento, schizzando di cemento la stessa parete su cui l’opera è appesa.

Alejandro Almanza Pereda, Horror Vacui (Mr. Schmitt uncertain path), 2017, Galleria Eduardo Secci, Firenze, Photo Credits Virginia Vannucchi.

Accanto alla «ragnatela celebrale» di Matthew Ritchie – che, sulle tele esposte, si propone di offrire una rappresentazione visiva delle strutture di conoscenza attraverso cui gli esseri umani cercano di comprendere e visualizzare l’universo – chiude la mostra Diana Al-Hadid, artista siriana che utilizza il vuoto come elemento di costruzione delle proprie opere. At Your Heels (2021) è, infatti, un quadro tridimensionale, costituito dalla stratificazione di materiali eterogenei – tra cui gesso, fibra di vetro, acciaio, e pigmenti – e ispirato ad un dettaglio del dipinto Madonna della Misericordia (1342) presente al Museo del Bigallo di Firenze, il cui autore è ignoto. Attingendo dalle forme della memoria, il dripping di Al-Hadid crea oggetti sospesi, al pari delle immagini dei ricordi.

Matthew Ritchie, The Number and the Siren, 2021, The Finite Being, 2021 e Time Wave Zero, 2021, Galleria Eduardo Secci, Firenze, Photo Credits Virginia Vannucchi.

È quindi attraverso l’accettazione dell’effimero, l’indagine di tensioni politiche e sociali, la soggettività della percezione, i processi di stratificazione dei materiali e le continue trasformazioni della conoscenza che emergono, una dopo l’altra, le contraddizioni della fragilità.

Cover photo credits: José Carlos Martinat, Fuerza Popular #6, 2021 e Peru Libre # 3, 2021, Galleria Eduardo Secci, Firenze, Ph: Virginia Vannucchi.

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Entrando negli spazi espositivi della Galleria Eduardo Secci di Firenze (Piazza Carlo Goldoni 2), si è accolti, nella penombra, da un’elegante e luminosa struttura in neon e vetro soffiato che illustra tramite formule matematiche le proprietà dello spazio e del tempo come sono descritte dalla teoria della relatività speciale di Albert Einstein. L’opera in questione è Spacetime Symmetry (2020) di Andrea Galvani, artista originario di Verona che oggi vive e lavora tra New York e Città del Messico. 

Andrea Galvani, Spacetime Symmetry, 2020 e The Relativity of Simultaneous Events [At Rest], 2020, Galleria Eduardo Secci, Firenze, Photo Credits Virginia Vannucchi.

Ha così inizio il percorso tra “Le contraddizioni della fragilità”, che si propone di esplorare le diverse accezioni del termine a seconda del contesto nel quale questo viene utilizzato: sociale, culturale, economico, scientifico e filosofico. Le contraddizioni a cui fa riferimento il titolo della mostra sono invece quelle che emergono, inevitabilmente, se si confina la “fragilità” entro categorie assolute, generalmente dispregiative, ritenendola sinonimo di dubbio e incertezza, portatrice di instabilità.

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La mostra prosegue con le opere di José Carlos Martinat, artista peruviano che, muovendosi nel contesto urbano, estrae attraverso una pratica di distaccamento della superficie muraria i graffiti trovati sui muri della città e raffiguranti loghi e simboli politici. È il caso di Fuerza Popular #6 (2021) e Peru Libre #3 (2021) che, a partire dal titolo, riflettono i contrasti della recente campagna presidenziale in Perù, dove si sono scontrati il partito politico di destra di Keiko Fujimori, chiamato appunto “Fuerza Popular”, e il nuovo partito politico di estrema sinistra, “Peru Libre”. Si tratta di opere dallo spessore sottilissimo che, a metà tra l’affresco e l’arazzo, riflettono nella struttura la fragilità politica del paese sudamericano.

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