Il Meglio della Collector’s Night di Pietrasanta

Siamo stati alla seconda edizione della Collector’s Night di Pietrasanta lo scorso 8 luglio. Ecco quello che ci è piaciuto di più

L’omaggio a Jørgen Haugen Sørensen La Folla

Quest’anno è stato lo scultore danese il prescelto per l’allestimento più prestigioso della serata: la mostra presso la chiesa e il chiostro di Sant’agostino e l’antistante piazza Duomo. Prima di lui l’onore è toccato ad artisti del calibro di Fernando Botero,Giuseppe Penone, Velasco Vitali, Kan Yasuda, Dashi Namdakov e Igor Mitoraj. Il progetto, a cura di Bruno Corà e Lars Kærulf Møller, è stato realizzato in collaborazione con la Galleria Paola Raffo Arte Contemporanea e si sviluppa negli spazi aperti della piazza, della chiesa, del chiostro e della galleria d’arte appena citata. L’opera fulcro della mostra è senza dubbio La Folla (da cui l’esposizione prende il nome) , una scultura in bronzo donata alla città di Pietrasanta dalla New Carlsberg Foundation e posta al centro della piazza del Duomo. A pochi metri di distanza la scultura dialoga con un altro pezzo dell’artista, The Shadow, realizzata con il sostegno della Danish Art Foundation. Sempre nella piazza davanti all’ingresso della chiesa è esposta While We’re Waiting, imponente scultura di 1,80m realizzata col marmo estratto proprio dalla cave versiliesi. Il giardino del chiostro ospita 5 sculture in granito realizzate dall’artista durante gli anni ’80, al suo interno invece nella Sala Capitolino “A Dark Story in White” un insieme di lavori realizzati in gres porcellanato bianco. Negli spazi interni della chiesa hanno trovato dimora le molto note sculture in argilla dell’artista. L’omaggio si conclude all’interno della Galleria Paola Raffo Arte Contemporanea che mette in mostra le sculture policrome degli anni ’90.
Il sodalizio tra lo scultore danese e Pietrasanta risale al ’71, quando una commissione della Danish School of Media and Journalism, condusse Sørensen nella piccola città. L’evento è celebrato con l’ installazione Portrait Of An Old Agreement , realizzata in quegli anni con pezzi frammentati di sculture in bronzo.

 

 

photo via haugensorensen.com

Palmira il nuovo lavoro di Medhat Shafik

La Galleria Marco Rossi Arte Contemporanea ha organizzato per l’occasione una personale dedicata all’artista egiziano Medhat Shafik. Il progetto, già presentato a Milano negli spazi del Campus Bovisa e alla GAM di Verona, è un’ommaggio a Palmira , la città siriana segnata dalla distruzione dei reperti archeologici e dall’invasione dei miliziani dell’isis. Il progetto non prende spunto dai temi dell’attualità o della religione, ma vuole essere il punto di partenza per una riflessione sulla storia. Le tele di juta sono infatti la base per un lavoro di stratificazione che coinvolge i materiali più diversi garze, legno, pigmenti, fili di lana, tessuti, ossidi, e stucchi, ai pigmenti e ai fili di lana dai colori naturali. Tutti questi elementi sovrapposti diventano metafora delle stratificazioni della storia. Così l’artista ha spiegato l’essenza del suo lavoro: “Ricerco il recupero simbolico dei luoghi archeologici, che sono la memoria dell’uomo, l’essenza della civiltà. Vorrei ricostruire metaforicamente Palmira, che può essere ovunque, proprio perché per me simboleggia il recupero della civiltà, l’onda lunga del nostro essere umani e nel contempo la sua distruzione. Palmira è di tutti noi, anzi, Palmira siamo noi e non deve essere distrutta. Il senso della mostra è che noi non dobbiamo subire l’abisso, la barbarie e la distruzione portate dai conflitti, ma emanare luce. Nelle mie opere, attraverso il recupero della luce, soffusa e magica, di questi luoghi che palpitano di dolce malinconia ma anche di gioia, cerco il senso delle cose, l’essenza dell’esistenza.”

 

 

La New Entry: Massimiliano Pelletti Sacra Privata

In mostra presso la Galleria d’Arte Barbara Paci c’è Sacra Privata personale di uno tra i più promettenti scultori della scena italiana: Massimiliano Pelletti. Figlio dello scultore Mario Pelletti, nativo di Pietrasanta, Massimiliano debutta sulla scena internazionale nel 2006 partecipando e vincendo la dodicesima edizione della biennale dei giovani artisti dell’Europa e del Mediterraneo. La sua carriera l’ha visto partecipe di numerose personali e collettive in Italia e all’estero ( tra tutti un’esposizione alla Biennale di Venezia) ma questa è da considerarsi la prima collaborazione con un galleria di rilevanza nazionale. Il suo lavoro, tecnicamente ineccepibile, è un tentativo (ben riuscito) di trasportare i millenni di tradizione scultorea del suo territorio nel presente tramite l’utilizzo dei materiali. Marmo, bronzo, pietra, ceramica ma anche materiali mai utilizzati a fini scultorei come onice, sodalite e pietre fossili sono gli involucri da cui emergono soggetti classici che appunto strizzano un occhio al passato. L’esposizione è composta da 9 opere realizzate dall’artista specificatamente per questa esposizione, sarà in mostra fino al 6 agosto.

 

 

 

 

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Siamo stati alla seconda edizione della Collector’s Night di Pietrasanta lo scorso 8 luglio. Ecco quello che ci è piaciuto di più

L’omaggio a Jørgen Haugen Sørensen La Folla

Quest’anno è stato lo scultore danese il prescelto per l’allestimento più prestigioso della serata: la mostra presso la chiesa e il chiostro di Sant’agostino e l’antistante piazza Duomo. Prima di lui l’onore è toccato ad artisti del calibro di Fernando Botero,Giuseppe Penone, Velasco Vitali, Kan Yasuda, Dashi Namdakov e Igor Mitoraj. Il progetto, a cura di Bruno Corà e Lars Kærulf Møller, è stato realizzato in collaborazione con la Galleria Paola Raffo Arte Contemporanea e si sviluppa negli spazi aperti della piazza, della chiesa, del chiostro e della galleria d’arte appena citata. L’opera fulcro della mostra è senza dubbio La Folla (da cui l’esposizione prende il nome) , una scultura in bronzo donata alla città di Pietrasanta dalla New Carlsberg Foundation e posta al centro della piazza del Duomo. A pochi metri di distanza la scultura dialoga con un altro pezzo dell’artista, The Shadow, realizzata con il sostegno della Danish Art Foundation. Sempre nella piazza davanti all’ingresso della chiesa è esposta While We’re Waiting, imponente scultura di 1,80m realizzata col marmo estratto proprio dalla cave versiliesi. Il giardino del chiostro ospita 5 sculture in granito realizzate dall’artista durante gli anni ’80, al suo interno invece nella Sala Capitolino “A Dark Story in White” un insieme di lavori realizzati in gres porcellanato bianco. Negli spazi interni della chiesa hanno trovato dimora le molto note sculture in argilla dell’artista. L’omaggio si conclude all’interno della Galleria Paola Raffo Arte Contemporanea che mette in mostra le sculture policrome degli anni ’90.
Il sodalizio tra lo scultore danese e Pietrasanta risale al ’71, quando una commissione della Danish School of Media and Journalism, condusse Sørensen nella piccola città. L’evento è celebrato con l’ installazione Portrait Of An Old Agreement , realizzata in quegli anni con pezzi frammentati di sculture in bronzo.

 

 

photo via haugensorensen.com

Palmira il nuovo lavoro di Medhat Shafik

La Galleria Marco Rossi Arte Contemporanea ha organizzato per l’occasione una personale dedicata all’artista egiziano Medhat Shafik. Il progetto, già presentato a Milano negli spazi del Campus Bovisa e alla GAM di Verona, è un’ommaggio a Palmira , la città siriana segnata dalla distruzione dei reperti archeologici e dall’invasione dei miliziani dell’isis. Il progetto non prende spunto dai temi dell’attualità o della religione, ma vuole essere il punto di partenza per una riflessione sulla storia. Le tele di juta sono infatti la base per un lavoro di stratificazione che coinvolge i materiali più diversi garze, legno, pigmenti, fili di lana, tessuti, ossidi, e stucchi, ai pigmenti e ai fili di lana dai colori naturali. Tutti questi elementi sovrapposti diventano metafora delle stratificazioni della storia. Così l’artista ha spiegato l’essenza del suo lavoro: “Ricerco il recupero simbolico dei luoghi archeologici, che sono la memoria dell’uomo, l’essenza della civiltà. Vorrei ricostruire metaforicamente Palmira, che può essere ovunque, proprio perché per me simboleggia il recupero della civiltà, l’onda lunga del nostro essere umani e nel contempo la sua distruzione. Palmira è di tutti noi, anzi, Palmira siamo noi e non deve essere distrutta. Il senso della mostra è che noi non dobbiamo subire l’abisso, la barbarie e la distruzione portate dai conflitti, ma emanare luce. Nelle mie opere, attraverso il recupero della luce, soffusa e magica, di questi luoghi che palpitano di dolce malinconia ma anche di gioia, cerco il senso delle cose, l’essenza dell’esistenza.”

 

 

La New Entry: Massimiliano Pelletti Sacra Privata

In mostra presso la Galleria d’Arte Barbara Paci c’è Sacra Privata personale di uno tra i più promettenti scultori della scena italiana: Massimiliano Pelletti. Figlio dello scultore Mario Pelletti, nativo di Pietrasanta, Massimiliano debutta sulla scena internazionale nel 2006 partecipando e vincendo la dodicesima edizione della biennale dei giovani artisti dell’Europa e del Mediterraneo. La sua carriera l’ha visto partecipe di numerose personali e collettive in Italia e all’estero ( tra tutti un’esposizione alla Biennale di Venezia) ma questa è da considerarsi la prima collaborazione con un galleria di rilevanza nazionale. Il suo lavoro, tecnicamente ineccepibile, è un tentativo (ben riuscito) di trasportare i millenni di tradizione scultorea del suo territorio nel presente tramite l’utilizzo dei materiali. Marmo, bronzo, pietra, ceramica ma anche materiali mai utilizzati a fini scultorei come onice, sodalite e pietre fossili sono gli involucri da cui emergono soggetti classici che appunto strizzano un occhio al passato. L’esposizione è composta da 9 opere realizzate dall’artista specificatamente per questa esposizione, sarà in mostra fino al 6 agosto.

 

 

 

 

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Quest’anno è stato lo scultore danese il prescelto per l’allestimento più prestigioso della serata: la mostra presso la chiesa e il chiostro di Sant’agostino e l’antistante piazza Duomo. Prima di lui l’onore è toccato ad artisti del calibro di Fernando Botero,Giuseppe Penone, Velasco Vitali, Kan Yasuda, Dashi Namdakov e Igor Mitoraj. Il progetto, a cura di Bruno Corà e Lars Kærulf Møller, è stato realizzato in collaborazione con la Galleria Paola Raffo Arte Contemporanea e si sviluppa negli spazi aperti della piazza, della chiesa, del chiostro e della galleria d’arte appena citata. L’opera fulcro della mostra è senza dubbio La Folla (da cui l’esposizione prende il nome) , una scultura in bronzo donata alla città di Pietrasanta dalla New Carlsberg Foundation e posta al centro della piazza del Duomo. A pochi metri di distanza la scultura dialoga con un altro pezzo dell’artista, The Shadow, realizzata con il sostegno della Danish Art Foundation. Sempre nella piazza davanti all’ingresso della chiesa è esposta While We’re Waiting, imponente scultura di 1,80m realizzata col marmo estratto proprio dalla cave versiliesi. Il giardino del chiostro ospita 5 sculture in granito realizzate dall’artista durante gli anni ’80, al suo interno invece nella Sala Capitolino “A Dark Story in White” un insieme di lavori realizzati in gres porcellanato bianco. Negli spazi interni della chiesa hanno trovato dimora le molto note sculture in argilla dell’artista. L’omaggio si conclude all’interno della Galleria Paola Raffo Arte Contemporanea che mette in mostra le sculture policrome degli anni ’90.
Il sodalizio tra lo scultore danese e Pietrasanta risale al ’71, quando una commissione della Danish School of Media and Journalism, condusse Sørensen nella piccola città. L’evento è celebrato con l’ installazione Portrait Of An Old Agreement , realizzata in quegli anni con pezzi frammentati di sculture in bronzo.

 

 

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La Galleria Marco Rossi Arte Contemporanea ha organizzato per l’occasione una personale dedicata all’artista egiziano Medhat Shafik. Il progetto, già presentato a Milano negli spazi del Campus Bovisa e alla GAM di Verona, è un’ommaggio a Palmira , la città siriana segnata dalla distruzione dei reperti archeologici e dall’invasione dei miliziani dell’isis. Il progetto non prende spunto dai temi dell’attualità o della religione, ma vuole essere il punto di partenza per una riflessione sulla storia. Le tele di juta sono infatti la base per un lavoro di stratificazione che coinvolge i materiali più diversi garze, legno, pigmenti, fili di lana, tessuti, ossidi, e stucchi, ai pigmenti e ai fili di lana dai colori naturali. Tutti questi elementi sovrapposti diventano metafora delle stratificazioni della storia. Così l’artista ha spiegato l’essenza del suo lavoro: “Ricerco il recupero simbolico dei luoghi archeologici, che sono la memoria dell’uomo, l’essenza della civiltà. Vorrei ricostruire metaforicamente Palmira, che può essere ovunque, proprio perché per me simboleggia il recupero della civiltà, l’onda lunga del nostro essere umani e nel contempo la sua distruzione. Palmira è di tutti noi, anzi, Palmira siamo noi e non deve essere distrutta. Il senso della mostra è che noi non dobbiamo subire l’abisso, la barbarie e la distruzione portate dai conflitti, ma emanare luce. Nelle mie opere, attraverso il recupero della luce, soffusa e magica, di questi luoghi che palpitano di dolce malinconia ma anche di gioia, cerco il senso delle cose, l’essenza dell’esistenza.”

 

 

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In mostra presso la Galleria d’Arte Barbara Paci c’è Sacra Privata personale di uno tra i più promettenti scultori della scena italiana: Massimiliano Pelletti. Figlio dello scultore Mario Pelletti, nativo di Pietrasanta, Massimiliano debutta sulla scena internazionale nel 2006 partecipando e vincendo la dodicesima edizione della biennale dei giovani artisti dell’Europa e del Mediterraneo. La sua carriera l’ha visto partecipe di numerose personali e collettive in Italia e all’estero ( tra tutti un’esposizione alla Biennale di Venezia) ma questa è da considerarsi la prima collaborazione con un galleria di rilevanza nazionale. Il suo lavoro, tecnicamente ineccepibile, è un tentativo (ben riuscito) di trasportare i millenni di tradizione scultorea del suo territorio nel presente tramite l’utilizzo dei materiali. Marmo, bronzo, pietra, ceramica ma anche materiali mai utilizzati a fini scultorei come onice, sodalite e pietre fossili sono gli involucri da cui emergono soggetti classici che appunto strizzano un occhio al passato. L’esposizione è composta da 9 opere realizzate dall’artista specificatamente per questa esposizione, sarà in mostra fino al 6 agosto.

 

 

 

 

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