La meraviglia comincia quando un’immagine familiare cambia materia, peso, temperatura. Un volto, un simbolo, una figura, arrivata dalla cultura pop, dalla tradizione orale o dalla memoria collettiva, entra nel marmo e assume all’improvviso la gravità di un reperto, di un dio, di un archetipo. Su questa soglia prende forma Wonderland, mostra dedicata alle sculture di Filippo Tincolini e alle fotografie di Laura Veschi, ospitata a L’ARCA e diffusa in alcuni luoghi simbolici della città di Teramo. Il progetto, visitabile dal 20 giugno al 5 settembre 2026, nasce dalla collaborazione tra OUR STUDIO di Carrara e HC Art Gallery di Pietrasanta, con la cura di Alessandro Romanini e il concept espositivo di Roberto Spinetta. La mostra è promossa dal Comune di Teramo, con il patrocinio del Consiglio Regionale Abruzzo e della Provincia di Teramo, dal Polo Museale Teramo e dallo Spazio Multiculturale Ca.Fè.
Wonderland lavora su un terreno preciso: il mito come organismo vivo, materia che cambia forma, attraversa i secoli, si traveste, riappare nel presente con nuove sembianze. Il titolo suggerisce un attraversamento, una deviazione dello sguardo, un ingresso in una dimensione dove ciò che conosciamo assume un’altra intensità. Il nucleo centrale del percorso è affidato alla serie Ancient Gods, attraverso cui Filippo Tincolini indaga la sopravvivenza degli archetipi nella cultura contemporanea. Figure nate da immaginari diversi vengono ricondotte a una dimensione mitica e universale attraverso il linguaggio della scultura. Il marmo, materiale antico per eccellenza, diventa così un dispositivo di traduzione: accoglie il presente, lo raffredda, lo monumentalizza, lo sottrae alla velocità dell’immagine digitale per consegnarlo a una temporalità più lunga.
A L’ARCA saranno esposte opere come Diana, Bust of Dioniso, Hand of Justice, Daughter of Nyx, Camazotz, Nemean, Shield and Rock, Bust of Dedalo e Aracne Head. Titoli che compongono una costellazione in cui mitologia classica, figure ibride, simboli di forza, giustizia, metamorfosi e oscurità entrano in contatto con il nostro immaginario quotidiano. Tincolini lavora proprio su questa frizione: prende ciò che sembra appartenere al presente e lo spinge verso l’archetipo; prende ciò che arriva dal mito e lo riaccende dentro la sensibilità contemporanea.
La sua scultura vive nella tensione tra durezza e seduzione, tra memoria della statuaria e immaginario pop. Il marmo conserva la sua autorità, la sua fisicità, la sua temperatura quasi sacrale, ma viene attraversato da forme che appartengono alla cultura visiva di oggi. In questo passaggio, la materia diventa racconto. Ogni opera sembra provenire da un archivio remoto e, nello stesso tempo, da una dimensione pienamente attuale, popolata da icone, frammenti narrativi, presenze riconoscibili e figure che hanno già abitato il nostro sguardo.
Accanto alle sculture, Laura Veschi presenta una serie di fotografie dedicate alle opere di Tincolini, tra cui Diana, Bust of Dioniso, Hand of Justice, Daughter of Nyx, Camazotz, Nemean, Nemesis, Bust of Dedalo, Aracne Head, Teseo Head, Nemean Head, Thor Hammer e Lu Mazzamurellu. Le sue immagini aprono un secondo livello di lettura, autonomo e sensibile. La fotografia non si limita a restituire la presenza dell’opera: la attraversa, la reinterpreta, la porta in una dimensione quasi cinematografica.
Nel lavoro di Veschi, colore, luce e taglio compositivo trasformano la scultura in apparizione. Il marmo perde la sua fissità apparente e inizia a vivere come figura sospesa, presenza mentale, frammento di un racconto più ampio. La fotografia diventa spazio di metamorfosi, luogo in cui la pietra incontra l’atmosfera, l’ombra, il tempo dello sguardo. Questo dialogo produce uno dei nuclei più interessanti della mostra: l’opera scolpita e l’immagine fotografica non si duplicano, ma si rilanciano reciprocamente, generando nuove possibilità di percezione.
Completa il percorso l’installazione Immagini e suoni del marmo di Laura Veschi, dedicata al mondo delle cave e dei laboratori. Qui la mostra torna all’origine della materia, al paesaggio da cui il marmo proviene, ai luoghi in cui la pietra viene estratta, lavorata, trasformata. L’immaginario mitico incontra così la dimensione concreta del fare: la cava, il gesto, la polvere, il suono, la fatica, il laboratorio come spazio di passaggio tra natura e forma.
Uno degli aspetti più significativi di Wonderland è la sua apertura alla città. La mostra prosegue infatti oltre gli spazi de L’ARCA e porta alcune opere nei luoghi simbolo di Teramo, trasformando il percorso espositivo in esperienza urbana. Lu Mazzamurellu sarà collocato al Castello della Monica, Teseo Head in via Melchiorre Michitelli, Hand of Justice in via del Vescovado, Thor Hammer in Largo Melatino, Mario Bross nel quartiere S. Nicolò, presso lo Spazio Multiculturale Ca.Fè.
Questa diffusione nello spazio pubblico restituisce all’arte una dimensione diretta, quotidiana, condivisa. Le opere incontrano cittadini e visitatori fuori dalla neutralità della sala espositiva, entrando nel ritmo della città, nella sua architettura, nelle sue memorie. Il mito, portato nello spazio urbano, torna a essere racconto collettivo, presenza capace di abitare un luogo e modificarne la percezione.
Particolarmente intensa è la presenza di Lu Mazzamurellu, figura della tradizione popolare teramana, ambigua e sfuggente, proveniente dalla cultura orale locale. Tincolini la trasforma in forma plastica, restituendole una presenza contemporanea senza scioglierne il mistero. Accanto a essa, Mario Bross porta nel marmo una delle icone più riconoscibili dell’immaginario globale. Il personaggio, sottratto alla sua dimensione commerciale e videoludica, viene riconsegnato a una funzione simbolica, quasi totemica.
In queste due opere emerge con particolare chiarezza uno dei temi centrali della ricerca di Tincolini: il mito continua a vivere cambiando maschera. Può nascere dalla Grecia antica, da una leggenda locale, da un videogioco, da un’immagine pop condivisa da milioni di persone. La sua forza sta nella capacità di essere riconosciuto, riattivato, trasformato.
Wonderland diventa così un viaggio tra archetipi e contemporaneità, tra pietra e immagine, tra cultura locale e immaginario globale. Filippo Tincolini e Laura Veschi costruiscono un percorso in cui il marmo conserva il peso della memoria e la fotografia accende nuove possibilità narrative. La meraviglia, qui, assume una funzione critica: invita a guardare il presente come un territorio abitato da miti ancora attivi, figure antiche con volti nuovi, immagini capaci di continuare a generare conoscenza.


