Venezia 83, da Nanni Moretti a Gera Taro: gli otto film più attesi al Lido

Dal 2 al 12 settembre 2026, la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia torna a trasformare il Lido nel centro simbolico del cinema mondiale. L’edizione numero 83 si annuncia come una delle più ricche degli ultimi anni, attraversata da grandi ritorni, debutti inattesi, riletture della storia contemporanea e incontri destinati a conquistare il red carpet. Venezia conferma così la propria vocazione: intercettare il presente attraverso il cinema, accostando i maestri consacrati alle voci emergenti e lo spettacolo popolare alle forme più radicali della ricerca.

Il programma riporta in laguna Nanni Moretti dopo trentasette anni, accoglie per la prima volta Danny Boyle e ritrova Werner Herzog, nuovamente in concorso dopo il Leone d’oro alla carriera. A dare ulteriore peso all’edizione sarà l’arrivo di George Clooney, celebrato con il Leone d’oro alla carriera, mentre la possibile apparizione congiunta di Liam e Noel Gallagher promette di trasformare il Lido in un’estensione cinematografica dell’attesissima reunion degli Oasis.

Sotto la superficie più glamour si compone però un cartellone capace di attraversare alcuni dei grandi racconti degli ultimi cinquant’anni: la nascita del giornalismo scandalistico britannico, il Cile alla vigilia del golpe, la spettacolarizzazione televisiva della giustizia, la Guerra civile spagnola osservata attraverso l’obiettivo di Gerda Taro. Storie di immagini, potere, desiderio e memoria che sembrano interrogarsi sul modo in cui il racconto pubblico modifica la realtà.

Tra concorso, Orizzonti e titoli fuori competizione, abbiamo scelto i film che attendiamo con maggiore curiosità.

Jack O’Connell in Ink di Danny Boyle. Courtesy of La Biennale di Venezia : STUDIOCANAL.

Ink di Danny Boyle

Sarà il film di Danny Boyle ad alzare il sipario sull’edizione 2026. Il regista di Trainspotting, premiato con l’Oscar per The Millionaire, non aveva mai messo piede alla Mostra prima d’ora. In corsa per il Leone d’oro, Ink torna al 1969 per raccontare la nascita del Sun, il tabloid britannico che in pochi anni scalò le classifiche fino a diventare il quotidiano più venduto del pianeta.

Un’esplosiva sarabanda cinematografica che racconta di un gruppo di visionari e outsider che ebbero l’idea di un nuovo modo di fare informazione, un giornalismo capace di dare al pubblico ciò che desiderava e che avrebbe cambiato per sempre il volto del mondo contemporaneo. Davanti alla macchina da presa ci sono Jack O’Connell, Guy Pearce e Claire Foy.

Kate Mara e Rooney Mara in Bucking Fastard di Werner Herzog. Foto di Lena Herzog

Bucking Fastard di Werner Herzog

Un anno dopo il Leone d’oro alla carriera, Werner Herzog rientra al Lido da concorrente con un’opera che lui stesso considera il capitolo conclusivo di un percorso iniziato con Fitzcarraldo nel 1982 e proseguito con Grizzly Man nel 2005.

Bucking Fastard è un film su due sorelle, Jean e Joan Holbrooke, così unite da parlare all’unisono, amare lo stesso uomo e condividere gli stessi sogni. Persino i loro lapsus sono identici e pronunciati nello stesso momento. A interpretarle sono due sorelle vere, Kate e Rooney Mara, per la prima volta insieme su un set.

Nanni Moretti e Jasmine Trinca sul set di Succederà questa notte. Foto di Alberto Novelli.

Succederà questa notte di Nanni Moretti

Trentasette anni: tanto è durata l’assenza di Nanni Moretti dal Lido. L’ultimo capitolo risaliva al 1989, quando Palombella rossa venne lasciato fuori dal concorso principale e ripiegò, tra strascichi polemici, su un passaggio da evento speciale alla Settimana Internazionale della Critica. Da lì in avanti il regista scelse sistematicamente Cannes.

Ora il cerchio si chiude e Alberto Barbera si è augurato pubblicamente che il ritorno valga come riparazione di quell’antico sgarbo, con il più atteso dei cinque titoli italiani in gara. Succederà questa notte adatta i racconti di Legami dello scrittore israeliano Eshkol Nevo e scava nelle incrinature dei rapporti di coppia. È un film sui sentimenti e sul bisogno di nominarli: lasciare che si manifestino, ammettere senza riserve di volersi bene, dirsi senza pudore che ci si ama.

Jeon Do-yeon, Sul Kyung-gu, Cho Yeo-jeong e Zo In-sung in Possible Love di Lee Chang-dong. Courtesy of Netflix.

Possible Love di Lee Chang-dong

Il maestro sudcoreano, che a Venezia aveva già conquistato nel 2002 il Leone d’argento per la regia con Oasis, si misura questa volta con un’eredità illustre: uno dei capitoli del Decalogo di Krzysztof Kieślowski, da cui il film prende ispirazione.

Due coppie sposate, due mondi che si incontrano attraverso la macchina da presa: un lavoratore licenziato e sua moglie, una documentarista e suo marito. Mentre collaborano alla realizzazione di un film, le loro strade si intrecciano, rivelando differenze profonde e desideri inconfessati.

Sam Rockwell and John Malkovich in WILD HORSE NINE. Photo by Searchlight Pictures/Diego Araya Corvalán, Courtesy of Searchlight Pictures. © 2026 Searchlight Pictures. All Rights Reserved.

Wild Horse Nine di Martin McDonagh

Pochi autori sanno tenere insieme ironia e malinconia come Martin McDonagh, che al Lido ha già lasciato il segno due volte: con Tre manifesti a Ebbing, Missouri nel 2017 e con Gli spiriti dell’isola nel 2022, film che regalò anche la Coppa Volpi a Colin Farrell.

Il suo nuovo tentativo di conquistare il Leone d’oro ci trasporta nel Cile alla vigilia del golpe del 1973. Gli agenti della CIA Chris e Lee vengono inviati da Santiago all’Isola di Pasqua dal loro capo, MJ. Tra le emblematiche statue dell’isola, mentre i due compagni di lunga data si confrontano con i propri oscuri trascorsi e con le cospirazioni del presente, il legame stretto da Chris con due studentesse ribelli rischia di far prendere una piega imprevista al soggiorno di tutti in questo remoto paradiso.

Robert Pattinson in Primetime di Lance Oppenheim. Courtesy of A24.

Primetime di Lance Oppenheim

Nel 2006 To Catch a Predator cambiò la televisione americana, tra telecamere nascoste, agguati in diretta e predatori sessuali smascherati davanti a milioni di spettatori, con il conduttore Chris Hansen trasformato in eroe nazionale. Ma dove finiva il giornalismo e dove cominciava lo spettacolo?

È la domanda attorno alla quale ruota l’esordio nella finzione del documentarista Lance Oppenheim, che affida a Robert Pattinson il ruolo di Hansen. Secondo il regista, il programma inaugurò uno spettacolo della punizione: il momento in cui l’indignazione morale si trasformò in un appuntamento televisivo irrinunciabile.

Emilia Schüle e Aaron Altaras in La ragazza con la Leica di Alina Marazzi. Courtesy of La Biennale di Venezia : Vivo film : Rai Cinema.

La ragazza con la Leica di Alina Marazzi

Morì sul fronte spagnolo a ventisei anni, con la macchina fotografica in mano, e per decenni la sua figura è rimasta schiacciata da quella del compagno Robert Capa. Gerda Taro, pioniera tedesca del fotogiornalismo di guerra, è la protagonista del film che inaugura la sezione Orizzonti. A firmarlo è Alina Marazzi, che parte dal romanzo di Helena Janeczek dal quale il film eredita il titolo. Parigi, 14 luglio 1937. Gerda Taro trascorre insieme a Robert Capa e agli amici di sempre, con i quali è fuggita dalla Germania nazista, l’ultimo giorno prima di tornare sul fronte spagnolo.

Tra passato e presente riaffiorano i momenti che hanno segnato la sua vita: l’impegno politico a Lipsia accanto al suo primo amore, gli anni dell’esilio a Parigi, il colpo di fulmine con Capa, la scoperta della fotografia e il desiderio, sempre più forte, di usare la sua Leica come strumento di lotta e di libertà.

Liam e Noel Gallagher durante Oasis Live ’25. Foto di Simon Emmett.

Oasis: Don’t Look Back in Anger di Dylan Southern e Will Lovelace

Imprevisti dell’ultimo minuto permettendo, Liam e Noel Gallagher calcheranno il red carpet di persona. Il documentario fuori concorso di Dylan Southern e Will Lovelace, Oasis: Don’t Look Back in Anger, esplora l’impatto emotivo del trionfale tour della reunion degli Oasis, Live ’25.

Il film comprende le prime interviste realizzate insieme dai fratelli Gallagher dopo oltre venticinque anni e le prove del tour filmate per la prima volta. Il documentario celebra inoltre il significato assunto dalla musica degli Oasis per il pubblico e per intere generazioni in tutto il mondo.

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Lucia Tedesco
Lucia Tedesco
Giornalista, appassionata di cinema e tecnologia. Nel 2018 ho fondato un sito, Lost in Cinema

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