Vandalo Ruins e la letteratura eseguibile: il progetto Dark Tales tra galleria e blockchain

Nel panorama contemporaneo, sempre più attraversato da pratiche che mettono in discussione i confini tra media, linguaggi e dispositivi tecnologici, la nozione di opera si trasforma in sistema. La scrittura non è più soltanto un atto lineare affidato alla pagina, ma può diventare infrastruttura, ambiente, protocollo. In questo contesto si inserisce Dark Tales, progetto che assume la letteratura come materia operativa e ne riformula statuto e modalità di fruizione.

Dark Tales si definisce come letteratura eseguibile: a partire dai testi e dalle antologie di Vandalo Ruins, il libro viene concepito non come oggetto statico ma come programma. Le pagine diventano materiale sorgente per un motore capace di distribuire narrazioni, temi e messaggi attraverso interfacce multiple. Il libro acquisisce una propria agenzia: non attende di essere interpretato, ma osserva, analizza e rielabora. L’interpretazione si configura così come processo bidirezionale, in cui il pubblico legge l’opera e, simultaneamente, l’opera raccoglie dati, comportamenti e tracce lasciate dai visitatori.

Personaggi, artefatti e fenomeni agiscono come agenti dinamici, sistemi capaci di manifestarsi nello spazio fisico sotto forma di installazioni interattive. Ogni agente elabora input e genera output su un livello di dati condiviso, trasformando la galleria in un ambiente attivo. In questa prospettiva, la galleria coincide con il libro: non semplice contenitore, ma dispositivo narrativo in cui i personaggi assumono ruoli di galleristi, artisti o presenze predatorie, coinvolgendo il pubblico in una finzione che opera senza richiedere l’atto tradizionale della lettura.

L’installazione in vetrina, Portraits of Dubhduine, affronta il tema dell’appropriazione dei dati. L’opera si attiva attraverso la curiosità: cinque secondi di osservazione sono sufficienti a trasformare lo sguardo in informazione. Il volto di chi si sofferma viene catturato, analizzato e classificato, quindi associato a una scena di Dark Tales, come se fosse la narrazione stessa ad averlo selezionato. L’atto del guardare diventa vulnerabilità. Alcuni visitatori accettano il meccanismo come parte dell’esperienza contemporanea; altri tentano di sottrarsi, generando una seconda dinamica relazionale con un dispositivo che intercetta anche il gesto di evasione.

All’interno dello spazio espositivo compare Edmund McAllister, figura fittizia e patrono delle arti curiose. Personaggio di Dark Tales, Edmund attraversa la finzione per operare come gallerista. Funziona come interfaccia narrativa vivente: dialoga con i visitatori, presenta le opere come artefatti del proprio Bazaar e riduce la distanza tra infrastruttura immaginaria e sistema reale di distribuzione.

Sulla parete sinistra sono esposte otto nuove fotografie in gelatina d’argento attribuite a Cormac Delaney. Ogni stampa è affiancata da due NFT interattivi Dark Tales Genesis, che estendono l’immagine in una dimensione on-chain. La fotografia analogica e la sua controparte digitale condividono un’unica architettura narrativa, in cui la prova visiva si prolunga in una stratificazione tracciabile e programmabile.

Sulla parete destra, tre dipinti di Allison McBride — Musashi, Evelyn e Dimitri — incorporano ciascuno un “fantasma” incaricato di interpretare un’autobiografia postuma scritta da V. Ruins, concepita come documento dell’anima. Attraverso una pipeline di agenti e smart contract su Tezos, ogni entità genera e conia fino a 150 memorie, ossessioni o allucinazioni. Il progetto costruisce così un dataset identitario, in cui l’essenza estratta di ciascun fantasma prende forma progressivamente. I collezionisti partecipano a una seduta on-chain, acquisendo una memoria e suggerendo modifiche che possono influire sul suo stato e sulla sua rappresentazione visiva, contribuendo a orientare l’evoluzione dell’agente.

Al termine del percorso si trova il terminale di Cormac, portale testuale che consente di dialogare con il personaggio e di approfondire l’indagine sui Dark Tales attraverso le sue fotografie. Qui vengono presentate anche tre anteprime video generate con intelligenza artificiale dalla serie Mental Camera, che rilegge i primi tre racconti dal punto di vista del subconscio di Cormac. Il dispositivo introduce una dimensione di predeterminazione narrativa, in cui la realtà appare filtrata da un flusso interpretativo non pienamente controllabile. Il progetto si collega al concetto di Es Kino, Cinema ID, spazio in cui i film del subconscio vengono proiettati per essere interpretati.

L’esposizione è accompagnata da release digitali su OBJKT che riflettono le opere fisiche e ne ampliano la partecipazione. Sedici NFT interattivi sono collegati alle otto fotografie in gelatina d’argento, proposte a 700 euro ciascuna, con una selezione digitale destinata a collezionisti fidelizzati. Le memorie generate dai tre dipinti sono coniate al prezzo di 44 tez ciascuna, con emissione settimanale fino a un massimo di 150 per ogni fantasma. Le tre anteprime video di Mental Camera sono coniate su richiesta a 230 tez ciascuna.

Dark Tales si configura così come un ecosistema narrativo integrato, in cui opera fisica e produzione digitale condividono la stessa infrastruttura. La letteratura diventa ambiente operativo, la galleria si trasforma in dispositivo di esecuzione, e l’interpretazione si afferma come campo di scambio continuo tra realtà e finzione.

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