Una Milano da vedere, le mostre da non perdere del 2025

Dai grandi nomi internazionali alle giovani promesse, a Milano l’offerta culturale e artistica per l’anno che è appena iniziato fa venire l’acquolina in bocca. Quali sono le mostre da non perdere che spazi museali e gallerie indipendenti hanno già reso note nel loro prossimo calendario espositivo? Ecco, dunque, una panoramica tra gli appuntamenti più interessanti del 2025.

Il Pac (Padiglione d’Arte Contemporanea) proseguirà il suo programma dedicato al sostegno e alla promozione di talenti internazionali. Dal 28 marzo l’artista iraniana Shirin Neshat porterà per la prima volta in Italia una serie di opere volte a indagare le rappresentazioni identitarie del genere femminile e maschile nella sua cultura di origine. Film, video-installazioni e fotografie in cui Neshat ha inserito riferimenti autobiografici per raccontare l’esperienza dell’esilio e il rapporto con la terra nativa.

Lovett_Codagnone-I-Only-Want-You-To-Love-Me-PAC-Padiglione-dArte-Contemporanea

L’artista iraniana lascerà poi spazio a giugno al duo italo-americano Alessandro Codagnone e John Lovett alla loro prima mostra antologica realizzata in collaborazione con la Participant Inc di New York e con la curatela di Diego Sileo. Dal video all’installazione, dalla fotografia alla scultura, fino alla performance, a sei anni dalla morte di Codagnone la mostra “I only want you to love me” è un omaggio a ciò che la coppia ha lasciato in eredità alla scena contemporanea e alle generazioni successive. La delicata connessione tra temi personali e politici crea delle esperienze emotive in grado di sfidare e coinvolgere lo spettatore in un dialogo critico interiore.

Intanto, la ricca offerta del Palazzo Reale nell’anno venturo è pronta a soddisfare i gusti di un pubblico poliedrico. Si parte il 21 gennaio con la fotografia. “Glamour e Avanguardia”: più di cento scatti iconici testimoniano la carriera di George Hoyningen-Huene. Una vita dedicata allo studio dell’arte classica e alla cura delle relazioni con gli stimatissimi surrealisti.

Poche settimane dopo, dal 15 febbraio, tornerà nella sede reale Felice Casorati con un’antologica che ripercorre la storia dell’artista novarese. E poi ancora la fotografia da maggio a settembre. Più di trecento opere originali tra vintage, stampe d’epoca e documenti celebreranno il primo centenario dalla nascita di Mario Giacomelli, maestro della cultura dell’immagine nel 20esimo secolo. Date ancora da definire, ma nel periodo estivo-autunnale approderanno in piazza del Duomo circa cinquanta opere di Remo Salvadori, genio artistico impegnato in una costante ricerca tra elementi quali l’acqua, il colore e i metalli. La mostra sarà completata da un’opera site-specific esposta nell’adiacente sito del Museo del Novecento.

Alcune gallerie hanno già reso noto il loro programma per i primi mesi del 2025. Il 16 gennaio alle 18 la Tempesta Gallery, in Foro Buonaparte 68, sarà promotrice dell’esordio in Italia del giovanissimo artista cinese Zhenlin Zhang (1998), ispirato dalle tradizioni culturali tibetane e dalla loro visione dell’impermanenza. Il progetto di “Ode to Transience” nasce da momenti di solitudine e di lutto familiare. Tuttavia, le esperienze personali sono porte di accesso alla meditazione sulla propria vita, ai suoi significati e alle connessioni che si creano nel corso del tempo.

Barbara Bloom, Semblance of a House: Game Table (from the series Semblance of a House), 2013/2015, Table with floating chairs, etched glass layers with illumination, various game pieces (100th century BC – present), 2 metal “pages”, 84,5 x 180 x 180 cm, Courtesy the artist and Galleria Raffaella Cortese, Milan – Albisola.

La Galleria Raffaella Cortese ha già le idee ben chiare per stappare al nuovo anno. Dal 23 gennaio arriveranno le due mostre personali di Barbara Bloom e Silvia Bächli. In via Stradella, al civico 7, “Accord” si proporrà come manifesto dell’urgenza dell’artista californiana di porre speranza nello sforzo umano di sospendere le tensioni belliche e geopolitiche. Rielaborando alcuni momenti storici dell’umanità in cui sono stati stipulati accordi e trattati di pace, dal più antico che sia stato documentato, quello tra Egizi e Ittiti, fino al Trattato di Versailles del 1919 e alle negoziazioni del 1993 per la fine dell’Apertheid in Sudafrica. L’accordo di Barbara Bloom (1951), però, non è concepito solo come momento politico ma anche come associazione umana tra individui. Propone così anche incontri frutto dell’immaginazione ma carichi di significato: Gesù, Émile Zola, Nefertiti e Amy Winehouse sono fantasticamente riuniti attorno a un tavolo da gioco.

Silvia Bächli, Farbfeld 081, 2022, Gouache on paper, 102 x 72 cm, Courtesy the artist and Galleria Raffaella Cortese, Milan – Albisola.

In via Stradella 1-4, invece, sarà organizzato il secondo allestimento. Silvia Bächli (1956) è interessata dalla fine degli anni ’70 agli elementi più nucleari del disegno: la superficie, la linea e il colore. Il foglio di carta è il punto di partenza in cui si estendono pennellate intense. I tocchi rossi di “Untitled” (2011) e “Spine 2” (2023) convivono nell’allestimento con la serie “Farbfeld” caratterizzata dai toni del marrone, del mattone e del blu profondo.

Yukinori-Yanagi_Hinomaru-Illumination-at-Momoshima

Ci si allontana dal cuore cittadino e dalle gallerie, ma solo per spostarsi in un altro storico centro di diffusione dell’arte contemporanea. Il 27 marzo arriverà al Pirelli HangarBicocca Yukinori Yanagi, uno dei più influenti artisti giapponesi vissuti a cavallo tra il 20esimo e il 21esimo secolo. La mostra milanese presenterà un’ampia selezione di opere risalenti agli anni Ottanta-Novanta, come “The World Flag Ant Farm Project”, con cui l’artista aveva ricevuto un riconoscimento in occasione della 45esima Biennale di Venezia del 1993. Non mancheranno le sue originali installazioni di grandi dimensioni, questa volta riadattate per lo spazio dell’HangarBicocca. Il lavoro di Yanagi si addentra nella storia del suo Paese e in temi complessi come il nazionalismo e la sovranità.

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Pietro Battarra
Pietro Battarra
Pietro Battarra, giornalista e critico d’arte, collabora con l’azienda italiana WoV Labs promuovendo il Digital Product Passport (DPP) come certificazione digitale su blockchain per gli oggetti di valore della realtà fisica e, nello specifico, nel settore culturale. Nato a Caserta nel 1999, Pietro Battarra vive a Milano dal 2017, dove lavora nel mondo della moda come modello, con molteplici esperienze internazionali, legando la sua immagine ad alcune delle più prestigiose aziende del fashion. È giornalista pubblicista dal 2019 e si è laureato nel 2022 in Scienze della comunicazione all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli con un master in Marketing e Digital Innovation per l’Arte e la Cultura alla 24Ore Business School nel 2023.

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